Voce per voce, come verranno spesi i fondi previsti dal piano per il Mezzogiorno
Era del resto una delle priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), assieme ai giovani e alle donne, e i dati pubblicati sugli impatti previsti sembrano confermare le intenzioni iniziali: il Sud Italia beneficerà più del resto del Paese dei 235,14 miliardi stanziati in investimenti da qui al 2026. Del resto la distribuzione delle risorse lo premierà in modo più che proporzionale rispetto alla propria popolazione. Il Governo ha calcolato che considerando i 206 miliardi di spesa territorializzabile 82, ovvero il 39,8%, andranno proprio al Sud Italia che ha un terzo degli abitanti del Paese.
Quanti soldi dal Pnrr all’Italia del Sud
Un 39,8% che diventa, però, il 53,2% nell’ambito delle infrastrutture per la mobilità sostenibile, con 14,5 miliardi destinati specificatamente alle regioni del Sud Italia e delle Isole puntando alla costruzione di linee ferroviarie ad alta velocità e ordinarie che dovranno colmare il gap infrastrutturale tra il Sud Italia e il resto del Paese.
Nell’ambito dell’istruzione e della ricerca sarà invece del 45,7% (pari a 14,6 miliardi) le risorse che andranno al Sud Italia con un potenziamento del sistema scolastico. Sopra il 34%, e quindi sopra la quota che spetterebbe guardando solo alla distribuzione della popolazione, sono anche le quote degli investimenti delle altre missioni che il Pnrr destina al Sud e alle Isole.

Soldi al Sud Italia per energia verde e politiche attive del lavoro
Per esempio un investimento importante contemplato dal Pnrr e che riguarda il Sud Italia più che il resto del Paese è quello riguardante le politiche attive del lavoro. È facile immaginare come il Programma Nazionale per la Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (Gol) e il piano Nazionale Nuove Competenze avranno il maggiore impatto proprio laddove ora non solo la disoccupazione, ma anche il tasso di inattività e la percentuale di Neet (coloro che no studiano e non lavorano) sono più alti. Cioè nelle regioni del Sud Italia e delle Isole.
Il 45% dei soldi per la digitalizzazione al Sud Italia
Il Mezzogiorno sarà protagonista anche della missione sulla digitalizzazione e l’innovazione, la seconda più importante dopo quella sulla transizione ecologica. Il 45% degli investimenti in connettività a banda ultralarga avrà luogo proprio nelle 8 regioni meridionali del Paese. Così in particolare in quest’area sarà concentrata la spesa per la Space Economy. Nonché quella per la cultura e il turismo.
All’interno della missione per l’ambiente l’attenzione al Mezzogiorno è riscontrabile in particolare nell’adeguamento e la manutenzione delle infrastrutture idriche che contribuiranno a ridurre le perdite di acqua dagli acquedotti delle regioni del Sud e delle Isole. Allo stesso modo gli investimenti in energie rinnovabili, come il fotovoltaico dovrebbe beneficiare in modo più che proporzionale questo angolo del Paese.
L’obiettivo delle componenti del Pnrr sul Mezzogiorno in generale è invertire quel processo che aveva portato alla riduzione tra il 2008 e il 2018 della spesa pubblica per investimenti in quest’area del Paese da 21 a 10 miliardi.
L’impatto sull’occupazione dei fondi Pnrr al Sud Italia
Alla fine del Piano, tra il 2024 e il 2026, è previsto che il Pil nazionale sarà del 3,1% superiore a quello dello scenario base, cioè senza gli investimenti previsti dal Pnrr. Il contributo del Sud Italia a questa crescita sarà dell’1%, quindi superiore a quello che ci si aspetterebbe dall’incidenza dell’economia meridionale su quella nazionale, che è inferiore a un terzo. Nei consumi del 2,9% di aumento che si osserverà nei prossimi anni la componente del Mezzogiorno sarà dell’1,1%. Sud e Isole saranno responsabili anche del 3,9% dei 10,6% di investimenti in più.
Nel Sud l’occupazione crescerà di più
Ma l’impatto più importante è quello sull’occupazione. Che nel Mezzogiorno crescerà di più che al Centro e al Nord. Soprattutto quella di giovani e donne che qui vivono. Secondo il governo a fronte di un aumento del 3,1% del numero dei lavoratori rispetto allo scenario base e del 3,7% nel caso dell’occupazione femminile, nel Sud e nelle Isole quest’ultima arriverebbe ad essere addirittura del 5,5% più alta di quella che sarebbe senza Pnrr.
Importanti le ricadute sull’occupazione giovanile. Che sarà più alta del 3,3% in Italia e di ben il 4,9% nelle regioni meridionali. Visto l’ampio divario, possiamo affermare che probabilmente l’impatto maggiore dei capitoli del Pnrr sul Mezzogiorno è proprio sul lavoro di coloro che più hanno pagato questa e la crisi precedente, le ultime generazioni, e soprattutto le giovani donne
I dati si riferiscono al periodo 2021-2026
Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri
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