Sempre meno sbarchi: 8.379 arrivi, calo del 46,9%

Bangladesh prima nazionalità tra i migranti (27%), seguono Somalia e Pakistan

Le coste italiane continuano a misurare, come un sismografo sensibile, l’irrequietezza delle rotte del Mediterraneo, confermando l’Italia nel suo storico ruolo di terra d’approdo e di confine dell’Europa. Tuttavia, i numeri che arrivano dal Ministero dell’Interno per questa prima fase del 2026 segnalano una discontinuità rispetto al passato: tra il 1° gennaio e il 27 aprile 2026, i migranti giunti via mare in Italia sono stati 8.379, una cifra che si discosta in maniera piuttosto netta dai 14.758 registrati nello stesso periodo del 2025 e dai 16.090 del 2024. Il calo è del 46,9% rispetto agli stessi mesi dell’anno scorso anno e del 48% rispetto a quelli di due anni fa.

Il confronto sui dati consolidati restituisce poi una dinamica altrettanto netta. Come si vede anche dal grafico, nel 2023 gli sbarchi hanno raggiunto quota 157.651, un livello fuori scala rispetto agli anni successivi; nel 2024 si è registrato un ridimensionamento a 66.617, seguito da una sostanziale stabilizzazione nel 2025 a 66.316. Per il 2026, come detto anche prima, il dato disponibile è quello di 8.379 arrivi al 27 aprile: se si proietta questo andamento sull’intero anno, mantenendo lo stesso ritmo osservato nei primi 117 giorni, il totale potrebbe collocarsi intorno alle 26.100 persone. Ovviamente si tratta di una stima puramente statistica, che non tiene conto della stagionalità dei flussi, storicamente più intensi nei mesi primaverili ed estivi.

Come cambiano mese per mese gli sbarchi in Italia

Il rallentamento registrato nei primi mesi del 2026 emerge anche dalla sequenza mensile degli arrivi, ma diventa ancora più evidente guardando al dettaglio giornaliero. Dopo i 1.457 sbarchi di gennaio, il dato è salito a 2.510 a febbraio, per poi scendere a 2.150 a marzo; aprile, aggiornato al 27, si attesta a 2.262 persone, con un andamento molto disomogeneo. Nel mese di aprile, infatti, si alternano giorni a sbarchi zero a picchi improvvisi: il valore più alto si registra il 22 aprile con 346 arrivi, seguito dai 273 dell’8 aprile e dai 216 del 20 aprile. In diversi giorni, invece, gli sbarchi risultano nulli, segnale di una forte variabilità dei flussi.

Il confronto con il 2025 rafforza il quadro di contrazione. Nella settimana tra il 20 e il 27 aprile, per esempio gli arrivi giornalieri del 2026 risultano quasi sempre inferiori: il 26 aprile si contano 75 sbarchi contro i 662 dello stesso giorno del 2025, mentre il 27 aprile il dato scende a zero, a fronte dei 165 dell’anno precedente. Solo in pochi casi, come il 22 aprile (346 contro 329), il dato del 2026 supera quello del 2025.

Da quali Paesi arrivano i migranti in Italia

La composizione degli arrivi nel 2026 evidenzia una distribuzione per nazionalità articolata ma concentrata. Il Bangladesh rappresenta il 27% del totale, seguito da Somalia (12%), Pakistan (11%), Sudan (8%) ed Egitto (7%). A queste si aggiungono Algeria (6%), Tunisia (3%), Mali (2%), Eritrea (2%) e Costa d’Avorio (2%), mentre quote più contenute riguardano Nigeria (1,9%), Guinea (1,7%), Iran (1,6%), Marocco (1,5%) e Camerun (1%). Un ulteriore 13% rientra nella voce “altre nazionalità” .

Quanti migranti sono arrivati in Italia nel 2025

Se si guarda al quadro più recente consolidato, il 2025 offre una fotografia utile per leggere la struttura degli arrivi. Secondo i dati diffusi dalla Polizia di Stato e dal Ministero dell’Interno, i migranti giunti via mare sono stati 66.316, distribuiti in 1.493 viaggi complessivi. La geografia degli sbarchi conferma una forte concentrazione per quanto riguarda gli approdi: la Sicilia registra 55.581 arrivi, seguita dalla Calabria con 2.468 e dalla Sardegna con 2.169, mentre le sole isole siciliane – Lampedusa, Linosa e Lampione – totalizzano 49.692 persone. Anche la composizione per nazionalità appare ben definita: il Bangladesh è il primo Paese di provenienza con 20.259 arrivi, davanti a Egitto (9.115) ed Eritrea (7.583).

Quanti minori non accompagnati arrivano in Italia

Tra i dati più sensibili c’è quello dei minori stranieri non accompagnati, che segue dinamiche in parte autonome ma comunque legate all’andamento degli sbarchi. Nel 2024 gli arrivi erano stati 8.752, saliti a 12.177 nel 2025, per poi scendere a 1.607 nel 2026, dato aggiornato al 27 aprile. L’aumento registrato nel 2025 segnava un rafforzamento della componente minorile all’interno dei flussi, mentre il calo del 2026 appare coerente con la riduzione complessiva degli arrivi nei primi mesi dell’anno, pur trattandosi di un dato ancora parziale .

sbarchi Italia

Quante domande di asilo vengono accolte in Europa

Se gli sbarchi rappresentano il punto di ingresso, è nella fase successiva – quella delle domande di asilo e delle decisioni – che si misura l’esito del percorso. Per questo, nel leggere il fenomeno, è utile allargare lo sguardo al livello europeo: l’Italia, infatti, è spesso un Paese di approdo ma non necessariamente la destinazione finale dei migranti. Anche su questo fronte si registra un calo. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, nel 2025 i Paesi dell’Unione europea hanno concesso una forma di protezione a 361.325 richiedenti asilo, in diminuzione rispetto ai 437.735 del 2024 (-76.410 unità, pari a -18%). Di questi, 325.765 hanno ottenuto il riconoscimento già in primo grado, mentre ulteriori 35.565 persone lo hanno ottenuto a seguito di ricorso o revisione.

Nel complesso, nel 2025 sono state adottate 832.360 decisioni di primo grado sulle domande di asilo e 170.175 decisioni definitive in sede di ricorso. Il tasso di riconoscimento, cioè la quota di decisioni positive sul totale, è stato del 39% in primo grado e del 21% dopo ricorso. La composizione delle protezioni concesse evidenzia che il 51% dei beneficiari ha ottenuto lo status di rifugiato, il 25% una protezione umanitaria e il 24% una protezione sussidiaria.

Il confronto con il 2024 mostra dinamiche differenziate: il numero di beneficiari dello status di rifugiato è diminuito dello 0,5%, la protezione sussidiaria ha registrato un calo del 50%, mentre la protezione umanitaria è aumentata dell’11%. Non cambia quindi solo il numero complessivo delle decisioni positive, ma anche la loro distribuzione interna, con un riequilibrio tra le diverse forme di tutela riconosciute.

In quali Paesi europei si concede più asilo

La distribuzione delle decisioni evidenzia una forte concentrazione geografica. Nel 2025 la Germania ha concesso 103.360 status di protezione, pari al 29% del totale dell’Unione europea, seguita dalla Spagna con 76.210 (21%) e dalla Francia con 72.930 (20%). Insieme, questi tre Paesi coprono il 70% delle protezioni riconosciute a livello Ue. Il dato segnala una struttura fortemente polarizzata del sistema di accoglienza e di riconoscimento, con pochi Stati che assorbono la maggior parte delle decisioni. Come detto l’Italia, pur essendo uno dei principali punti di ingresso via mare, non compare tra i primi Paesi per numero di protezioni concesse, a conferma di un ruolo più rilevante nella fase degli arrivi rispetto a quella del riconoscimento dello status.

Quali nazionalità ottengono più asilo in Europa

Arrivare in Europa non significa necessariamente avere le stesse possibilità di ottenere protezione: il percorso cambia in base alla nazionalità e al contesto di origine, anche alla luce dei conflitti geopolitici degli ultimi anni che hanno inciso in modo diverso sulle diverse aree del mondo. Nel 2025, tra le persone a cui è stato riconosciuto uno status di protezione nell’UE, gli afghani rappresentano il 27% del totale, seguiti dai venezuelani con il 16% e da siriani e ucraini, entrambi al 5%. Si tratta in gran parte delle stesse cittadinanze che compaiono anche tra le principali richieste di asilo a livello europeo, dove venezuelani, afghani e siriani risultano tra i gruppi più numerosi.

 

Dati aggiornati al: 2026
Fonte: Ministero dell’Interno, Eurostat

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