Contro il velo, in Iran 215 morti durante le proteste

Alessia Piperno nel carcere dei dissidenti, ecco cosa sta succedendo in Iran

Secondo Iran Human Rights (Ihrngo) dopo più di un mese di cortei e manifestazioni il conto delle donne e degli uomini rimasti uccisi in Iran durante i disordini sale a 215. Quasi 8 morti al giorno. E’ tale la situazione nella Repubblica Islamica dell’Iran in seguito all’omicidio di Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni morta il 16 settembre 2022 in carcere a Teheran dove era finita per avere indossato male il velo in pubblico.

Iran, chi sono le due ragazze uccise per i post sui social

Tra gli altri attivisti che hanno sfidato in questi giorni il regime ultraconservatore di Ali Khamenei, la principale figura politico religiosa del Paese, e per questo sono stati uccisi dalla polizia ci sono: Hadis Najafi, una donna di 20 anni che nei giorni scorsi aveva protestato sui social mostrandosi senza velo e Nika Shakarami, donna di soli 17 anni conosciuta in Iran per la sua attività sui social come cantante.

Durante questi giorni di disordine anche una nostra connazionale è rimasta coinvolta, Alessia Piperno, 30enne, di professione travel blogger, ora detenuta nel carcere di Evin a Teheran, il penitenziario dove sono ristretti i detenuti politici e i dissidenti. Il carcere di Evin il 16 ottobre 2022 è stato luogo di una rivolta dei detenuti le cui conseguenze, secondo l’ong Iran Human Rights, hanno portato alla morte di otto ristretti. La Farnesina ha rilasciato una dichiarazione informando che Alessia Piperno non è rimasta ferita dagli eventi occorsi durante la sommossa.

Chi è Alessia Piperno e come è finita in carcere

Alessia Piperno è stata arrestata dalle autorità iraniane il 27 settembre 2022. Non si conoscono nel dettaglio le condizioni in cui è avvenuto l’arresto tuttavia fonti autorevoli indicano che il primo contatto della Piperno con la polizia iraniana sia avvenuto fuori dall’ostello dove la ragazza alloggiava e dove avevano trovato riparo diversi manifestanti in fuga dalla polizia. Alessia Piperno da dieci anni girava il mondo documentando i suoi viaggi su Instagram e stava trasformando in una professione questa sua passione come si legge nella sua pagina LinkedIn. Dopo l’arresto la giovane romana è riuscita a contattare la famiglia dopo 4 giorni.

Iran, dalla rivolta del velo all’irredentismo curdo

I genitori, titolari di una famosa libraria romana “Di libro in libro”, hanno quindi contattato subito la Farnesina. Il Ministero degli Esteri ha chiesto meno clamore mediatico possibile per potere contrattare con più margine di riuscita il rilascio della giovane. Prima di essere arrestata Alessia Piperno era in procinto di partire per il Kurdistan iraniano.

Ricordiamo che i curdi in Iran, Iraq, Turchia e Siria, sebbene politicamente divisi, formano quello che è generalmente considerato il più grande gruppo etnico al mondo senza uno stato indipendente. Curda era anche Mahsa Amini. La rivolta del velo è quindi anche il prodromo di un montante irredentismo curdo. Cliccando sul grafico in apertura potete vedere il “democracy index”di 167 Paesi. Necessario per capire quali sono i Paesi del mondo dove non c’è democrazia e dove è più probabile lo scoppio di una guerra civile.

Classifica Paesi democratici del mondo: l’Italia viene dopo il Botswana

I Paesi democratici nel mondo sono 74, tra questi solo 21 godono di una democrazia perfetta o “piena” mentre negli altri 53 vige una democrazia spuria, ovvero imperfetta e, secondo il Democracy Index 2021, la democrazia italiana è tra quest’ultimi. Per la precisione al 31esimo posto, dopo Francia, Spagna, e Usa, ma anche più giù in classifica di Estonia, Cile e Botswana. Nel grafico in apertura la classifica in base all’indice di democrazia di 167 paesi: si va da un punteggio massimo di 10 fino a scendere, per decimali, a zero. Alle due estremità della classifica la Norvegia con un democracy index di 9,75 e l’Afghanistan con un punteggio di 0,32. Il punteggio dell’Italia è 7,68, subito dopo il Botswana con 7,73 e prima di Capo Verde con 7,65.

Indice di democrazia, la Spagna viene declassata

I Paesi considerati non pienamente democratici sono aumentati dopo che Cile e Spagna sono stati declassati a democrazie imperfette, queste rappresentano gli Stati in cui nonostante eque elezioni e libertà civili rispettate, sono presenti significative ombre. Parliamo di cultura politica poco sviluppata e con bassi livelli di partecipazione, lacune nell’istruzione, alto tasso di discriminazione di genere, necessità di riformare il sistema carcerario.

La democrazia italiana e spagnola non è “completa”

Le ragioni che hanno portato gli analisti a incidere con la penna rossa sul Governo di Sanchez è da attribuire, si legge nel report, alle divisioni politiche sulla nomina dei nuovi magistrati al Consiglio generale della magistratura che hanno provocato forti fratture nelle Corti generali (il Parlamento spagnolo), sia ai numerosi scandali che hanno colpito la classe dirigente del Paese ma anche a fronte del caso Catalogna foriero di un costante aumento dell’irredentismo, che troppo spesso è il “cavo d’innesco” di guerre civili. E, come detto, la democrazia italiana è, in classifica, dopo quella spagnola.

cosa sta succedendo in Iran

Paesi non democratici, 93 negano i diritti civili

Sostanzialmente, i dati dell’impatto della democrazia nel mondo, ci dicono che sono 93 i Paesi dove vige un regime autoritario o “ibrido” in cui vive più di un terzo della popolazione mondiale, il 37,1%, la maggior parte in Cina. A Taiwan, il Donbass “cinese”, l’indice di democrazia segna un risultato altissimo, 8,99, la Repubblica di Xi Jinping riporta invece un fattore di 2,21. Mentre la Russia e l’Ucraina hanno rispettivamente 3,24 e 5,57. Tutti i Paesi con uno score al di sotto di 3,5 sono considerati regimi autoritari, mentre tutti quelli con un indice inferiore al 6 sono definiti “ibridi” ovvero Paesi dove la transizione da regime a Paese democratico è incompleta.

democrazia italiana

Il giudizio di Democracy Index sulla democrazia italiana

Il Democracy Index è un indice compilato dal 2006 dall'”Economist Intelligence Unit“, la divisione di ricerca dell’Economist. L’indice fornisce un’istantanea dello stato della democrazia nel mondo. Oltre a un punteggio numerico e una classifica, l’indice categorizza ogni Paese in uno dei quattro tipi di ordinamento politico previsti, democrazie piene, imperfette, ibride e regimi autoritari. Il punteggio viene assegnato in base a cinque parametri: processo elettorale e pluralismo, funzionamento del governo, partecipazione politica, cultura politica e libertà civili.

La crisi della democrazia mondiale

La media globale dell’Indice della democrazia è scesa da 5,37 (2020) all’attuale 5,28, il più basso punteggio globale da quando esiste questa classifica. Perché? Soprattutto a causa delle restrizioni imposte dai governi alle libertà individuali e civili che si sono verificate in tutto il mondo in risposta all’emergenza sanitaria ma che in molti casi hanno solamente accelerato o reso “legittimi” processi di coercizione e autocrazia già in atto. Un calo della democrazia pari a questo lo troviamo solo nel 2010, all’indomani della crisi finanziaria globale, che ha portato a grandi battute d’arresto per la democrazia, alcune delle quali persistono da allora. La pandemia ha avuto un impatto negativo sulla qualità della democrazia in ogni regione del mondo.

I dati si riferiscono al: 2021

Fonte: Democracy Index 2021 

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