Il reddito di un tassista? Per il fisco 1.492 euro al mese

E se guidi un taxi a Palermo non arrivi a guadagnare 1.000 euro al mese

Stando ai numeri ufficiali, il tassista italiano è una figura eroica: lavora giorno e notte, si muove nel traffico, scarica valigie, affronta clienti distratti, maleducati o logorroici – tutto questo per dichiarare al fisco appena 17.904 euro lordi all’anno. Praticamente 1.492 euro al mese, tasse escluse. A dirlo è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, non qualche complottista da bar.

È una cifra che colloca il mestiere del tassista appena sopra la soglia della sopravvivenza e ben lontano da qualsiasi idea di stabilità economica. A giudicare dai numeri, fare il tassista in Italia sembra più una vocazione che un mestiere redditizio.

Il reddito di un tassista a Firenze

Che il tassametro non giri allo stesso modo in tutta Italia lo confermano sempre i dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Come ben rappresentato anche dal grafico sopra, nel 2023, Firenze guida la classifica con un reddito lordo annuo di un tassista pari a 24.160 euro, cioè circa 2.013 euro al mese. Seguono Milano con 22.551 euro (1.879 euro al mese) e Bologna con 21.816 euro (1.818 euro al mese). Torino, con 17.450 euro (1.454 euro al mese), si colloca sotto la media nazionale di 17.904 euro, equivalente a 1.492 euro al mese.

Scendendo lungo lo Stivale, i numeri diventano sempre più magri. Roma resta sotto quota 16.000 euro annui, con una media mensile inferiore ai 1.333 euro. Nel Mezzogiorno il quadro si fa ancora più esile: a Napoli i tassisti dichiarano in media 12.791 euro (1.066 euro al mese), mentre Palermo chiude la classifica con appena 10.726 euro, cioè 894 euro al mese. Possibile?

Gli stipendi da fame dei tassisti durante la pandemia

E pensare che gli attuali redditi, per quanto bassi, sono delle vere fortune se confrontati con il tracollo registratosi nel 2020. Nell’anno del lockdown totale, i tassisti di Napoli dichiaravano appena 3.480 euro lordi, cioè 290 euro al mese. A Roma andava persino peggio, con 2.669 euro annui (222 euro al mese), mentre a Palermo si toccava il fondo: 1.826 euro, ovvero meno di 152 euro al mese.

L’impennata del reddito di un tassista nel 2023

Nel 2023 i redditi dichiarati dai tassisti hanno registrato un aumento significativo: +16% su base nazionale rispetto all’anno precedente, passando da 15.446 a 17.904 euro lordi annui.  Le crescite più consistenti si sono registrate a Napoli (+25,4%), Roma (+23,5%) e Palermo (+17,8%), mentre città come Firenze (+17%) e Milano (+15,2%) confermano il trend positivo mantenendosi comunque su livelli più alti della media nazionale. È un segnale evidente della ripresa post-pandemica, ma anche – almeno in parte – dell’effetto delle prime misure pensate per rendere più tracciabili i pagamenti.

guadagno tassista

Con questo reddito conviene oggi fare il tassista?

Accettando per buoni i redditi dichiarati, la vera domanda è come si riesca a far quadrare i conti ogni mese con cifre così basse. Basta guardare i costi: una licenza taxi può arrivare, in alcune grandi città, fino a 150.000–200.000  euro. È come comprare un bilocale in una zona non centrale, ma contando su un reddito che, secondo i dati ufficiali, non supera i 1.500 euro al mese.

Poi c’è l’auto: questa non può essere certo un vecchio rottame, deve essere nuova, meglio se ibrida o elettrica, e costa guardando i principali listini prezzi tra 35.000 e 65.000 euro. Aggiungiamo manutenzione, assicurazione, carburante, bolli, tasse comunali, e magari anche un mutuo o un leasing. Con queste spese, si può credere che si possa davvero tirare avanti con ciò che risulta dichiarato esclusivamente al fisco?

Il regime fiscale agevolato dei tassisti

Ora, si può anche voler credere alla favola di tassisti mossi da puro spirito di servizio, disposti anche a lavorare in perdita. Ma guardando i numeri da vicino, il dubbio viene: quei 1.492 euro lordi al mese dichiarati al fisco sembrano solo una fetta del quadro reale. Anche perché i tassisti beneficiano di un’Iva allo 0%, un’agevolazione fiscale decisamente vantaggiosa rispetto al 10% degli Ncc e al 22% del car sharing.

Con un trattamento del genere, sorprende che i redditi dichiarati non siano più alti, e che si mantengano in linea con quelli ad esempio dei ristoratori, che nel 2022 hanno dichiarato in media 15.100 euro lordi all’anno (dati sempre del Mef). Il tassista, a differenza del ristoratore, lavora da solo, senza dipendenti né fornitori, con costi vivi in linea di massima più contenuti , potendo contare anche su una gestione degli orari molto più flessibile.

Redditi tassisti, il problema della tracciabilità

Nei prossimi anni, la legge promette un salto di qualità nella trasparenza fiscale per i tassisti. Dal 2023 il POS è obbligatorio a bordo di ogni taxi e, a partire dal 2025, diventerà requisito essenziale anche per ricevere i rimborsi aziendali. Ma il vero cambiamento arriverà nel 2026: ogni pagamento elettronico sarà automaticamente registrato e trasmesso al Fisco grazie al collegamento diretto tra pos e registratori telematici. In teoria, sarà molto più difficile sfuggire ai controlli.

Il Ministero dell’Economia punta molto su questo sistema, stimando un incremento di 65 milioni di euro all’anno di gettito fiscale solo grazie a questo incrocio di dati. A completare il quadro, c’è anche il Concordato Preventivo Biennale, che dal 2025 permetterà all’Agenzia delle Entrate di proporre redditi “concordati” basati su algoritmi tarati su costi e caratteristiche operative del settore.

Peccato che tra teoria e pratica ci sia di mezzo il mondo reale. Anche se una corsa viene pagata con carta e il tassista rilascia la ricevuta, non è affatto detto che quel guadagno venga poi dichiarato. E così, tra pos che “non funzionano”, clienti che “preferiscono i contanti” e scontrini che evaporano, il sistema resta pieno di falle. In teoria diventerà tutto più tracciabile, ma all’atto pratico c’è ancora margine per aggirare ogni buona intenzione. Il rischio è che, anche dopo tutte queste riforme, il tassametro continui a girare su due binari separati: uno per il cliente e uno per il fisco.

 

I dati si riferiscono al: 2024
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze

Leggi anche: Allerta terrorismo, 29.377 obiettivi sensibili in Italia

Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici?
Allora seguici su TelegramLinkedInXInstagramTikTok e Facebook.