Il personale in ogni regione: in Sardegna 25 medici ogni 10mila abitanti, 12 nel Lazio
La sanità pubblica è sotto attacco da settimane per l’emergenza coronavirus. E gli operatori sanitari sono stati colpiti duramente da questa pandemia: sono 20.831 quelli che si sono contagiati. Non tutte le regioni hanno la stessa sanità in termini di risorse e di personale. Anzi, le differenze sono consistenti. Abbiamo utilizzato i dati più recenti che l’Istat ha utilizzato per una panoramica sul Sistema sanitario nazionale nelle valutazioni dei decreti delle ultime settimane.
Il calo del personale della sanità pubblica
Per prima cosa si deve dire che dal punto di vista finanziario non ci sono stati veri e propri tagli alla spesa pubblica destinata alla sanità. Ma il personale sanitario che lavora negli ospedali e nelle strutture pubbliche è calato negli ultimi anni. Il Servizio sanitario nazionale tra il 2010 e il 2017 (ultimo anno con dati disponibili) ha registrato infatti una riduzione di 42.861 unità (-6,7%).
L’ultimo dato disponibile è aggiornato al 2017: abbiamo 603.375 unità di personale, i medici sono 101.100 (-5,9% rispetto al 2010) e gli infermieri 253.430 (-3,9%). E’ interessante, però, vedere quante sono le unità di personale sanitario per 10mila residenti nelle varie regioni: si va dai 66,7 nel Lazio a un massimo di 169,1 in Valle d’Aosta. Se ci focalizziamo sui medici, vediamo che il tasso è pari a 16,7 per 10mila residenti (minimo 12,2 nel Lazio, massimo 25,5 in Sardegna). La classifica della sanità nelle regioni, su questo aspetto, la vediamo nel grafico in alto. Scorrendo la slide troviamo, invece, il personale infermieristico. Qui si contano 41,9 infermieri ogni 10 mila residenti (31,1 in Campania, 60,9 nella Provincia autonoma di Bolzano).
Il personale in servizio e i piani di rientro
Liguria, Lazio, Molise, Campania e Calabria sono le regioni che hanno registrato i cali di personale più consistenti. In queste stesse regioni è diminuita in maniera significativa anche la dotazione di medici e personale infermieristico. Nel 2017, la dotazione di medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale è inferiore alla media nazionale non solo nelle regioni che hanno avuto un’esperienza nei piani di rientro, ma anche in Veneto e Lombardia.

Se deve ricordare che piani di rientro sono un vero e proprio programma di ristrutturazione che incide sui fattori di spesa sfuggiti al controllo della Sanità delle Regioni. Un piano di rientro della spesa sanitaria, siglato da una Regione in disavanzo, è finalizzato a ristabilire l’equilibrio economico-finanziario della Regione interessata. Il tasso supera i 20 medici ogni 10 mila residenti in Sardegna, Valle d’Aosta, Umbria, Toscana e Abruzzo. Nel caso del personale infermieristico il Veneto ha una dotazione superiore alla media, mentre Lombardia, Liguria, Lazio e 5 delle 8 regioni del Mezzogiorno hanno una dotazione più bassa del dato medio nazionale.
La medicina generale della sanità pubblica
Nel 2018 il personale medico addetto alle cure primarie ammonta a circa 43mila medici di medicina generale (Mmg) e 7.500 pediatri di libera scelta (Pls). Rispetto al 2010 i medici di medicina generale sono diminuiti di 2.891 unità e i pediatri di libera scelta di 219 unità. L’Italia dispone di 7,1 Mmg ogni 10 mila residenti. Escludendo i casi estremi della provincia autonoma di Bolzano con 5,2 Mmg ogni 10 mila residenti, del Molise con 8,7 e della Basilicata con 8,5, il tasso risulta più basso in Lombardia (6,2) e più elevato in Abruzzo (8,3). Rispetto al 2010 la dotazione si è ridotta in media del 6,3%, con cali più significativi nelle regioni del Centro-Nord e in Sardegna.
Quanti sono i pediatri nelle Regioni italiane
I pediatri sono 9,3 ogni 10 mila bambini e adolescenti con meno di 15 anni. Valori più bassi si registrano a Bolzano e in Piemonte (7,5) e più elevati in Emilia Romagna, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna (10,5-10,7). Contrariamente ai Mmg, la dotazione dei PLS è leggermente aumentata rispetto al 2010 (+3,2%). Probabilmente questa tendenza è in parte determinata dalla diminuzione della consistenza delle giovani generazioni a seguito del calo delle nascite. L’incremento del tasso è particolarmente elevato nelle province autonome di Bolzano e Trento e in Molise.
I servizi di continuità assistenziale
La rete di cure primarie non si basa solo sull’attività dei Mmg e dei Pls, ma anche sui servizi di continuità assistenziale (ex guardia medica), che garantiscono l’assistenza sanitaria ai cittadini quando gli ambulatori dei medici di base sono chiusi, per prestazioni non urgenti ma non rinviabili al giorno successivo. I medici di continuità assistenziale in Italia sono 17.306, con un’incidenza di 2,9 ogni 10 mila residenti. La dotazione è molto variabile a livello regionale, passando da valori molto bassi nella provincia di Bolzano (0,8 per 10 mila residenti), Lombardia (1,4) e Veneto (1,8), a livelli molto alti in Basilicata (9,7), Calabria (8,8) e Molise (7,6).
I dati si riferiscono al: 2017-2018
Fonte: Istat, ministero della Salute
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