Colonialismo in Africa, ecco chi possiede più terre

Colpo di Stato in Gabon: ecco perché è un problema anche per l’Italia

Ennesimo colpo di Stato in Africa. Quest volta è successo in Gabon che da oltre 50 anni è governato dalla stessa famiglia. I militari hanno annunciato di aver preso il controllo del Paese annullando l’esito delle elezioni che si erano svolte il 26 agosto con la vittoria del 64enne Ali Bongo Ondimba: la terza dal 2009. Quello che succede in Gabon interessa anche l’Italia non tanto per un neo colonialismo del quale i Paesi occidentali sono accusati, ma perché il nostro Paese è proprietario di una larga parte di terra in Gabon.

La terra africana in vendita

Secondo gli ultimi report sono 93 i milioni di ettari di terra venduti dai paesi d’origine ai paesi esteri. Una superficie più grande della Germania e della Francia messe insieme. Il fenomeno del neocolonialismo contemporaneo prende il nome di land grabbing “accaparramento della terra”. Quali sono i paesi che hanno venduto più terra? E quali quelli che ne hanno comprata di più? Il grafico in apertura mostra la classifica dei 10 paesi che possiedono o hanno preso in affitto più terra nel mondo. Il primo è la Cina con 14 milioni di ettari, pari a 200 volte la superficie del parco nazionale del Gran Paradiso.

Che cos’è il land grabbing?

Per land grabbing s’intende l’acquisizione di terreni su larga scala da parte di società e governi. Secondo l’ultimo report della banca dati Land Matrix nel 2021 il numero dei contratti conclusi è arrivato a 2.384 per una superficie totale di 93,2 milioni di ettari (più della superficie di Germania e Francia assieme). La maggior parte della terra acquistata o in affitto, come mostra il grafico qui in basso, è in America Latina, seguono l’Africa e l’Europa orientale.

Qual è il Paese che ha venduto più terra?

Quando si parla di Paesi che vendono o affittano terra a potenze straniere il termine tecnico è “paesi bersaglio”. Vediamo insieme, aiutandoci con il grafico qui sotto, quali sono i principali paesi bersaglio del fenomeno del land grabbing.

Il paese che ha venduto più terra a paesi stranieri è il Perù con 16,2 milioni di ettari. Una quantità pari al totale della superficie agricola italiana. La maggior parte dei terreni venduti dal Perù è destinata all’estrazione di minerali, il principale scopo mondiale della compravendita di terra. L‘estrazione mineraria riguarda infatti 25 milioni di ettari. Il secondo paese con più terre vendute è la Russia con 15 milioni di ettari, segue il Congo con 9 milioni di ettari ceduti a paesi stranieri.

Qual è il significato di colonialismo e neocolonialismo in Africa

I principali Paesi che investono nel business del land grabbing sono le nazioni occidentali. Ma la prima di tutti è la Cina con ben 14,2 milioni di ettari acquistati o presi in affitto come mostra il grafico in apertura di articolo. Segue poi il Canada con 10,9 milioni e gli Stati Uniti con 9,5 milioni. E in Europa? Il paese europeo ad aver acquistato più terra all’estero è l’Inghilterra con 9,2 milioni di ettari. E l’Italia? Quanti ettari di terra straniera possiede? L’ammontare delle terre straniere possedute dall’Italia è pari a 1.917.842 milioni di ettari, di cui la maggior parte in Gabon con 500mila ettari.

L’Italia e il land grabbing, quante terre possediamo all’estero?

L’Italia ha stipulato contratti per quasi 2 milioni di ettari con 69 deals in 25 paesi. La maggior parte dei contratti delle imprese italiane sono distribuiti in diversi paesi dell’Africa. Il primo è il Gabon, viene poi la Liberia (310mila ettari) seguita dal Camerun (255mila ettari). In Europa invece l’Italia ha stipulato con la Romania otto contratti per un totale di 40.500 ettari. Le imprese italiane che investono sono principalmente dell’agroindustria e del settore energetico.

Il nuovo colonialismo in Africa e l’Europa

La maggior parte delle terre che sono state comprate dalle imprese europee si trovano in Africa e proprio in Africa ha investito il Paese più attivo tra tutti quelli europei in questo particolare business. Si tratta della Gran Bretagna: peraltro il colonialismo inglese viene da lontanissimo e Londra continua ad essere ancora oggi criticata per una sua politica orientata verso il fenomeno del neocolonialismo contemporaneo.

colonialismo in africa

Sono infatti ben 60 le imprese di Sua Maestà che hanno comprato terre all’estero. E lo hanno fatto per ben 9,2 milioni di ettari, che è più o meno cinque volte l’estensione del più grande parco naturale del Sud Africa, il parco Kruger.

Colonialismo in Africa, a cosa serve la terra

I motivi per i quali un’impresa compra un appezzamento di terreno all’estero, facendo pensare ad una sorta di riedizione del colonialismo europeo, sono i più vari: sfruttamento delle risorse naturali, coltivazione di prodotti agricoli, ma anche per costruire villaggi turistici o intere città.

Quelle italiane, tuttavia, lo fanno soprattutto per il primo motivo e lo fanno, anche loro, soprattutto in Africa. Nell’elenco delle aziende che possiedono terreni all’estero ci sono, ad esempio, Agrioils, Arkadia, Avia che hanno comprato terreni in Ghana, Tanzania e Mozambico per produrre biocarburanti. Ma c’è, soprattutto, l’Eni che, per lo stesso scopo, ha comprato terreni in Mozambico, Angola e Congo. Tra le 17 aziende tricolori che hanno comprato terre nell’Africa orientale e occidentale ci sono anche imprese di cui si sente poco parlare come la Tozzi (Madagascar), la Tampieri (Senegal), la Sogein (Mozambico) e la Maccaferri (Mozambico).

La definizione di neocolonialismo

Il neocolonialismo in Africa si verifica quando paesi potenti esercitano un controllo indiretto sui paesi africani attraverso il dominio economico, la diplomazia e l’influenza culturale. Ciò può comportare la dipendenza economica da parte dei paesi africani dalle multinazionali straniere, l’adozione di politiche liberiste imposte dall’estero e per le quali i Paesi africani non sono pronti, l’aiuto finanziario condizionato e la diffusione di un’ideologia dominante. Questo ha spesso effetti negativi sulle economie e le società dei paesi africani, inclusa la perdita di sovranità, la perpetuazione della povertà e dell’instabilità politica. Inoltre, il neocolonialismo in Africa spesso impedisce lo sviluppo sostenibile e il progresso economico e sociale dei paesi africani, perpetuando un modello di dipendenza e sfruttamento.

I dati si riferiscono al: 2021

Fonte: Land Matrix Data – Focsiv.it

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