Disoccupati al 26,1%, 41,8% delle persone a rischio povertà, età media 39,2 anni
Alla fine di luglio, in meno di due giorni, sono entrate a Ceuta più di 60.000 persone di nazionalità non solo marocchina. Il dato è una stima della Delegazione del governo spagnolo ed è l’equivalente del 72% dei residenti dell’enclave. I 60.000 immigrati sono arrivati tutti insieme in un territorio che misura appena 18,5 chilometri quadrati.
Quante persone possono vivere a Ceuta
Ceuta è la porzione di Spagna dove vive il maggior numero di persone per unità di superficie, senza considerare, naturalmente, gli immigrati illegali arrivati alla fine di luglio, molti dei quali ancora nel territorio. Con 83.664 abitanti e 18,5 chilometri quadrati di territorio, la densità è di 4.520 abitanti per chilometro quadrato, contro i 95 della media spagnola. È un rapporto da quartiere metropolitano applicato a un’intera città autonoma.
L’ultimo aggiornamento dell’Istituto nazionale di statistica spagnolo (INE), riferito a dicembre 2025, porta la cifra a 84.208 residenti. La popolazione è divisa quasi in parti uguali tra i sessi: 42.214 uomini e 41.450 donne.
L’11,8% degli abitanti di Ceuta è nato in Marocco
Dei residenti registrati, 10.492 sono nati fuori dalla Spagna: il 12,5% del totale. La componente prevalente è marocchina, e vale da sola l’11,8% della popolazione di Ceuta contro il 2,4% della media nazionale spagnola. Non è un dato recente né un effetto della crisi di luglio: è la struttura demografica di una città che confina con una regione, quella di Tétouan, con cui condivide mercato del lavoro informale, scambi commerciali e legami familiari da generazioni.


Nel 2025 oltre l’86% dei residenti stranieri di Ceuta e Melilla risultava di origine marocchina. È il motivo per cui le due enclavi vengono trattate come casi statistici a sé nelle rilevazioni spagnole: nessun’altra provincia ha una composizione simile.
I dati della popolazione di Ceuta: età media a 39,26 anni
L’età media a Ceuta è di 39,26 anni, contro i 44,55 della media spagnola: cinque anni e mezzo di scarto, che in demografia sono una generazione intera. È il dato che spiega più di ogni altro la pressione sui servizi scolastici e sociali dell’enclave, e che rende Ceuta l’unico territorio spagnolo dove la piramide dell’età somiglia ancora a una piramide.
Il rovescio è il mercato del lavoro. Una popolazione giovane produce una domanda di occupazione che l’economia locale non assorbe: il tasso di attività di Ceuta, cioè la quota di popolazione in età da lavoro che un impiego lo cerca o ce l’ha, è il 65,9%, il più alto di tutta la Spagna.
Disoccupazione da record a Ceuta
Nel primo trimestre del 2026 la disoccupazione a Ceuta era al 26,1%, secondo i dati trimestrali della Confederazione degli imprenditori dell’enclave. Nello stesso trimestre la media spagnola rilevata dall’EPA — l’indagine sulle forze di lavoro dell’INE — era del 10,83%, scesa poi al 9,87% nel secondo trimestre. Ceuta viaggia a due volte e mezzo il tasso nazionale, e lo fa con la partecipazione al lavoro più alta del Paese: il paradosso che gli economisti locali definiscono, senza giri di parole, un problema di domanda.
I disoccupati registrati sono scesi sotto quota 8.500 a maggio 2026. In una città di 83.664 abitanti significa che un residente su dieci, contando anche neonati e pensionati, è iscritto alle liste.
I terribili numeri di chi è a rischio povertà
L’indicatore europeo AROPE misura la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, mettendo insieme reddito basso, privazione materiale severa e bassa intensità di lavoro nella famiglia. Nel 2023, ultimo anno disponibile, a Ceuta valeva il 41,8% contro il 26,5% della media spagnola. Dentro quella cifra, il tasso di rischio di povertà è il 35,9% e la privazione materiale e sociale severa il 19,1%.
Il reddito medio per persona a Ceuta nel 2023 è stato di 14.082 euro, in crescita dell’8,3% sull’anno precedente. Il prodotto interno lordo pro capite dell’enclave nel 2024 si è fermato a 23.228 euro, mentre la media spagnola ha toccato i 32.633: uno scarto di 9.405 euro a testa, il 29% in meno.
La scuola si abbandona prima a Ceuta
L’abbandono scolastico precoce: la quota di 18-24enni che non ha completato la secondaria superiore e non è in formazione a Ceuta è al 14,6%, contro il 13% della media spagnola del 2024 e il 12,6% dei quattro trimestri più recenti. Lo scarto si è ridotto rispetto al 22,8% che l’enclave registrava negli anni peggiori, ma resta il segnale di un sistema che perde i ragazzi proprio nella fascia d’età più numerosa della città.
Il sistema di accoglienza degli immigrati
Il Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes di Ceuta, il CETI, ha una capacità ufficiale di 512 posti. Il 27 luglio, quattro giorni prima dell’ondata, era già pieno. Il 5 agosto la città censiva 1.017 minori stranieri non accompagnati: erano 213 il 15 luglio e 718 il 28 luglio. In tre settimane la cifra si è quintuplicata.
I minori non accompagnati non sono espellibili: la legge spagnola li affida alla tutela dell’amministrazione. È la ragione per cui, mentre più di 48.300 persone rientravano in Marocco secondo il ministero dell’Interno — e fino a 73.500 secondo fonti delle forze di sicurezza — le strutture per minori arrivavano a superare del 2.872% la capacità disponibile. Il 20 agosto sono stati aperti due nuovi campi, a Loma Margarita e a El Embolsamiento, per circa 1.800 posti sotto le tende dell’esercito.
I dati si riferiscono al: 2024-2026
Fonte: Ine
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