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 In Crisi&Ripresa, Hot Topic

Nel 2015 erano il 35%. Anche le banche sono al centro della discussione sul Mes

Si parla del riforma del Mes ormai da settimane e ormai la partita politica ha fatto perdere di vista quello che, la riforma di questo Mes, contiene davvero. Ci sono cambiamenti nelle procedure, ma anche tanta sostanza. Tra le novità c’è anche  il via dal 2022 al Fondo di Risoluzione Unico per le banche, il “Common Backstop” che dovrebbe intervenire per salvare le banche dal default le banche, anche italiane, in crisi qualora il bail-in, quindi l’uso delle risorse di azionisti prima e risparmiatori poi, non bastasse, e neanche il fondo già alimentato dalle banche. Questo Fondo di Risoluzione Unico doveva partire dal 2024, ma viene anticipato di due anni.

Come salvare le banche italiane in crisi

Tra i motivi c’è è il fatto che lo stato di salute delle banche europee appare molto migliorato negli ultimi anni, anche e soprattutto quello delle banche italiane in crisi. E lo si nota da uno degli indici che più di tutti è stato usato per osservare la loro solidità, il Npl Ratio. Ma che cosa sono i Non performing loans? Sono sono quei crediti ormai non più esigibili, verso soggetti in stato di insolvenza, non si tratta semplicemente di crediti scaduti, ma di quelli che non saranno più riscossi se non in minima parte. Non a caso vengono chiamate sofferenza. E il Npl ratio è il rapporto tra questi e il totale dei crediti ed è un numero decisivo anche per noi: per capire quanto le banche italiane siano in crisi.

Leggi anche: Quanto vale il Pil nelle regioni italiane?

Banche in crisi: solo Grecia e Cipro peggio di noi

Nel nostro Paese nel momento peggiore è arrivato al 18%, si è trattato di uno dei dati peggiori d’Europa dopo quelli di Grecia e Cipro, ovviamente la miccia per questa fragilità era stata la crisi economica precedente, che aveva gettato sul lastrico aziende debitrici o fallite o non più in grado di onorare i crediti ottenuti. Il lavoro di risanamento effettuato negli anni successivi e la pur flebile ripresa hanno però dato i propri frutti.

Dopo il picco del 2015 e l’inversione di tendenza del 2016 c’è stata un’accelerazione della riduzione dei Non Performing Loans, che nel 2019, alla vigilia dell’emergenza Covid, erano scesi al 7,2% del totale. Come si vede dalla nostra mappa si trattava comunque di un dato molto superiore di quello medio europeo, che era del 2,9%.

I Paesi più virtuosi erano la Germania e la Repubblica Ceca con 1,2%, e ancora più la Svezia, con 0,5%, mentre Grecia, Cipro e Portogallo, con rispettivamente 37,4%, 21,1% e 8,3%, rimanevano gli unici con performance peggiori di quelle italiane. Questi erano i numeri del settembre 2019. Dopo di allora il Npl ratio è diminuito proprio laddove era più alto, nonostante la pandemia, mentre è rimasto stabile quando ormai a un livello fisiologicamente bassissimo.

Così nel giugno 2020 in media in Europa era sempre dell’1,3%, esattamente come in Germania e nel Regno Unito, del 2,3% in Francia, in leggero calo dal 2,6% di nove mesi prima, e del 3% in Spagna, contro il 3,4% del settembre 2019. In Italia invece la riduzione di questo indice è stata più importante. È diminuito fino al 6,1%, con un calo dell’1,1%. Ancora meglio ha fatto la Grecia portandolo al 30,3% dal 37,4%, e il Portogallo, in cui è sceso dall’8,3% al 5,7%.

I crediti inesigibili italiani sono il 21% del totale Ue

Questo andamento è stato importante soprattutto perché ha ridimensionato il ruolo delle banche italiane come miccia principale di un’eventuale crisi finanziaria europea: difatti se nel 2015 il 34% di tutti i Non Performing Loans europei erano italiani, questa percentuale è scesa nel 2020 al 21%. Una cifra ancora molto alta, superiore alla quota di Pil che il nostro Paese rappresenta, ma comunque non più così estrema.

Sostanzialmente le banche hanno continuato a liberarsi di queste sofferenze vendendo a prezzo stracciato i crediti a società che si occupano appunto di questo, di recuperare il poco recuperabile liberando le banche dall’incombenza. I timori ora sono per la formazione di nuovi NPL, in seguito alla fine di questo periodo in cui la crisi è in un certo senso congelata, tra sussidi straordinari e cassa integrazione, quando alcune sofferenze provocate dagli effetti della pandemia risulteranno più evidenti.

I dati si riferiscono al 2019-2020

Fonte: EBA

Leggi anche: Mes, l’Italia detiene il 17,78% del fondo Salva Stati

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