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In Italia 2,87 risonanze magnetiche per 100 mila abitanti, 3,47 in Germania

Il livello delle infrastrutture sanitarie è stato sul banco degli imputati durante la fase più acuta dell’emergenza coronavirus. Il confronto per esempio tra i posti di terapia intensiva in Italia e nel resto d’Europa ha accompagnato il dibattito sulla preparazione dei vari Paesi.

Da allora la sanità è ovviamente al centro dell’attenzione, le risorse spese su di essa saranno con ogni probabilità aumentati, a livello italiano ed europeo, invertendo una tendenza al definanziamento.

Infrastrutture sanitarie però non sono solo le terapie intensive, ma anche macchinari importantissimi, in particolare per la diagnosi precoce e la prevenzione come TAC e Risonanza magnetica.

La sanità italiana può ritenersi tra quelle in Europa meglio equipaggiate da questo punto di vista. In particolare per quello che riguarda le Risonanze Magnetiche. Nel 2018 erano 1.736 in tutto, considerando ospedali e ambulatori privati e non. Solo in Germania facevano meglio con 2.869 (dati del 2017).

Siamo secondi anche considerando i dati in proporzione alla popolazione, come in effetti si dovrebbe fare. Nel nostro Paese le RMI sono infatti 2,87 ogni 100 mila abitanti, contro le 3,47 della Germania, ma superiamo tutti gli altri. Come la Grecia, che un po’ a sorpresa è terza con 2,79, seguita, e qui ci si meraviglia meno, da Finlandia e Austria.

Piuttosto indietro la Francia a metà classifica con 1,45, mentre in Spagna sono 1,68 sempre per 100 mila abitanti.

E’ a Est che vi sono meno risonanze magnetiche, con Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Romania, Ungheria e Serbia sotto 1. In quest’ultimo caso si scende addirittura a 0,38 per 100 mila persone.

Nelle TAC italia sesta in Europa

A essere interessante è anche l’evoluzione nel tempo. Le RMI sono cresciute in 10 anni, nonostante la crisi, da 1.592 a 1.736, con un incremento del 9%.

Ancora meglio è andato sul versante delle TAC.  Nel 2018 erano nel nostro Paese 2.122 mila, in salita rispetto alle 2.093 mila del 2017, e alle 1.821 del 2008, nel complesso quindi il 16,5% in più rispetto a dieci anni prima. Ci supera anche qui solo la Germania, che nel 2017 (sempre assenti i dati del 2018) ne contava 2.904. La Francia, che pure ha circa 5 milioni di abitanti più di noi, arrivava due anni fa solo a 1.184.

Considerando i dati per abitanti al primo posto c’è ora la piccola Islanda, con 4,6 TAC ogni 100 mila abitanti, seguita da Danimarca e Svizzera, e poi a sorpresa da tre Paesi che normalmente nelle classifiche europee stanno in fondo, ovvero Lettonia, Grecia, Bulgaria, che superano sia Italia che Germania. Il nostro Paese senza contare Svizzera e Islanda, fuori dalla UE, è al sesto posto nell’Unione, con 3,49 ogni 100 mila abitanti, contro le 3,51 della Germania.

Anche in questo caso i Paesi dell’Est sono in fondo, in particolare Serbia e Ungheria, ma come terzultimo c’è un Paese che forse non ci aspetteremmo, i Paesi Bassi, con solo 1,39 TAC per 100 mila persone.

Anche questo dimostra che comunque i macchinari non bastano e sono solo una parte della storia. La sanità è una macchina complessa, e contano vari aspetti, posti letto, tecnologia, personale, e in quest’ultimo caso anche la loro preparazione oltre che il numero. Dopo l’emergenza Covid è sempre più chiaro

I dati sono una media di quelli del 2017 e del 2018

Fonte: Eurostat

Leggi anche: La spesa sanitaria negli ultimi anni non è calata

 

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