Electrolux taglia, solo il 2,9% dei ricavi viene dall’Italia

Nel nostro Paese 4.546 dipendenti su 40.917, l’11,1% dei dipendenti nel gruppo

Per anni l’elettrodomestico è stato uno dei simboli silenziosi della manifattura italiana: frigoriferi, lavatrici, cappe, forni, cucine entrati nelle case e usciti da distretti industriali che hanno costruito competenze, lavoro e indotto. Oggi uno di quei distretti torna al centro della cronaca per una ragione opposta. Electrolux ha presentato a Mestre un piano di ristrutturazione che prevede 1.700 esuberi in Italia: il 37,4% dei 4.546 dipendenti del gruppo nel Paese. La misura più delicata riguarda lo stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche, dove lavorano circa 170 persone e dove si producono cappe di alta gamma. Secondo i sindacati, la multinazionale svedese avrebbe confermato l’intenzione di interrompere la produzione italiana di cappe e trasferirla in Polonia.

La vertenza non è solo una crisi aziendale. Arriva in una fase in cui l’industria degli elettrodomestici deve fare i conti con domanda più debole, volumi in calo, costi produttivi elevati, concorrenza internazionale e nuova pressione commerciale legata ai dazi. Il caso Electrolux diventa così il punto di ingresso per leggere una difficoltà più ampia: quella di una filiera che resta strategica, ma che deve difendere competitività, produzione e occupazione in un mercato sempre più selettivo.

Quanto pesa l’Italia nei ricavi Electrolux

Prima di diventare un caso industriale italiano, Electrolux è uno dei grandi nomi globali della casa. La multinazionale svedese, con sede a Stoccolma, vende prodotti in circa 120 mercati con marchi come Electrolux, AEG e Frigidaire. Il suo perimetro va dalla cottura al lavaggio, dal freddo ai piccoli elettrodomestici: forni, piani cottura, frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, aspirapolvere e prodotti per il benessere domestico.

Nel 2025 il gruppo ha registrato ricavi globali pari a 11,86 miliardi di euro. Di questi, l’Italia ha pesato per 343,4 milioni di euro, contro i 338,5 milioni del 2024: 5,0 milioni di euro in più, pari a +1,5%. Il dato colloca il nostro Paese al settimo posto tra i mercati indicati singolarmente da Electrolux, dopo Stati Uniti, Brasile, Germania, Australia, Svizzera e Canada. Il punto è che l’Italia vale solo il 2,9% delle vendite globali, ma resta molto più importante sul piano industriale e occupazionale: un mercato non centrale nei ricavi, ma ancora rilevante nella geografia produttiva del gruppo.

Quanti dipendenti ha Electrolux in Italia

La geografia di Electrolux non si misura solo con i ricavi. Si misura anche con il lavoro. Nel 2025 il gruppo dichiara 4.546 dipendenti in Italia: il nostro Paese è il quarto per numero di addetti, dopo Brasile, Stati Uniti e Polonia. Su un totale mondiale di 40.917 lavoratori, l’Italia rappresenta l’11,1% dell’organico globale.  Anche la presenza italiana nella struttura manageriale conferma questo radicamento: gli italiani sono il 10% della forza lavoro globale e salgono al 12% nelle posizioni di leadership. Nel perimetro societario compaiono inoltre Electrolux Appliances S.p.A. ed Electrolux Italia S.p.A., entrambe controllate al 100%. Per questo il piano da 1.700 esuberi pesa più del suo valore numerico: tocca uno dei Paesi in cui Electrolux ha una delle presenze occupazionali più rilevanti rispetto al giro d’affari generato.

Quanto vale la filiera degli elettrodomestici

La crisi Electrolux pesa perché cade dentro una filiera che non è marginale. Secondo il position paper “Il valore della filiera degli elettrodomestici per la competitività e la transizione sostenibile e circolare del Paese”, realizzato da The European House – Ambrosetti per APPLiA Italia, in Italia gli elettrodomestici non sono solo il prodotto finito che arriva nei negozi o nelle case, ma un sistema che tiene insieme fabbriche, componentistica, distribuzione e servizi commerciali.

Nel 2022 la filiera estesa degli elettrodomestici, che comprende produzione, componentistica e retail attivato, ha generato 114,0 miliardi di euro di fatturato, 20,1 miliardi di euro di valore aggiunto e 1,3 miliardi di euro di investimenti, coinvolgendo 505.7 mila occupati. Dentro questo perimetro, la sola filiera core, cioè produzione di elettrodomestici e componentistica, vale 14,7 miliardi di euro di fatturato, 3,6 miliardi di euro di valore aggiunto e 44.4 mila occupati.

mercato elettrodomestici Italia

Perché gli italiani comprano meno elettrodomestici

La frenata del mercato arriva dopo una corsa molto intensa. Tra il 2019 e il 2022 la spesa delle famiglie italiane per elettrodomestici è cresciuta in media del 34%, più di molte altre voci di consumo nel periodo post-pandemico. È l’effetto combinato del maggiore tempo passato in casa, della sostituzione di apparecchi vecchi e dell’attenzione all’efficienza energetica. Dal 2023, però, il quadro cambia. I grandi elettrodomestici calano del -1,8% a volume, mentre i piccoli elettrodomestici scendono del -1,4%.

Il mercato non si ferma, ma diventa più selettivo: inflazione, perdita di potere d’acquisto e domanda più debole spingono molte famiglie a rinviare gli acquisti o a cercare prodotti meno costosi. Il valore delle vendite tiene meglio delle quantità perché l’aumento dei prezzi compensa una parte del calo dei pezzi venduti. In sintesi, gli italiani non hanno smesso di comprare elettrodomestici: ne comprano meno e, spesso, li pagano di più.

Quali grandi elettrodomestici vendono di più

Tra i grandi elettrodomestici, cioè il cosiddetto “bianco” — la categoria che comprende i principali apparecchi domestici per lavaggio, freddo e cottura, come lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, congelatori, forni, piani cottura, cucine e cappe — il comparto che resiste meglio è il lavaggio. Lavatrici, asciugatrici e lavastoviglie chiudono il 2023 con un +0,3% a volume e un +4,8% a valore. È l’unico segmento del bianco che cresce anche nei pezzi venduti, non solo nel giro d’affari.

Il quadro cambia nel freddo, cioè frigoriferi e congelatori, dove il mercato arretra del -5,7% a volume e del -1,2% a valore: si vendono meno apparecchi e cala anche il valore complessivo delle vendite. La cottura, che comprende forni, piani cottura, cucine e cappe, mostra invece una dinamica diversa: perde il -4,1% a volume, ma cresce del +4,0% a valore. Significa che le quantità scendono, mentre il fatturato sale, probabilmente per effetto dei prezzi più alti e di un mix di prodotti più costoso.

Quali piccoli elettrodomestici crescono

Dopo frigoriferi, lavatrici e forni, il mercato si sposta sul piano della cucina quotidiana: quella dei piccoli apparecchi che entrano ed escono dai pensili, restano sul piano di lavoro e accompagnano abitudini sempre più domestiche. Nel piccolo elettrodomestico il comparto più dinamico è proprio la cucina: robot da cucina, frullatori, macchine per il caffè, friggitrici ad aria, tostapane e altri apparecchi per la preparazione alimentare chiudono il 2023 con un +2,2% a volume e un +1,2% a valore. È il segmento che cresce sia nei pezzi venduti sia nel giro d’affari.

La casa, che comprende prodotti come aspirapolvere, ferri da stiro e apparecchi per la pulizia domestica, mostra invece una dinamica più debole: -2,6% a volume, ma +1,1% a valore. Anche qui si vendono meno prodotti, ma il valore resta positivo. Il segmento più in difficoltà è la persona, cioè asciugacapelli, rasoi elettrici, spazzolini elettrici e apparecchi per la cura personale: -4,0% a volume e -1,8% a valore.

È il prezzo a guidare gli acquisti

Il prezzo è diventato il filtro attraverso cui passa una parte crescente degli acquisti. Nel 2023, con l’inflazione ancora alta e il potere d’acquisto delle famiglie sotto pressione, molti consumatori hanno scelto di aspettare lo sconto giusto prima di cambiare un elettrodomestico. Retailer e produttori si sono adeguati, allungando i periodi promozionali e concentrando una quota importante delle vendite nelle settimane degli sconti.

Il caso più evidente è il Black Friday: durante quella settimana il grande elettrodomestico ha raggiunto una quota online del 59%, mentre il piccolo elettrodomestico si è fermato al 25%. Il Black Friday non è più solo elettronica di consumo: nel 2023 è diventato anche una finestra di acquisto per lavastoviglie, frigoriferi, lavatrici e prodotti per la casa. Non a caso, tra gli elettrodomestici, le lavastoviglie sono indicate come il prodotto cresciuto di più in quella fase, con un aumento del +12%. Il dato conferma una tendenza chiara: gli italiani continuano a comprare, ma lo fanno in modo più selettivo, aspettando promozioni e occasioni per ridurre l’impatto di una spesa sempre meno impulsiva.

Quanti elettrodomestici ci sono nelle case italiane

Nelle case italiane ci sono già 76,6 milioni di apparecchi tra frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie e congelatori. Secondo il report TEHA–APPLiA Italia, nel 2022 la quota più ampia è quella dei frigoriferi, che arrivano a 29,7 milioni di unità. Seguono le lavatrici, con 27,2 milioni di apparecchi, poi le lavastoviglie, pari a 12,3 milioni, e i congelatori, che sono 7,4 milioni. Questi numeri spiegano perché il settore non dipende solo dai nuovi acquisti, ma soprattutto dal ciclo di sostituzione: quando una famiglia cambia un frigorifero o una lavatrice non entra per la prima volta nel mercato, rinnova un bene già presente in casa.

Quanto sono vecchi gli elettrodomestici italiani

Il potenziale del mercato resta alto perché molti elettrodomestici installati nelle case italiane sono vecchi. I frigoriferi hanno un’età media compresa tra 14 e 18 anni, i congelatori arrivano a 20 anni, mentre lavatrici e lavastoviglie si collocano tra 12 e 14 anni. Il dato più rilevante riguarda però l’efficienza: solo poco più del 3% degli apparecchi installati appartiene alle classi energetiche elevate, con una quota ancora più bassa per frigoriferi e congelatori. Questo significa che il mercato non dipende soltanto dalla voglia di comprare un nuovo prodotto, ma dalla necessità di sostituire apparecchi ormai datati, più costosi da usare e meno efficienti. In una fase in cui i consumi rallentano, il vero motore può diventare proprio il ricambio del parco esistente: meno acquisti d’impulso, più sostituzioni legate a risparmio energetico, durata e costo in bolletta.

Quanto spendono le famiglie per elettrodomestici

La frenata del mercato non pesa su tutte le famiglie allo stesso modo. Il dato più diretto del report TEHA–APPLiA Italia è del 2021: le famiglie con redditi più alti spendevano 28,5 euro al mese per apparecchi domestici, mentre quelle con redditi più bassi si fermavano a 6,1 euro. La differenza è di 4,7 volte. Ma il punto non è solo quanto si spende: è quanta libertà resta per spendere.

Nel 2022 le spese incomprimibili, cioè quelle difficili da tagliare come alimentari, affitti, bollette e salute, assorbivano il 78% del bilancio delle famiglie meno abbienti, contro il 57% delle famiglie più ricche. E a settembre 2023 il reddito disponibile per le spese non obbligate era sceso del -4,4% nel primo quintile e del -1,7% nel quinto. In questo spazio ristretto finiscono anche gli elettrodomestici: una lavatrice o un frigorifero servono, ma se funzionano ancora possono essere cambiati più avanti. Per questo, quando il potere d’acquisto cala, il mercato rallenta soprattutto dove il margine di scelta è più basso.

 

Fonte: The European House – Ambrosetti / APPLiA Italia; Electrolux Group
Anni di riferimento: 2021-2025
Nota: Dati Electrolux convertiti da corone svedesi in euro al cambio medio 2025
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