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 In Soldi

In Europa i prestiti ad alto rischio sono raddoppiati in 3 anni: adesso siamo a 180 miliardi

Ci hanno portato nel baratro della crisi economica, eppure nessuno sembra aver imparato la lezione: i prestiti ad alto rischio erogati dalle banche stanno aumentando di nuovo (e per giunta molto velocemente). Come si vede dal grafico sopra, sono raddoppiati negli ultimi tre anni, passando dai 90 miliardi di dicembre 2015 ai 180 miliardi registrati a dicembre 2018. Un balzo che vuol dire solo una cosa: le banche hanno ricominciato a rischiare, concedendo prestiti a interessi molto alti ad aziende indebitate o che hanno un fatturato che non giustificherebbe tale credito. Si tratta per esempio di società i cui investitori (privati o fondi) vogliono acquisire una startup, utilizzando solo in piccola parte capitali propri e facendo affidamento proprio sul credito delle banche.

I rischi di contagio per l’economia

Non solo, una percentuale crescente di questi prestiti sono del tipo “covenant-lite”, cioè prestiti privi di quelle clausole protettive per i creditori che sono di solito inserite nei contratti normali. L’unica tutela delle banche è il fatto di erogarli a interessi stellari.

Come si vede dal grafico sotto, i prestiti “covenant-lite” erano il 40% di tutti i prestiti ad alto rischio erogati in Europa nel gennaio 2016 e in tre anni sono arrivati all’85%.

Questa tendenza a rischiare di più si spiega con il fatto che sul mercato c’è una forte domanda di titoli finanziari ad alto rendimento. Da qui la decisione delle banche di fare operazioni di cartolarizzazione: vengono creati, e messi in vendita, dei “pacchetti di investimento”, cioè dei contratti in base ai quali chi li acquista si trova dei crediti da incassare. Solo che in quei contratti spesso ci sono dei crediti sicuri, come i titoli di Stato, ma anche dei crediti ad altissimo rischio di mancato rimborso, come, appunto, i covenant-lite. E’ esattamente quello che facevano le banche 10 anni fa: concedono presiti ad alto rischio e poi vendono a operatori specializzati che tentano di farsi restituire il credito.

L’offerta è allettante, perché i risparmiatori e gli investitori ottengono in cambio degli interessi molto alti. Ma, se questa bolla dovesse scoppiare, il rischio di contagio per l’economia è elevatissimo. Soprattutto in una fase di rallentamento della crescita come quella che stiamo vivendo.

L’andamento della leva finanziaria europea

Anche l’andamento finanziario globale testimonia questa tendenza di aggravamento dei rischi. Il grafico sotto rappresenta l’andamento della leva finanziaria (leveraged finance) aggregata in Europa e negli Usa negli anni, misurata in migliaia di miliardi. Di cosa si tratta? Da un lato comprende i prestiti ad alto rischio di cui si è parlato finora, dall’altro si tratta di obbligazioni ad alto interesse emesse da aziende che hanno un rating al di sotto di quello giudicato sicuro per un investimento (per esempio sotto BBB- per Standard & Poors e Fitch). Anche queste obbligazioni sono “a rischio”, quindi, perché la probabilità che il fatturato e l’utile futuro delle aziende in cui si investe non rispettino gli obiettivi dell’investitore sono molto alte.

La leva finanziaria, quindi, è una sorta di indice di pericolosità del sistema finanziario. Un report del Parlamento Europeo lancia l’allarme: non siamo ai livelli degli Usa, dove si è passati da meno di 3mila miliardi di debiti ad alto rischio nel 2003 a più di 9mila nel 2018, ma un certo aumento, fino a 2mila miliardi l’anno scorso, c’è stato. E partivamo quasi da zero. Insomma, la lezione della crisi finanziaria del 2008-09 non è servita a niente. Da entrambi i lati dell’Atlantico.

I dati si riferiscono al: 2019

Fonte: Parlamento europeo

Leggi anche: Le banche tedesche sono le meno efficienti d’Europa

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