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L’Italia con 3mila euro di sanzione massima è a metà classifica in Europa

La pandemia di Covid sta nuovamente occupando le cronache dei media e soprattutto le agende dei governi. La seconda ondata seppur in modo diseguale sta colpendo, con l’arrivo della stagione fredda, tutto il Continente. Ma era già dall’estate, da fine luglio, che si era posto il problema di una diffusione maggiore. Essendo anche il periodo delle vacanze, uno dei temi principali era diventata la circolazione delle persone da un Paese all’altro, in particolare dalle aree con contagi in crescita e già alti a quelle in cui rimanevano molto limitati dopo il lockdown primaverile.

Tra questi ultimi per esempio vi era l’Italia. Che con un numero di casi inferiore a 10 casi per 100 mila abitanti temeva i viaggi di coloro che provenivano o tornavano da Paesi in cui si era ormai sopra i 50 mila. Erano così scattati i divieti di ingresso per chi venisse dalla Serbia, dal Montenegro, dal Kosovo, dalla Moldova, salvo i cittadini UE cui era richiesto l’isolamento fiduciario. Quarantena anche per chi entrasse dalla Romania e dalla Bulgaria. Test obbligatori erano stati introdotti in agosto per chi era stato in Grecia, Croazia, Spagna, Malta. Questi elenchi sono poi cambiati, Croazia, Malta, Bulgaria, Grecia non sono più nell’elenco dei Paesi a rischio, in compenso Belgio, Francia, Paesi Basi, Repubblica Ceca vi sono entrati, ed è richiesta quarantena o tampone se si arriva da tali destinazioni. Quarantena prevista anche per i viaggiatori provenienti gran parte dei Paesi extra Schengen come gli USA, tranne poche eccezioni riguardanti Paesi verso cui non vi sono divieti (Giappone per esempio) e altri da cui è vietato l’ingresso (come il Brasile)

Le multe non seguono i redditi dei Paesi

Analoghe restrizioni sono in vigore naturalmente anche in altri Paesi, alcuni dei quali, in primis la Germania, distinguono tra singole regioni all’interno dei Paesi esteri. Per farle rispettare quasi ovunque sono state stabilite delle sanzioni. E la particolarità di queste è l’enorme variabilità da Paese a Paese, che non sembra rispecchiare nè la gravità della situazione epidemiologica nè il reddito dei Paesi.

In testa a tutti vi è Cipro, dove la sanzione per chi non dovesse rispettare per esempio l’isolamento fiduciario all’arrivo nel Paese da aree a rischio, incorrerebbe in una multa che può arrivare fino alla cifra astronomica di 50 mila euro. Potrebbe essere conseguenza delle dimensioni minuscole dell’isola, estremamente esposta quindi ai movimenti di potenziali infetti dal resto d’Europa, per esempio da Russia e Regno Unito, con cui ha rapporti molto stretti. Dopo Cipro vi è la Repubblica Ceca, con una sanzione massima che equivale a 36.895 euro, e la Germania, in cui si arriva a 25 mila.

L’Italia con una multa massima di 3 mila euro si posiziona esattamente a metà classifica. All’altro capo vi sono Paesi come Ungheria, Danimarca, Belgio, in cui non si arriva a 1000 euro. Si fermano rispettivamente a 140, 470 e 500, cifre molto più basse di quelle imposte altrove, anche considerando gli alti redditi in particolare degli ultimi due Stati.

In Belgio, Spagna, Irlanda e altri Paesi si va anche nel penale

Naturalmente alla pari con la progressione dei contagi anche le regole sulle restrizioni le relative sanzioni cambiano in fretta. Le quali non sono solo pecuniarie, visto che per alcune violazioni vi possono essere anche conseguenze penali e quindi la carcerazione. Questa è prevista per qualche settimana in Austria se non vi è il pagamento della multa, in Belgio in sostituzione della sanzione stessa, così come in Irlanda e a Cipro, dove la pena può arrivare a 6 mesi o un anno. Anche in Spagna la violazione della quarantena è giudicata un crimine.

Naturalmente questo è uno di quei casi in cui vi è sempre il pericolo che multe e pene sempre più alte non siano altro che grida manzoniane, più testimonianza dell’impotenza dello Stato nel fare rispettare la legge, che un incentivo per non violarla.

Dati di fine agosto 2020

Fonte: Parlamento Europeo

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