Le previsioni dei 5 maggiori Paesi europei. Siamo gli unici a prevedere una crescita del Pil nel 2019
La manovra 2019 dell’Italia andrà tra pochi giorni all’esame della Commissione europea. Truenumbers ha spiegato quali sono le previsioni economiche contenute nel documento licenziato dal governo in una serie di articoli tra i quali questo (Pil e occupazione) e questo (reddito dei dipendenti). Quello che però è interessante, date le critiche piovute sul governo, è confrontare le previsioni economiche contenute nella legge di bilancio 2018 italiana con quelle degli altri principali Paesi europei. Ecco i numeri.
La legge di bilancio 2018
Il grafico qui sopra indica i numeri delle leggi di stabilità che le 5 maggiori economie dell’area euro hanno inviato alla Commissione per l’approvazione (o il rifiuto) esattamente come ha fatto l’Italia. Le voci prese in considerazione per il confronto sono quelle più importanti, ovvero: deficit, debito e crescita del Pil. Cominciamo con il rapporto deficit/Pil. I numeri negativi rappresentano naturalmente un disavanzo, quelli positivi un avanzo di bilancio.
Ben 3 Paesi sui 5 considerati peggiorano le cifre tra 2018 e 2019; solo la Spagna prevede un miglioramento con il deficit che dovrebbe passare da 2,8% all’1,8%, mentre, nei Paesi Bassi, si va da un avanzo del 0,8% a uno del 1%. Negli altri casi o il deficit peggiora, o l’avanzo diminuisce. Nel caso dell’Italia la legge di bilancio 2018 prevede che il deficit sul Pil passi dall’1,8% al 2,4%: questa percentuale è quella che ha innescato le critiche più feroci alla manovra e, in effetti, stiamo parlando del peggioramento più vistoso tra quelli di tutti i Paesi considerati. La Francia, per esempio, prevede un peggioramento dello 0,2%, dal 2,6% al 2,8%, superiore, quindi, a quello italiano (2,4%) ma solo per uno spostamento temporale del taglio delle tasse. In Germania, invece, l’avanzo passa dal 1,5% all’1%.
Chi aumenta la spesa pubblica
Chiaramente si tratta di situazioni ben diverse. Nei casi di bilancio in attivo, come in quello tedesco, non è un problema spendere un po’ di più: Berlino, infatti, prevede un aumento della spesa pubblica del 2,5% nel 2019 (contro un +1,4% nel 2018), e, quindi, di peggiorare i conti.
Per Italia e Francia è un’altra storia. I due Paesi sono in deficit da sempre, e con debiti superiori a quello tedesco e per questo ci si aspettava una discesa del deficit per risanare i conti. Tuttavia anche in questo caso si devono fare dei distinguo.
Come detto, nel caso francese si tratta di un rapporto deficit/Pil al 2,8% nel 2019 che è in realtà un 1,9% cui si aggiunge una uscita una tantum corrispondente allo 0,9%, dovuta alla coincidenza del versamento di un ultimo credito di imposta alle imprese e del primo sgravio che quel credito andrà a sostituire. E’ una uscita che non si verificherà negli anni successivi e, per questo, a livello strutturale si può parlare di un deficit del 1,9%
E lo vediamo nella pagina del grafico nella quale sono elencati le una tantum che andranno ad incidere nel rapporto deficit/Pil. Si tratta di poste straordinarie che andrebbero sottratte ai dati ufficiali, e di cui infatti la Commissione Europa tiene conto. L’unico esempio degno di nota è appunto quello francese del 2019.
Nel caso italiano parliamo invece solo di uno 0,1% che al massimo può diminuire il nostro rapporto deficit/Pil al 2,3%. In ogni caso si tratta di una crescita rispetto al 2018, mentre in Francia quell’1,9% strutturale sarebbe a questo punto decisamente inferiore al valore dell’anno precedente.
L’andamento del debito pubblico
Importantissimi sono i dati riguardanti il rapporto tra debito e Pil: a Bruxelles guardano questo indicatore con un’attenzione anche maggiore rispetto a quella riservata al rapporto deficit/Pil. E, infatti, tutti i Paesi ci tengono a mostrare come diminuisca. In Italia dovrebbe passare dal 130,9% al 130% mentre in Francia calerebbe solo dello 0,1%, dal 98,7% al 98,6%. Più importante la diminuzione in Spagna, dal 97% al 95,5%, in Germania, dal 61% al 58%, e nei Paesi Bassi, dal 53,1% al 49,6%.
Chi aumenta di più il Pil
Oltre che dalle previsioni su entrate e uscite, decisive sono le previsioni che ciascun Pese formula rispetto alla crescita del Pil. Si tratta del numero più importante di qualsiasi legge di bilancio perché prevedere che la ricchezza di un Paese aumenti di una percentuale molto alta significa “mettere a posto” tutti gli altri numeri. Se il Pil cresce molto, infatti, diminuiscono, sulla carta, sia il rapporto deficit Pil sia il rapporto debito Pil. Ovviamente bisogna essere credibili quando si formula questa previsioni. Gli Stati europei lo sono?
Nel grafico sono riportate le previsioni riguardanti il Pil reale, cioè senza inflazione e anche le ultime previsioni della Commissione europea in modo da poter fare un confronto. Quello che si può subito notare è che l’Italia è l’unico Paese in cui tra 2018 e 2019 è previsto un aumento della crescita, dall’1,2% all’1,5%. Altrove questa è stimata stabile, come in Francia e Germania (rispettivamente al 1,7% e al 1,8%) o ridimensionarsi, come in Spagna, dal 2,6% al 2,3%, e nei Paesi Bassi, dal 2,8% al 2,6%.
Una manovra “espansiva”
Il governo italiano ha esplicitato che si tratta nelle proprie ipotesi dell’effetto della manovra “espansiva”. Il fatto è che quello italiano è anche l’unico caso in cui c’è uno scostamento sostanziale dalle stime europee: nel 2019 la Commissione ha previsto solo un +1,1% del Pil tricolore.
Altrove si adottano all’incirca le stesse previsioni di Bruxelles, uguali identiche nel caso francese, mentre in Germania si è addirittura più prudenti (+1,8% contro +1,9%). Così come in Spagna: Madrid pensa di crescere del 2,6% invece che del 2,8% nel 2018 e del 2,3% invece che del 2,4% nel 2019. Più ottimisti della Commissione invece nei Paesi Bassi, ma solo per il 2019 e solo per lo 0,1%.
La guerra sulla legge di bilancio 2018
E’ anche per questo motivo che vi sono tensioni tra la Ue e il governo italiano. Agli occhi della Commissione e dei mercati non solo siamo l’unico Paese in deficit ad aumentare il rapporto deficit/Pil in modo strutturale, ma siamo anche gli unici a ipotizzare una crescita che altri non vedono (anche il Fmi vede solo un +1,2% per l’anno prossimo), con il rischio che se fossero le ipotesi più negative delle organizzazioni internazionali ad avverarsi, saremmo di fronte a un rapporto deficit/Pil e debito/Pil ancora più alti (essendo il Pil a denominatore più basso) di quelli già alti previsti. Ed è per questo che la legge di bilancio 2018 spedita a Bruxelles da Roma suscita così tante perplessità.
I dati si riferiscono al: 2018-2019
Fonte: singoli Stati, Commissione europea
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