Farmaci, la spesa pubblica sfora il tetto di 3,77 miliardi

Sono 21,03 miliardi a carico del sistema: nessuna Regione sotto il tetto del 15,3%

La ricetta è sempre la stessa: più farmaci, più spesa, più pressione sui conti del Servizio sanitario nazionale. Solo che nel 2025 il conto presenta già numeri da consuntivo prima ancora della fine dell’anno. Secondo il monitoraggio Aifa sulla spesa farmaceutica nazionale e regionale, tra gennaio e ottobre la spesa complessiva per i farmaci è arrivata a 21,03 miliardi di euro. È la cifra che comprende la farmaceutica convenzionata, cioè i medicinali distribuiti nelle farmacie, e gli acquisti diretti, legati soprattutto alle strutture sanitarie pubbliche. In dieci mesi il sistema ha già superato quota 21 miliardi e, mantenendo lo stesso ritmo, il 2025 può chiudere sopra i 25 miliardi di euro.

Il problema è che la spesa corre più veloce delle risorse messe a disposizione. Per il 2025 il tetto complessivo della farmaceutica è fissato al 15,30% del Fondo sanitario nazionale: nei primi dieci mesi equivale a 17,26 miliardi di euro. La spesa effettiva, però, è salita al 18,64% del Fondo. La differenza è di 3,77 miliardi di euro, cioè soldi spesi oltre il limite programmato. In pratica, il Servizio sanitario nazionale sta destinando ai farmaci una quota di denaro più alta di quella prevista.

Come funziona il tetto della spesa farmaceutica

Per capire perché la spesa farmaceutica supera il limite programmato bisogna partire da come è costruito il tetto. Aifa non misura la farmaceutica come un blocco indistinto, ma la divide in tre capitoli: la spesa convenzionata, cioè i farmaci distribuiti attraverso le farmacie; gli acquisti diretti al netto dei gas medicinali, che riguardano i medicinali comprati dalle strutture sanitarie pubbliche; e i gas medicinali, conteggiati separatamente.

Il tetto complessivo è fissato al 15,30% del Fondo sanitario nazionale: dentro questa soglia rientrano il 6,80% della convenzionata, l’8,30% degli acquisti diretti e lo 0,20% dei gas medicinali. Nei primi dieci mesi del 2025, però, la spesa effettiva è arrivata al 18,64% del Fondo, cioè 3,34 punti percentuali oltre il limite previsto. Il tetto, quindi, è già saltato.

Sono gli ospedali che fanno salire la spesa

A ben guardare, il vero punto critico sono gli acquisti diretti, cioè i farmaci comprati direttamente da ospedali e strutture sanitarie pubbliche. Nei primi dieci mesi del 2025 questa voce arriva a 13,61 miliardi di euro, contro un tetto previsto di 9,36 miliardi: lo scostamento è quindi di 4,24 miliardi. L’incidenza sul Fondo sanitario nazionale sale al 12,06%, in aumento rispetto all’11,33% registrato nello stesso periodo del 2024. È qui che si concentra lo squilibrio principale della spesa farmaceutica.

Il dato va letto con una sfumatura: la spesa continua a crescere, ma a un ritmo leggermente più contenuto rispetto all’anno precedente. Tra gennaio e ottobre 2025 gli acquisti diretti aumentano del +8,8% sul 2024; nel confronto tra gennaio-ottobre 2024 e lo stesso periodo del 2023 l’incremento era stato del +10,2%. Resta però il fatto centrale: il disavanzo non nasce dai farmaci ritirati al bancone, ma da medicinali ospedalieri, terapie distribuite direttamente ai pazienti e trattamenti acquistati dal sistema sanitario pubblico.

Anche in farmacia si spende di più

La spesa convenzionata, cioè quella per i farmaci ritirati nelle farmacie pubbliche e private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, resta sotto il proprio limite. Nei primi dieci mesi del 2025 arriva a 7,21 miliardi di euro, contro un tetto di 7,67 miliardi: il margine positivo è di 461,3 milioni. Questo però non significa che la spesa in farmacia sia ferma. Per leggere l’andamento rispetto all’anno precedente bisogna guardare anche alla spesa netta rendicontata dalle Regioni ad AIFA, cioè il valore registrato nelle distinte contabili delle farmacie: questa voce sale a 7,02 miliardi, con 252,6 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2024.

Il dato cresce anche se le ricette diminuiscono da 480,7 milioni a 478,8 milioni, pari al -0,4%. Allo stesso tempo aumentano le dosi giornaliere dispensate, +0,4%, pari a 75,5 milioni di dosi in più. In pratica, la farmacia territoriale non fa saltare il tetto, ma mostra comunque una pressione sui costi: le prescrizioni calano leggermente, mentre quantità dispensate e spesa continuano a salire.

Quali farmaci fanno crescere gli acquisti diretti

Dentro gli acquisti diretti Aifa distingue i farmaci anche per classe di rimborso. La classe A comprende i medicinali essenziali o usati per malattie croniche e rimborsati dal Servizio sanitario nazionale; la classe H riguarda i farmaci ospedalieri o specialistici; la classe C include medicinali normalmente a carico del cittadino, ma che in alcuni casi vengono acquistati dalle strutture pubbliche. Nei primi dieci mesi del 2025 queste tre classi valgono complessivamente 15,34 miliardi di euro, con 1,14 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2024, pari al +8,1%.

Il dato più importante, però, è un altro: non crescono solo le nuove terapie. I farmaci non innovativi arrivano a 14,00 miliardi e aumentano del 10,2%. Nel dettaglio, la classe A pesa 5,35 miliardi e cresce del 12,5%, la classe H arriva a 8,65 miliardi con un aumento dell’8,9%, mentre la classe C si ferma a 747,0 milioni ma segna il rialzo più alto, +13,1%.

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In quali Regioni la spesa supera il tetto

La geografia dello sforamento mostra che il problema è nazionale, ma non pesa ovunque allo stesso modo. Il tetto complessivo della spesa farmaceutica è fissato al 15,30% del Fondo sanitario, ma nessuna Regione resta sotto questa soglia. Il caso più evidente, come si vede anche dal grafico, è la Sardegna, dove la spesa arriva al 22,26% del fondo regionale: quasi 7 punti percentuali oltre il limite, con uno scostamento di 208,8 milioni di euro. Subito dopo c’è la Campania, al 21,14%, che però in valore assoluto pesa molto di più: lo sforamento arriva a 614,7 milioni, il dato più alto tra le Regioni.

Il confronto tra percentuali e valori assoluti è decisivo. Alcune Regioni hanno un’incidenza molto alta sul proprio fondo sanitario, come Abruzzo al 20,21%, Basilicata al 20,11%, Calabria al 19,99%, Marche al 19,88% e Puglia al 19,87%. Ma il conto nazionale si concentra soprattutto nei territori più popolosi: oltre alla Campania, pesano la Lombardia, con 466,5 milioni di scostamento pur con un’incidenza del 17,75%, e il Lazio, con 421,5 milioni e un’incidenza del 19,19%. In fondo alla classifica restano comunque sopra il tetto anche Veneto al 16,69%, Bolzano al 16,30%, Valle d’Aosta al 16,07% e Trento al 15,89%. Il dato chiave è questo: lo sforamento è ovunque, ma cambia il modo in cui si manifesta. In alcune Regioni pesa di più in proporzione al fondo sanitario, in altre incide soprattutto per dimensione economica.

Quali Regioni pesano di più sullo sforamento

Il quadro cambia se dalle percentuali si passa ai valori assoluti. La Sardegna è la Regione con l’incidenza più alta sul proprio fondo sanitario, ma non è quella che pesa di più sullo sforamento nazionale. Il conto più elevato è della Campania, con 614,7 milioni di euro oltre il tetto. Seguono la Lombardia, con 466,5 milioni, e il Lazio, con 421,5 milioni. Subito dopo arrivano la Puglia, con 340,4 milioni, l’Emilia-Romagna, con 271,1 milioni, e la Sicilia, con 261,7 milioni. All’estremo opposto ci sono territori più piccoli, dove lo scostamento resta molto più contenuto: Valle d’Aosta a 1,8 milioni, Trento a 6,0 milioni, Bolzano a 9,7 milioni, Molise a 22,3 milioni e Basilicata a 49,5 milioni.

Quali Regioni sforano sugli acquisti diretti

Il divario territoriale sugli acquisti diretti conferma che il canale più critico della spesa farmaceutica non pesa ovunque allo stesso modo. La Sardegna ha l’incidenza più alta: 15,04% del Fondo sanitario regionale, contro il tetto dell’8,30%. Seguono Campania al 13,98%, Friuli-Venezia Giulia al 13,39%, Marche ed Emilia-Romagna entrambe al 13,13%, poi Abruzzo al 12,96%, Umbria al 12,79% e Puglia al 12,68%.

Nella fascia più bassa restano comunque sopra il limite anche Veneto all’11,33%, Valle d’Aosta al 10,38%, Lombardia al 10,18% e Provincia autonoma di Trento al 10,03%. Il dato mostra una forbice ampia: tra Sardegna e Trento ci sono 5,01 punti percentuali di distanza. In altre parole, gli acquisti diretti sforano ovunque il tetto, ma in alcune Regioni pesano quasi il doppio del limite previsto.

In quali Regioni la spesa peggiora rispetto al 2024

Il confronto con il 2024 mostra che la pressione sui conti non è un episodio isolato. A livello nazionale, l’incidenza della spesa farmaceutica sul Fondo sanitario passa dal 17,82% dei primi dieci mesi del 2024 al 18,64% dello stesso periodo del 2025. Il peggioramento si vede in molte Regioni. Il caso più netto è la Sardegna, che sale dal 20,53% al 22,26%. Cresce anche la Campania, dal 20,54% al 21,14%, già tra i territori con lo scostamento più alto in valore assoluto. Tra le Regioni sopra il 20% ci sono poi Abruzzo, passato dal 19,52% al 20,21%, e Basilicata, dal 19,00% al 20,11%.

Il peggioramento, però, non riguarda solo le Regioni con l’incidenza più alta. La Calabria sale dal 19,11% al 19,99%, il Lazio dal 18,12% al 19,19%, la Lombardia dal 16,59% al 17,75% e il Veneto dal 16,14% al 16,69%. Sono numeri diversi per peso e dimensione, ma raccontano la stessa dinamica.

Quanto pagano le aziende farmaceutiche col payback

Quando la spesa farmaceutica supera i tetti programmati, entra in gioco il payback, cioè il meccanismo con cui le aziende farmaceutiche versano alle Regioni una parte delle risorse necessarie a coprire lo sforamento. Nei primi dieci mesi del 2025 il report Aifa certifica due importi distinti: 335,9 milioni di euro per procedure di payback sugli acquisti diretti e 204,4 milioni sulla farmaceutica convenzionata. La differenza tra i due valori conferma dove si concentra la maggiore pressione. In pratica, quando la spesa cresce oltre il limite previsto, una parte del conto viene recuperata attraverso versamenti delle imprese farmaceutiche alle Regioni.

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Fonti: Aifa
Anni di riferimento: 2025, gennaio-ottobre
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