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Anche se le sofferenze sono stabili la lente è puntata quelli di “livello 2”

Gli organi di vigilanza europei sul sistema finanziario hanno gli occhi puntati su ogni minimo scostamento intervenga sui mercati in questo periodo. Le ferite della crisi del 2008-13 bruciano ancora, l’intenzione è quella di non essere più costretti ai salvataggi bancari effettuati non solo nei Paesi fragili, di non ripetere quell’impennata di sofferenze creditizie, cioè di crediti bancari inesigibili, che hanno ulteriormente indebolito l’economia a metà degli anni ’10 e prima in Grecia, Italia, Portogallo, Spagna.

Quanti sono i crediti bancari inesigibili

Per questo ora che siamo in un’altra crisi, peggiore, anche se qualitativamente diversa, per ogni indizio di debolezza viene lanciato l’allarme. Nell’ultimo report dell’Eba (European Bank Authority) viene posta attenzione sull’incremento dei crediti di secondo livello (stage 2). Si tratta di quelli che cominciano a discostarsi da quelli normali e sani, definiti di primo livello, e che rappresentano normalmente la grande maggioranza. Ma allo stesso tempo non sono ancora nelle condizioni dei crediti di livello 3, quelli scaduti e verso debitori che sono ormai in default o quasi. All’interno di quest’ultimo insieme ci sono anche gli NPL (Non Performing Loans), appunto. Questi sono veri e propri crediti bancari inesigibili che hanno un deleterio effetto diretto sulla solidità delle banche italiane, indicata con il Cet1 ratio. Il Cet1 ratio delle banche italiane indica, appunto, quanto è solido un istituto bancario.

I crediti bancari di livello 2 invece sono quelli che hanno già subito un ritardo significativo nei pagamenti, per esempio 30 giorni, e che quindi rappresentano un rischio di deterioramento del credito rispetto al momento dell’emissione, quando erano di livello 1.

Ebbene, da un lato gli NPL e gli altri crediti di livello 3 appaiono stabili anche nel secondo trimestre del 2020, quello investito dalla tempesta della pandemia, rimanendo intorno al 3,4% del totale, anzi meno del 3,9% di un anno prima. Dall’altro crescono proprio i crediti di secondo livello, che sono diventati l’8,2%.

crediti bancari

Il ruolo delle moratorie sui crediti bancari

Si tratta di 1200 miliardi di euro, il 23% in più di quelli del giugno 2019, quando nel complesso questo tipo di crediti era solo il 6,9% del totale. Era sceso al 6,5% a fine del 2019, per poi salire al 7% nel primo trimestre 2020 e avere un incremento maggiore subito dopo. Al contrario  i crediti di livello 3 erano “solo” 500 miliardi.

Come sempre vi sono grandi differenze, a volte enormi, tra Paese e Paese. Anche se inferiori a quelle che vi sono riguardo agli NPL. In Grecia e Cipro sfiorano il 15% anche se rimangono molto inferiori a quelli di livello 3. Raggiungono o superano tale soglia e hanno subito gli incrementi maggiori in Romania, Irlanda, Austria, Slovacchia. Dove pure le sofferenze bancarie sono piuttosto basse. In Italia i crediti di livello 2 sono pure cresciuti e sono più della media, oltre il 10%.

Tuttavia l’EBA fa notare come su questo fenomeno abbiano influenza le varie moratorie creditizie concesse nei Paesi come misura di mitigazione delle conseguenze economiche della pandemia.  In Italia i crediti coinvolti da una moratoria, ovvero con un’estensione della scadenza del debito o una sospensione delle rate, ammontavano a più di 15o miliardi a fine giugno 2020, ovvero poco più del 10%. Ancora di più in Grecia o Romania. Quasi zero in Germania. I crediti in moratoria non sono normalmente classificabili come deterioramenti, ma solo se se tale moratoria non corrisponde alle linee guida dell’EBA. Qualche volta è accaduto, come l’EBA stesso ammette, e alcune moratorie anche troppo generose a suo dire sono da considerare come la causa dello scivolamento dei crediti nella categoria di rischio.

Le sofferenze bancarie aumenteranno?

Ovviamente il retropensiero è che i crediti di secondo livello possano essere l’anticamera degli NPL che tanto hanno spaventato i governi e le banche alcuni anni fa, costringendo tra l’altro a ristrutturazioni e strette sul credito stesso.

Il timore è che, anche alla luce del maggior numero di prestiti concessi negli ultimi mesi grazie alle garanzie statali e alle politiche accomodanti della Bce, nonché di una crisi economica sempre più dura, nel 2021 dovremo assistere a sempre più sofferenze dovute alle crisi di piccole e medie imprese debitrici in difficoltà

I dati si riferiscono al 2019 e 2020

Fonte. EBA

Leggi anche: Gli Npl delle banche italiane sono il 21% di quelli europei

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