Alle europee si candida il partito pirata: ecco i numeri

Vuole l’abolizione del copyright e difendere la privacy. In Repubblica Ceca è al 10,79%

Manca poco più di un mese alle elezioni europee 2019, e ora che sono stati presentati ufficialmente i simboli dei partiti che troveremo sulla scheda elettorale, si può dire che la corsa è iniziata davvero. Oltre agli schieramenti tradizionali, sono spuntate vecchie e nuove conoscenze: il “Movimento poeti d’azione”, il partito internettiano, i “Forconi”, il “Sacro Impero Cattolico” e persino la vecchia Democrazia cristiana. Fra questi c’è anche il Partito pirata: una formazione insolita, transazionale e contestataria che negli ultimi anni è riuscita persino a fare la differenza, almeno in alcuni Stati del nord Europa. Per questo, il Partito pirata italiano ha deciso di correre alle elezioni europee 2019 per la prima volta nella sua storia.

I primi pirati erano svedesi

Il Partito dei pirati è nato nel 2006 in Svezia con il nome di Piratpartiet e all’inizio aveva un programma molto ambizioso, seppur limitato: difendere la privacy ed eliminare copyright e brevetti, in modo da rendere subito disponibili a tutti i risultati di qualsiasi scoperta tecnologica o scientifica. A fondarlo è stato Rickard Falkvinge, titolare del noto sito pirata ThePirateBay, appunto, che ospita file protetti da copyright.

Nell’anno del debutto il partito ottenne in Svezia lo 0,63% dei voti. Una cifra apparentemente irrisoria, ma notevole per un partito appena nato, senza strutture o presenza sul territorio. Merito del successo? Il pubblico a cui si rivolgeva, composto da elettori giovani e tecnologici.

Il Partito pirata alla conquista dell’Europa

Guardando all’esperienza svedese, molti altri attivisti europei hanno deciso di fondare nel proprio Paese un loro partito pirata, affiliato a quello originale. È il caso dell’Italia, dove  il 16 settembre 2006 è stata formalizzata la fondazione del Partito Pirata italiano con un atto costitutivo. Subito dopo è nata anche un’organizzazione non governativa internazionale che li riunisce tutti.

Ma quali risultati hanno ottenuto negli anni i pirati? Il grafico sopra mostra la percentuale di voti che il partito ha ottenuto alle ultime elezioni politiche nei Paesi dove è presente. Innanzitutto manca l’Italia: nel nostro Paese, infatti, gli esponenti del Partito Pirata si sono sempre appoggiati a liste di sinistra (come Sel). Solo per le europee 2019 hanno deciso di correre da soli. In Svezia, invece, dove tutto è cominciato, i pirati sono crollati allo 0,11% nel 2018, racimolando poco più di 7mila voti.

Grande successo in Islanda: qui si sono ritagliati un ruolo significativo all’opposizione, raggiungendo nel 2016 addirittura il 14,5% dei voti, per poi calare al 9,2% alle elezioni parlamentari del 2017. Un analogo boom è avvenuto in Repubblica ceca, dove all’ultima tornata elettorale il partito pirata ha ottenuto il 10,79% ed è diventato la terza forza politica del Paese. Che cosa succederà allora alle elezioni europee 2019?

I dati si riferiscono al: 2006-2018

Fonte: Ministeri dell’interno

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