Nel mondo sono stati 5.079, 3.613 erano Usa. Il picco negli omicidi nel 1987: 404
Dal mondo del crimine arriva una buona notizia: i serial killer si stanno estinguendo. Almeno così sembra a osservare i dati su quelli attivi a livello mondiale. E il trend riguarda anche i serial killer americani.
A certificarlo è un’analisi dell’americana Radford University, che ha il database sul tema più aggiornato al mondo. I numeri sono chiari: in tutto il mondo dal 1900 a oggi si contano 5.079 serial killer attivi, ma il picco si è raggiunto in due decadi, gli anni ’80 e ’90, in cui si è arrivati, dopo un incremento cominciato negli anni ’50, rispettivamente a 1.061 e 1.109. Da allora il calo. Nei primi 10 anni del nuovo millennio ne sono stati individuati 755, e negli anni 2010 ancora meno, 372. A essere considerata è per la precisione la decade del primo omicidio.
Quanti sono i serial killer americani e nel mondo
Si tratta di un trend trascinato dai serial killer americani: negli Usa si concentrano ben i due terzi di tutti i serial killer contati nel mondo, 3.613. È qui che negli anni ’50 era iniziata la salita, quando erano passati da 60-70 a 90 per poi diventare 251 negli anni ’60, 670 negli anni ’70, e addirittura 823 negli anni ’80, quando fu toccato il picco. Il record di serial killer americani è stato registrato nel 1989, quando erano attivi in 133.

Chi sono i serial killer italiani
E in Italia? Per il nostro Paese abbiamo a disposizione solo il numero totale dei serial killer attivi dall’inizio del XX secolo a oggi: 95. Dato che ci pone in settima posizione mondiale con l’1,78% del totale. Una percentuale che è 2,22 volte superiore alla nostra quota della popolazione. Davanti a noi oltre ai serial killer americani (erano attivi un numero di 15,5 volte superiore alla media mondiale) l’Inghilterra, il Giappone, il Sudafrica, l’India, il Canada. Superiamo però Germania, Francia, Russia, dove pure vi sono più omicidi che nel nostro Paese.
E anche in Italia tuttavia è intuibile una riduzione del fenomeno. I casi più famosi, dal mostro di Firenze, con i suoi sette duplici omicidi tra il 1968 e il 1985, a Donato Bilancia, che uccise 17 persone, a Luigi Chiatti, risalgono all’ultima parte del ‘900. E non ne sono emersi di significativi negli ultimi anni.
I serial killer stanno scomparendo?
In generale assieme al numero dei serial killer diminuisce ovunque anche quello delle vittime. Anche qui sono i dati americani i più aggiornati: il picco, di 404 omicidi, è stato toccato nel 1987. Da allora vi è stato un declino. Dal 1998 sono scesi sotto i 200, nel 2013 sotto i 100. E tranne un balzo nel 2002, quando si è passati da 144 a 199, quasi ogni anno sono risultati meno dell’anno precedente. Fino ai 36 del 2019. Si sta quindi un po’ estinguendo anche un genere, cinematografico e letterario, legato al mondo dei serial killer. Che naturalmente era nato negli Usa, e si era diffuso in tutto il mondo.
Perché non ci sono più gli assassini seriali
Tra gli analisti si dibatte naturalmente anche sui motivi del calo del fenomeno, che appare effettivamente non casuale. e le ipotesi sono differenti. Certamente il primo fattore è l’avanzamento tecnologico delle indagini che consentono di individuare un assassino prima che diventi seriale, al primo omicidio. Le tecniche investigative sono migliorate soprattutto grazie all’uso di intercettazioni elettroniche e ambientali, telecamere, strumenti più raffinati per l’individuazione di tracce biologiche.
I serial killer, in genere, sono stati bambini abusati
Non si tratta tuttavia solo di questo. Almeno in Occidente è sceso in generale il numero di omicidi e di crimini violenti. Vi sono motivi a monte, che portano meno persone alla trasformazione in criminali. In molti mettono la cosa in relazione al numero inferiore di bambini che nascono in famiglie disfunzionali, figli di genitori magari tossicodipendenti che poi abusano di loro, figli abbandonati. Questo per il maggior ricorso ai contraccettivi, per esempio. E tale fattore può avere influito anche sul numero minore di serial killer visto che sempre dal database della Radford University emerge come ben circa tre quarti di loro sia stato abusato da bambino.
Le indagini sui serial killer americani
Questi abusi c’erano però anche un secolo fa, come mai il fenomeno è esploso solo negli anni ’70-’90? Probabilmente intanto perché più omicidi venivano scoperti, registrati e soprattutto collegati tra loro, e poi perché lo sviluppo delle comunicazioni, dei trasporti, ha reso facile la vita agli assassini che cercavano di spostarsi velocemente colpendo in posti diversi. Gli stessi spostamenti che però oggi sono molto più monitorati e meno nascondibili agli inquirenti, grazie alle tracce che ognuno di noi lascia indietro ogni minuto. Il Grande Fratello elettronico che ci segue ovunque ha perlomeno fatto qualcosa di buono per tutta la società.
I serial killer americani famosi
- Theodor Bunty – Prima di finire sulla sedia elettrica di un carcere della Florida ha confessato una trentina di omicidi commessi tra il 2974 e il 1978. Gli inquirenti sono sempre rimasti convinti (anche se lui ha negato) che il primo lo abbia commesso quando aveva 14 anni.
- Dean Corll – Siamo sempre negli Anni ’70. Tra il 1970 e il 1973 ha commesso 28 assassinii di ragazzi tra i 13 e i 19 anni scelti da due suoi complici.
- Gary Ridgway – Di lui non si sa nemmeno con esattezza quanti omicidi abbia commesso. Quelli accertati sono stati 49, lui ha sempre sostenuto fossero 70 mentre gli inquirenti credono che siano almeno 90. Nella gran parte dei casi si trattava di prostitute che caricava sul suo camion per poi strangolarle in riva a un fiume per poi gettarle nell’acqua. Gli omicidi sono stati commessi tra il 1982 e il 1998.
- John Wayne Gacy – Il suo primo delitto è del 1972: un teenager conosciuto nella stazione degli autobus di Chicago. Sono seguiti almeno altri 32 delitti accertati dello stesso tipo.
- Earle Nelson – Siamo nel 1926 e Gorilla Killer, soprannominato così per la violenza con la quale uccideva le sue vittime, compie il suo primo assassinio al quale ne sono seguiti altri 25 tutte donne, tranne un bambino. Dopo aver strangolato le sue vittime era solito abusare di loro.
- Jeffrey Dahmer – Gli sono stati addebitati 17 omicidi commessi tra il 1987 e il 1991. Morì ucciso da un altro detenuto, affetto da schizofrenia, mentre stava scontando la pena dell’ergastolo in un carcere del Wisconsin. E’ lui il famoso “mostro di Milwaukee” che era uso cannibalizzare i corpi delle sue vittime.
- Albert Fish – Il suo primo delitto risale al 1910. Dopo aver ucciso le sue vittime, spesso si trattava di bambini, ne mangiava i resti. Si è detto responsabile di un centinaio di omicidi di minorenni di colore. E’ morto sulla sedia elettrica ed è stato inserito nella lista dei serial killer americani più pericolosi di tutti i tempi.
- Aileen Wurnous – E’ l’unica donna della lista dei serial killer americani più famosi. Tra il 1989 e il 1990 ha ucciso 7 uomini, tutti sui clienti. Aileen era, infatti, una prostituta.
I reparti speciali della Polizia che indagano sui serial killer americani
In molti paesi esistono reparti specializzati nelle forze dell’ordine incaricati di indagare sui casi di serial killer. Questi reparti sono composti da detective e investigatori altamente qualificati che hanno esperienza specifica nell’indagine di omicidi multipli o seriali. In genere, questi reparti operano all’interno delle divisioni omicidi della polizia o dell’Fbi ma possono anche essere costituiti come unità a sé stanti.
I dati si riferiscono al: 1900-2020
Fonte: Radford University
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