I morti per influenza sono crollati nel 2020

Merito delle restrizioni anti-Covid. In media si stimano 8mila morti all’anno

In Italia morivano circa 8mila persone ogni anno. Usiamo il passato perché si stima, analizzando i numeri, che le restrizioni anti-Covid abbiano limitato tantissimo anche la diffusione dell’influenza. La stima che citiamo si riferisce infatti agli anni precedenti alla pandemia e si basa sul numero di morti in generale in eccesso rispetto alla media. Ma vedremo meglio come si calcolano i morti per influenza.

Che cos’è l’influenza?

Ma andiamo con ordine. L’influenza è una malattia respiratoria acuta e stagionale causata da virus influenzali. Il primo isolamento nell’uomo risale al 1933 in Inghilterra (ma in precedenza erano già stati isolati virus influenzali sia nei polli che nei suini). Da allora, ne sono stati identificati quattro tipi differenti, tutti appartenenti alla famiglia Orthomixoviridae. 

I sintomi sono generalmente febbre, che si manifesta bruscamente, accompagnata da brividi, dolori ossei e muscolari, mal di testa, grave malessere generale, astenia, mialgia, mal di gola, raffreddore, tosse non catarrale e congiuntivite. Dopo una breve incubazione (1-2 giorni), i sintomi solitamente si manifestano per 3-4 giorni. Ma è interessante cercare di capire qual è l’incidenza (cioè la proporzione di “nuovi eventi” che si verificano in una popolazione in un dato lasso di tempo) dell’influenza.

L’influenza stagionale e la pandemia

L’influenza stagionale con la pandemia è passata così in secondo piano. Sia nelle preoccupazioni dei cittadini e dei medici, alle prese con qualcosa di molto più grave, sia effettivamente nella realtà. I dati raccolti metodicamente dall’Istituto Superiore di Sanità lo certificano, è quasi scomparsa, e con essa anche i morti per l’influenza stessa.

I morti per influenza nel 2020

Partendo dai primi, ovvero dai casi di sindromi influenzali o parainfluenzali, possiamo osservare nella nostra infografica il loro numero stimato secondo le elaborazioni dell’Istituto superiore di sanità. Il calcolo è settimanale e inizia dalla 42esima dal 2020, che corrisponde a quella che è andata dal 12 al 18 ottobre, quando furono 80.300 i malati, in base al monitoraggio effettuato presso medici di famiglia e ospedali. Vi fu poi un incremento, che culminò nei 122. 700 casi della settimana numero 45, quella tra il 2 e l’8 novembre, ma poi, e qui risiede l’anomalia, gli influenzati si ridussero rimanendo poi sotto la soglia dei 100 mila, con oscillazioni lievi.

Il picco d’influenza è stato sei volte meno alto che nel 2019-20

Certamente molto più lievi di quelle che si erano verificate negli anni precedenti. Basti pensare che nell’ultima stagione fredda il picco dei casi fu di 2,04 casi settimanali ogni 1000 assistiti, sempre secondo l’ISS, mentre in quella a cavallo tra 2019 e 2020 fu di più di 12, sei volte tanto. Picco che tra l’altro fu raggiunto in gennaio, come è più frequente che accada.

E quella del 2019/20 non è stata neanche la stagione più virulenta. In altri casi si arrivò e si superò, sempre tra gennaio e febbraio, la soglia dei 14 casi per 1000 persone nei momenti peggiori, ovvero quella oltre la quale l’ISS parla di alta intensità dell’influenza

morti influenza

Al contrario nei primi due mesi di quest’anno l’incidenza è rimasta al livello basale, sostanzialmente analogo a quello delle stagioni più calde.

La causa la conosciamo, va trovata nelle restrizioni ai movimenti e alle interazioni tra le persone che le autorità hanno imposto per arginare la pandemia di Covid19. Oltre all’uso delle mascherine sia al chiuso che all’aperto. Nella chiusura di bar e ristoranti nei periodi in cui si rientrava nelle zone rosse e arancioni, nelle limitazioni agli incontri familiari persino nel periodo natalizio, che solitamente costituisce una delle maggiori occasioni di contagio tra le persone.

Essendo il virus dell’influenza meno contagioso del Covid19 queste precauzioni sono bastate a limitare moltissimo i contagi. E di conseguenza i decessi.

I morti per influenza sono stati ufficialmente solo 742 nel 2018 in Italia

La determinazione del numero dei contagiati è già per sua natura incerta, visto l’alto numero di casi lievi e sconosciuti al sistema sanitario, ma ancora più difficile è comprendere quanti siano i morti per influenza. Coloro che muoiono solo per questa ufficialmente sono pochissimi. Secondo gli ultimi dati di Eurostat, che risalgono al 2018 e risultano ancora provvisori, erano stati solo 742 nel nostro Paese, di cui 625 over 65. E negli anni precedenti erano stati anche di meno, 665 nel 2016 e 574 nel 2015. Si tratta delle morti “dirette”, che però naturalmente appaiono fortemente sottostimate. Il motivo è chiaro: a differenza di quanto si faccia oggi con il Covid19 non si fanno tamponi a chi ha sintomi influenzali per verificare la presenza o meno del virus, e la diagnosi è solo clinica.

Inoltre ad ammalarsi in modo più grave e poi a morire sono molto più di frequente i più anziani, i cosiddetti fragili, persone con più patologie, cui l’influenza dà, per così dire, il colpo di grazia, e che in realtà vengono considerati morti per la malattia più grave di cui erano già affetti.

Per avere una stima più esatta dei morti per influenza si considera invece la mortalità complessiva della popolazione, quanto fluttua nei mesi, e quanto muta in un anno rispetto a quelli precedenti.

morti per influenza

Si stima siano 8 mila all’anno i morti per influenza

A monitorare i decessi è il Sistema di sorveglianza mortalità giornaliera (Sismg), del Ministero della Salute. A questo servizio è stata data naturalmente più visibilità dopo lo scoppio della pandemia, ma esiste in realtà da molto tempo, e si occupa di elaborare di dati sui decessi della popolazione, utilizzando quelli di 34 città, quelle capoluogo di regione e con più di 250 mila abitanti.

Di solito l’andamento della mortalità è sinusoidale, con un minimo estivo e un massimo intorno a gennaio, quando i morti, per influenza o per altre cause, sono circa il 50% in più che in luglio e agosto. Questa è la normalità, l’eccesso che si riscontra è assolutamente naturale, ed è appunto la misura dell’impatto delle sindromi influenzali, visto che altre patologie, come il cancro o quelle cardiovascolari non hanno tipicamente un andamento così stagionale.

Viene misurato poi anche l’eventuale ulteriore superamento del numero di decessi che normalmente si registrano in un dato mese, e se è presente soprattutto d’inverno significa che per esempio in quel determinato anno l’influenza è stata più violenta.

Sulla base dell’elaborazione di questi numeri l’Iss stima che ogni anno muoiano a causa di essa circa 7.500-8 mila persone, sommando alle 500-700 morti “dirette” anche 7 mila indirette, ovvero quelle causati dalle complicazioni di patologie già presenti che provoca.

A essere colpito, si calcola, è il 9% della popolazione italiana ogni anno, con un tasso di letalità quindi del 0,14%, significativamente più basso di quello del Covid19.

Nessun eccesso di mortalità invernale quest’anno

Questo è quello che accade normalmente, ma quest’anno è successo qualcosa di atipico. Tra fine dicembre e inizio marzo non solo non vi è stato un eccesso di mortalità rispetto agli anni, ma neanche rispetto ai mesi precedenti, quelli autunnali. Quando anzi, i decessi erano stati di più, a causa della seconda ondata di Covid, sia al Nord che al Centro-Sud.

Se consideriamo che i morti per Covid, seppur in quantità inferiore che a novembre, ci sono stati anche in dicembre, gennaio, febbraio, vuol dire che questi hanno sostituito i morti per influenza, che sono stati quindi pressochè assenti.

E in particolare ad aver fatto la differenza secondo il Sismg è stata la mancanza di eccesso di mortalità nella fascia di età che normalmente è la più colpita, quella degli over 75. Mentre è stato presente, almeno al Centro-Sud, tra i 65-74enni. Nel complesso però sono pochi coloro muoiono a quest’età in Italia, circa un terzo di coloro che vengono a mancare tra gli over 85, quindi anche il surplus di morti in questo caso non è molto significativo in valore assoluto.

morti influenza

Il vaccino è efficace al 70-80% nel prevenire i morti per influenza

Ad influire sul numero di morti per influenza è anche il vaccino. Che, l’ISS assicura, ha un efficaci del 70-80% nell’evitare forme gravi e decessi tra le fasce fragili. Nell’ultimo decennio, tuttavia, è diminuita rispetto al precedente la percentuale di anziani che vi si sottopone. Era arrivata al 68,3% nel 2005-06, per poi rimanere sopra il 60% fino al 2011-12, ma dalla stagione successiva l’adesione è calata, scendendo sotto il 50% nel 2014-15 e 2015-16, per poi risalire, ma molto lentamente, fino al 54,6% del 2019-20, quando è stata del 54,6%.

Nel 2020-21 però vi è stato un balzo, e la quota dei vaccinati over 64enni è andata al 65,3%, in seguito alle raccomandazioni delle autorità sanitarie, preoccupate che le sindromi influenzali, che si confondono con il Covid19, intasassero gli ospedali, già provati per la pandemia.

I medici però puntano al raggiungimento, almeno tra gli anziani, di una percentuale di immunizzati del 75%. Soglia che appariva lontana prima del Covid, e più vicina oggi, ed è stata superata lo scorso inverno in Sicilia, Calabria, Umbria. Ma forse la svolta arriverà con l’unificazione del vaccino anti-Covid e quello antinfluenzale, che in futuro potranno essere somministrati insieme, per attenuare contemporaneamente sia l’impatto del nuovo virus che di quello che ci accompagna ormai da secoli.

I dati si riferiscono al 2020-21

Fonte: Iss

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