Elezioni Israele: governo senza maggioranza da 3 anni

Su 531 sondaggi dal 7 ottobre 2023, solo 88 danno 61 seggi alla coalizione

Elezioni Israele: i sondaggi per il voto del 27 ottobre 2026 non si muovono da due anni, ma ora una telefonata può cambiare tutto. E’ quella che Benjamin Netanyahu avrebbe ricevuto da Mohammed bin Zayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti, una decina di giorni prima del 7 ottobre 2023, giorno della strage di israeliani ad opera dei terroristi di Hamas. In quella telefonata il presidente emiratino avrebbe avvertito il presidente israeliano che Hamas stava preparando un massiccio attacco contro i suoi concittadini ma di quella telefonata Netanyahu non avrebbe fatto parola con nessuno: né con i servizi segreti né con i vertici dell’esercito. Avrebbe, insomma, lasciato fare.

Nella telefonata, si sarebbe parlato, secondo il quotidiano Haaretz, di una “grande sorpresa” a danno di Israele, parole che il mediatore che le aveva raccolte ha interpretato come l’annuncio di una guerra. L’ufficio del primo ministro nega che la conversazione sia mai avvenuta: “Nessun avvertimento è arrivato al primo ministro dagli Emirati Arabi Uniti prima del 7 ottobre”. Una fonte emiratina ha però confermato al Times of Israel la ricostruzione del giornale, e l’ex primo ministro Naftali Bennett ha parlato di “negligenza criminale”.

Si sapeva che Hamas avrebbe fatto strage di israeliani?

Torniamo ai sondaggi prima che tutto questo accadesse, anche prima del 7 ottobre 2023. Ebbene, nessuna rilevazione nei 36 mesi trascorsi dal 7 ottobre 2023 ad oggi ha assegnato al blocco politico di Netanyahu i 61 seggi necessari per governare, cioè la maggioranza dei 120 seggi che compongono la Knesset, il parlamento israeliano. Lo dicono 629 rilevazioni pubblicate in Israele fra il 23 dicembre 2022 e il 7 settembre 2026: tre anni interi senza un solo mese di maggioranza sulla carta. Il dato che pesa sulla campagna, insomma, è più vecchio della rivelazione della telefonata incriminata.

Elezioni Israele, che cosa dicono 629 sondaggi in 45 mesi

Il blocco misurato è sempre lo stesso: i cinque partiti che nel dicembre 2022 hanno formato il governo in carica, il 37° della storia israeliana (Likud, Sionismo Religioso, Otzma Yehudit, Shas e Giudaismo Unito nella Torah, cioè la destra di Netanyahu più i suoi alleati religiosi e di estrema destra). Nel frattempo i partiti dell’opposizione si sono fusi, sciolti e ribattezzati almeno quattro volte, e nell’aprile 2026 gli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid hanno presentato una lista comune. Nel grafico interattivo sopra, ogni mese è riassunto dalla mediana, cioè il valore che sta al centro delle rilevazioni di quel mese: a differenza della media, non si lascia spostare da un singolo sondaggio molto distante dagli altri.

Alle elezioni del 1° novembre 2022 quei cinque partiti hanno ottenuto 64 seggi su 120. La mediana delle rilevazioni di settembre 2026 ne dà 50, con un intervallo compreso fra 47 e 63 a seconda dell’istituto. Il divario rispetto al risultato del 2022 è di 14 seggi.

Undici seggi nelle rilevazioni dopo il 7 ottobre

Nei 37 sondaggi condotti fra il 1° luglio e il 6 ottobre 2023 la mediana del blocco era di 54 seggi; nei 17 condotti fra il 7 ottobre e la fine di quell’anno scende a 43. Undici seggi di differenza fra le rilevazioni immediatamente precedenti l’attacco e quelle immediatamente successive, ma il minimo assoluto della serie si nota nel novembre del 2023, con una mediana di 42 seggi. Da lì la risalita è lenta e non si è mai completata: 47 nel marzo 2024, 51 nel giugno 2024, 52 nel luglio 2025, 50 oggi. Come mostra il grafico interattivo sopra, la curva si è poi stabilizzata in una fascia fra 49 e 53 seggi che dura da due anni, senza mai avvicinarsi alla soglia della maggioranza.

soldati israeliani

Elezioni Israele, la maggioranza era già andata a gennaio 2023

Attribuire tutto al 7 ottobre sarebbe però un errore di lettura, e la serie lo dice con chiarezza: si scende sotto quota 61 nelle rilevazioni già a gennaio 2023, con una mediana di 59 seggi, e ad aprile dello stesso anno è a 52: sono i mesi delle proteste contro la riforma della giustizia voluta dal governo, poi respinta in parte dalla Corte Suprema il 1° gennaio 2024.

Il Likud vale 22 seggi, ne aveva 32

Il partito del primo ministro segue la stessa traiettoria della coalizione di governo: nei 43 sondaggi degli ultimi trenta giorni la mediana del Likud è di 22 seggi, contro i 32 conquistati nel 2022. Con una complicazione che rende il confronto ancora meno favorevole: dall’agosto 2025 il Likud ha assorbito New Hope, il partito di destra dell’ex ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, e arriva quindi al voto con 36 seggi uscenti da difendere invece di 32. Nello stesso periodo il partito più votato nelle rilevazioni non è il Likud ma Yashar, la formazione dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, fra i 22 e i 25 seggi a seconda dell’istituto.

Le 88 rilevazioni che fanno eccezione

Dei 531 sondaggi condotti dal 7 ottobre 2023 in poi, 88 assegnano al blocco di Netanyahu 61 seggi o più: il 16,6 per cento del totale. Sono le uniche rilevazioni in cui la coalizione uscente conserva la maggioranza, ed è qui che il dato diventa interessante. Tutte e 88 vengono da due soli istituti su quattordici. Cinquantotto portano la firma di Filber, che rileva per Channel 14, e trenta di Direct Polls, che pubblica su i24 News. Gli altri dodici istituti hanno prodotto 403 sondaggi nello stesso arco di tempo: quelli che danno al blocco 61 seggi o più sono zero.

Due istituti contro dodici

La forbice si legge meglio sul solo 2026, come mostra il secondo grafico qui sotto. La mediana delle 35 rilevazioni Filber di quest’anno è di 63 seggi, quella delle 15 di Direct Polls è 58. Sotto, appaiati, tutti gli altri: Kantar 52, Midgam 51, Yossi Tatika 51, Maagar Mochot 51, Lazar 49,5. Fra il primo e l’ultimo ci sono 13,5 seggi di scarto, misurato sulle stesse settimane e sulla stessa domanda.

Direct Polls è l’istituto guidato da Shlomo Filber, ex direttore generale del ministero delle Comunicazioni ed ex collaboratore di Netanyahu, diventato testimone di Stato nel “Caso 4000”, il filone del processo per corruzione a Netanyahu che riguarda favori al gruppo telefonico Bezeq in cambio di copertura giornalistica favorevole. Nel 2022 il Times of Israel ha documentato pagamenti del Likud all’istituto per circa 300mila shekel, allora poco più di 85mila dollari.

La legislatura arrivata in fondo, prima dal 1988

C’è infine un numero che va nella direzione opposta a quella che ci si aspetterebbe. La 25ª Knesset, sciolta il 17 luglio 2026, è la prima assemblea israeliana dal 1988 ad avere completato per intero il proprio mandato di quattro anni, dopo la stagione delle cinque elezioni in tre anni e mezzo fra il 2019 e il 2022. La legislatura più stabile degli ultimi trentotto anni è anche quella che, nelle rilevazioni, non ha mai avuto una maggioranza: 45 mesi, 629 sondaggi, zero mesi sopra quota 61. Il 27 ottobre 2026, giorno delle elezioni in Israele, la distanza fra le due cose verrà misurata per la prima volta con le schede.

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Anni di riferimento: 2022-2026
Fonti: The Times of Israel; Istituti di sondaggio e ricerca politica in Israele