Record degli ultimi 10 anni. Import a 110 milioni. Ecco dove viene venduta di più
Il grafico sopra dice tutto. Dice che la pasta italiana viene esportata per un valore, in milioni di dollari, 10 volte superiore alla pasta che viene importata. I dati sopra mostrano l’andamento dell’import e dell’export negli ultimi 10 anni, dal 2012 al 2022. Il risultato: l’anno scorso le importazioni di pasta dall’estero si sono fermate a poco più di 110 milioni di dollari e che lo stesso anno l’export di pasta italiana ha raggiunto i 3.620 milioni, cioè 3,6 miliardi in valore.
Export a gonfie vele per la pasta italiana
Però è da notare un particolare importante e cioè che nei 10 anni presi in considerazione l’import di pasta è aumentato e, in termini percentuali, non poco. Se nel 2012 l’import è stato di 89,91 milioni di dollari, nell’ultimo anno, il 2022, è salito a 110,51 milioni di dollari. Un segnale? Probabilmente no, anche perché tutto sommato i numeri sono ancora piccoli, troppo piccoli per evincere un cambio di rotta. Anche perché nel frattempo è cresciuto anche l’export: se nel 2012 era pari a 2,65 miliardi di dollari, nel 2022 è salito a 3,62 miliardi che tra l’altro rappresenta il record assoluto. Sicuramente riguardo a questi ultimi 10 anni, ma anche rispetto agli anni precedenti. Significa che l’export della pasta italiana va a gonfie vele con una crescita praticamente costante.
I due anni in cui le esportazioni di pasta italiana è calato
Ci sono pochi anni, negli ultimi 10, durante i quali la pasta italiana ha subìto un calo delle esportazioni. E’ successo nel 2016 quando l’export è sceso 2,65 miliardi rispetto ai 2,97 miliardi dell’anno precedente. Ed è successo anche l’anno dopo, nel 2017, quando l’export della pasta italiana è sceso di 50 milioni di dollari: dai 2,65 ai 2,60 miliardi di dollari in valore. In tutti i restanti 8 anni presi in considerazione l’export di pasta italiana è sempre aumentato anno dopo anno.
Perché la pasta italiana va così forte all’estero
La pasta italiana è uno dei piatti più apprezzati e riconosciuti in tutto il mondo. La sua fama è dovuta a vari fattori. Il primo di questi è il cosiddetto “italian sound”. Si tratta, cioè, di un prodotto che viene identificato immediatamente con l’Italia e la sua tradizione culinaria. E si sa quanto l'”italian sound” conti quando si tratta di imporre un prodotto sui mercati internazionali. Ma non è l’unico motivo.

Un altro è la semplicità: non solo è composta da ingredienti molto basici, ma soprattutto non occorre essere degli chef per prepararla e si adatta a qualsiasi tipo di condimento e dieta perché garantisce un basso contenuto di grassi saturi e di colesterolo. La tradizione culinaria italiana fa il resto: si può dire che le industrie pastarie italiane godono non solo dell'”italian sound” legato al prodotto ma anche della storia della cucina nazionale che ha insegnato a praticamente tutto il mondo come mangiare sano.
Dove viene venduta la pasta italiana all’estero
Anche per questo non deve stupire che il Paese che importa la maggiore quantità di pasta italiana siano gli Stati Uniti dove è apprezzatissimo tutto ciò che “suona italiano”. Ovviamente ha un peso anche la presenza di consistenti comunità italiane statunitensi. Lo stesso si può dire sul secondo Paese in classifica, la Germania. Il terzo Paese che importa più pasta italiana è la Francia seguita dalla Gran Bretagna e dal Giappone.
Che cosa vuol dire che un prodotto è “Dop”?
La pasta italiana è un prodotto Dop, cioè a denominazione di origine protetta in Europa e questo significa che può essere prodotta solo in determinate zone dell’Italia e secondo specifiche regole per garantire la qualità e l’autenticità del prodotto. Ma non mancano le imprese straniere che, proprio per approfittare dell'”italian sound” e della richiesta crescente, producono all’estero spesso utilizzano ingredienti diversi da quelli tradizionali e tecniche di produzione differenti, compromettendo la qualità del prodotto. Questo ha inevitabili effetti negativi sull’economia italiana non solo per il danno d’immagine (spesso dalle confezioni il consumatore non può evincere dove viene prodotta la pasta che sta acquistando) ma perché sottrae posti di lavoro in Italia e, ovviamente, perché il valore aggiunto viene trasferito in altri paesi.
Cosa fa l’Italia per difendere la pasta italiana
L’Italia, da sempre, lavora a livello nazionale ed europeo per garantire la tutela dei prodotti agroalimentari tradizionali (Pat), tra cui molte varietà di pasta italiana. Ciò ha portato, nel 1992, l’Unione Europea a creare un sistema di protezione per i Pat attraverso l’istituzione di Denominazioni di Origine Protetta (Dop) e Indicazioni Geografiche Protette (Igp). La pasta italiana ha ottenuto la Dop nel 2003. Ma le contraffazioni sono continuate ed è per questo che nel 2015, il Ministero dello Sviluppo Economico ha siglato un accordo con la Cina per proteggere i prodotti agroalimentari, tra cui la pasta italiana, dal falso Made in Italy. L’accordo prevede l’istituzione di una task force di esperti per contrastare la contraffazione e l’etichettatura ingannevole dei prodotti italiani.
Poi ci sono regole interne tra le quali quella che definisce le modalità di etichettatura delle confezioni di pasta italiana. L’etichetta deve essere chiara e trasparente e indicare esattamente dove è stata prodotta quella pasta. . Sempre il Ministero dello Sviluppo Economico (allora si chiamava così) ha creato una piattaforma digitale per le segnalazioni di contraffazione, che consente ai produttori, non solo di pasta italiana, di segnalare eventuali casi di contraffazione e proteggere i loro prodotti.
I dati si riferiscono al: 2012-2022
Fonte: Istat
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