Ogni giorno in Italia 2,7 cani o gatti muoiono avvelenati

Emilia-Romagna al primo posto per polpette letali: 320 casi solo nel 2024

In Italia si continua ad avvelenare animali. E non per sbaglio. C’è chi prepara esche letali con cura e le lascia in giro dove possono trovarle cani, gatti, volpi o altri animali selvatici. Un fenomeno sistematico, non casi isolati: a dirlo sono i numeri. Nel 2024 in Italia sono stati 996 i casi di avvelenamento doloso di animali, a certificarlo è il Ministero della Salute. Ogni giorno, quindi, muoiono mangiando una polpetta avvelenata 2,7 cani, gatti, volpi o lupi.

Uno degli elementi che rendono l’avvelenamento particolarmente complesso da contrastare è la grande varietà di sostanze che si possono utilizzare per la preparazione dei bocconi mortali. Le sostanze che vengono più spesso trovate negli animali avvelenati sono quelle contenute in insetticidi agricoli, veleni per topi e prodotti contro le lumache. A queste si aggiunge anche la stricnina, un veleno molto potente un tempo usato per eliminare i roditori, oggi vietato ma ancora facilmente reperibile. Il contesto territoriale incide poi sulla tipologia di sostanza impiegata: in aree a forte vocazione agricola, ad esempio, sono proprio i pesticidi ad ampio spettro i veleni più frequentemente utilizzati.

Animali avvelenati, il Parlamento inasprisce

Anche per contrastare questo fenomeno che continua a essere rilevato e monitorato in tutta Italia, il parlamento ha deciso di intervenire. Il 30 maggio 2025, il Senato ha infatti approvato una legge che inasprisce le pene per chi commette reati contro gli animali: fino a 4 anni di reclusione e sanzioni pecuniarie fino a 60.000 euro per chi maltratta, abbandona o uccide intenzionalmente un animale. Il testo, a prima firma di Michela Vittoria Brambilla, stabilisce che gli animali non sono più tutelati in quanto oggetto del sentimento umano, ma riconosciuti come soggetti di diritto, con una protezione giuridica autonoma.

L’Emilia Romagna è la regione delle polpette avvelenate

Come si vede anche dal grafico, nel 2024 l’Emilia-Romagna è risultata essere la regione italiana con il numero più alto di animali avvelenati, con 320 casi confermati. Questo primato non può essere attribuito a una sola causa, ma è il risultato di una serie di fattori tra loro connessi. L’Emilia Romagna si contraddistingue per una densa presenza di centri abitati e aree rurali, dove convivono animali domestici, allevamenti e fauna selvatica. La diffusione delle attività agricole, in particolare nelle zone vicine alla città, ma non completamente urbanizzate, espone il territorio a un uso più frequente di sostanze chimiche potenzialmente pericolose.

A ciò si aggiunge anche una rete di sorveglianza veterinaria capillare e ben strutturata, che consente di intercettare e analizzare un numero maggiore di casi sospetti rispetto ad altre aree del Paese. Infine, non sono rari i conflitti legati alla gestione del territorio – come tensioni tra allevatori, cacciatori, cittadini e ambientalisti – che in alcune situazioni possono sfociare nell’uso illecito di esche e bocconi avvelenati.

In Valle d’Aosta niente animali avvelenati

Dopo l’Emilia-Romagna, che stacca tutte le altre, la mappa degli avvelenamenti segue una traiettoria precisa: 141 casi in Lombardia, 79 nel Lazio, poi a scendere con un blocco di regioni che viaggia tra i 40 e i 60 episodi. In questa fascia ci sono la Campania (63), il Piemonte e la Toscana (entrambi a 51), l’Abruzzo (48), il Veneto (45) e la Sardegna (39). È il cuore del fenomeno: regioni grandi, densamente popolate e con vaste aree rurali.

Più in basso si entra in una zona grigia, dove il fenomeno c’è ma con intensità minore: Sicilia (35), Calabria (25), Friuli Venezia Giulia (21), Puglia (17). E poi la parte bassa della classifica: Trentino-Alto Adige e Umbria con 14 casi, Basilicata (11), Marche (10), Molise (7), Liguria (5). Ultima, la Valle d’Aosta, unica regione dove nel 2024 non è stato registrato neanche un caso.

animali avvelenati

Quanti animali avvelenati dopo l’ordinanza del 2008

Dal 2009 al 2024, in Italia il Ministero della Salute ha registrato 16.826 animali risultati positivi all’avvelenamento. Il conteggio parte da quell’anno perché l’ordinanza del 18 dicembre 2008 – entrata in vigore all’inizio del 2009 – ha introdotto un sistema strutturato per rilevare i casi. Con questa misura, il Ministero ha voluto contrastare il fenomeno delle esche e dei bocconi avvelenati su tutto il territorio nazionale: ha vietato l’uso e la detenzione di sostanze tossiche per fini dolosi, ha reso obbligatorie le segnalazioni dei casi sospetti e ha affidato agli istituti zooprofilattici l’analisi dei campioni.

Il provvedimento è stato necessario perché le esche avvelenate non colpiscono solo randagi o animali domestici, ma coinvolgono anche la fauna selvatica, con effetti spesso devastanti. Fino agli anni ’70, l’uso di veleni sul territorio era addirittura legale, impiegato per eliminare gli “animali nocivi”. Una pratica rozza e pericolosa, che oggi sappiamo essere inutile e dannosa: gli animali avvelenati vengono predati da altri carnivori, che muoiono a loro volta, innescando un effetto a catena difficile da fermare. Spesso, però, l’animale non è il vero obiettivo: la polpetta avvelenata è un messaggio, uno strumento di conflitto. Può servire a colpire un vicino, allontanare predatori o marcare un territorio conteso tra agricoltori, cacciatori, ambientalisti e cittadini.

La media degli avvelenamenti dal 2009

Nel periodo 2009–2024, l’Emilia-Romagna ha registrato ancora una volta la media annua più alta di animali avvelenati, con 120 casi confermati all’anno. Il Lazio segue con una media di 95,94, poi la Lombardia con 95,38 e l’Abruzzo con 91,81: tutte sopra i 90 casi medi ogni dodici mesi. Il Piemonte conta una media di 86,56, mentre la Toscana e il Veneto ne hanno rilevati rispettivamente 84,38 e 74,44. Anche se più contenuti, i valori rilevati in Umbria (62,88), Sicilia (61,94) e Sardegna (46,31) restano comunque significativi.

La seconda metà della classifica vede la Campania con una media di 41,13, seguita da Friuli Venezia Giulia (28,81), Calabria (25,94), Marche (24,63), Puglia (24,06) e Liguria (21,94). Le regioni con i numeri più bassi sono il Molise (20,06), il Trentino-Alto Adige (19,81), la Valle d’Aosta (15,44) e infine la Basilicata, con una media di soli 10,19 casi all’anno.

Quante le esche avvelenate posizionate

Nel 2024 le autorità hanno intercettato 557 esche avvelenate sul territorio nazionale. La Toscana ha registrato il numero più alto di casi, con 83 segnalazioni accertate, seguita dalle Marche (74) e dall’Emilia-Romagna (57). Subito dopo compaiono la Lombardia (55), il Lazio (40) e il Veneto (38). In fondo alla classifica ci sono il Friuli Venezia Giulia (9), la Basilicata e il Molise (4 ciascuna), mentre la Valle d’Aosta non ha segnalato alcun caso.