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 In La Nera

Nel 2015 erano meno della metà. Nel resto del mondo i pirati sono in calo

Al largo delle coste dell’Africa sta tornando la pirateria. Ma dimenticate uncini, bende e gambe di legno: oggi i pirati sono armati di pistole e attaccano le navi cargo per sequestrare merci ed equipaggio, con l’obiettivo di ottenere un riscatto in cambio della loro liberazione. Nel 2018 sono stati registrati 87 attacchi di pirateria vicino alle coste dell’Africa, la maggior parte nel golfo della Guinea (soprattutto davanti alla Nigeria). Nel resto del mondo, invece, i numeri sono in generale calo.

La pirateria in Africa, attacchi in aumento

Il grafico sopra mostra il numero di assalti avvenuti nel mondo tra il 2014 e il 2018. Il dato più evidente riguarda proprio l’Africa: se nel 2015 si era raggiunto il picco più basso, con soli 35 attacchi, nell’ultimo anno le azioni criminali sono più che raddoppiate. Le acque più colpite sono quelle Nigeria: qui nel 2015 c’erano stati solo 14 assalti, mentre nel 2018 sono più che triplicati (48).

Ma quali sono i motivi di questo incremento della pirateria in Africa occidentale? Da un lato l’instabilità politica, che incoraggia sempre più i gruppi criminali a condurre attacchi violenti in mare. Dall’altro anche la debolezza economica di queste zone, dove gli interventi internazionali non sono sufficienti a garantire dei buoni standard di sicurezza.

Nel Sud-est asiatico, invece, (un’area dove la pirateria è molto presente da decenni), i numeri sono in forte calo. Si è passati dai 147 assalti del 2015 ai 60 dell’ultimo anno.

L’impatto economico della pirateria

I continui assalti alle navi, soprattutto a quelle mercantili, hanno effetti diretti sull’economia di questi Paesi. Secondo i dati riportati dal Parlamento europeo, in tutto il mondo la pirateria marittima costa all’economia globale circa 24,5 miliardi di dollari ogni anno ma, visti i numeri, è chiaro che gran parte di questi danni riguardano proprio gli Stati africani che affacciano sull’Atlantico, il cui import/export avviene al 90% via mare.

A pesare sono soprattutto il pagamento dei riscatti; il costo delle assicurazioni per navi ed equipaggio; le operazioni militari; gli effetti sulla pesca; la sicurezza alimentare e, non ultimo, il turismo. Ci sono poi alcune compagnie di navigazione che, per evitare le zone calde della pirateria in Africa, ha iniziato a viaggiare lungo rotte di spedizione più lunghe, aumentando così i costi di trasporto.

Gli effetti sulla vita dei cittadini africani sono drammatici: prezzi più alti, merci sempre meno reperibili, minore lavoro nei porti di attracco. Soltanto in Nigeria, ad esempio, si stanno perdendo circa 6 miliardi di dollari l’anno a causa della pirateria nelle sue acque. E a farne le spese potremmo essere anche noi europei. L’Ue, infatti, importa il 10% del suo petrolio e il 4% del suo gas naturale dal Golfo di Guinea. La pirateria all’interno di questa regione, quindi, rischia di avere un grave impatto sull’approvvigionamento energetico globale.

I dati si riferiscono al: 2014-2018

Fonte: ICC International Maritime Bureau, Parlamento Ue

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