In Crisi&Ripresa

Austerity a go-go: da 112,8 a 87,1 miliardi. I Comuni hanno 39,5 miliardi da ripagare

Le amministrazioni locali italiane fanno le brave e tagliano di quasi un quarto il loro debito: -23,5% negli ultimi cinque anni. Se lo Stato centrale ha ormai un debito fuori controllo, superiore ai 2mila miliardi di euro, gli enti locali hanno saputo risparmiare: nel 2012 il debito aggregato era da 113,81 miliardi di euro, nel 2017 si è scesi a 87,102 miliardi.

Giù il debito degli enti locali

Come sintetizza il grafico in apertura, il calo ha coinvolto davvero tutte le amministrazioni locali, anche se sono stati i cosiddetti “altri enti” ad usare la mannaia con più vigore: comunità montane o isolane, le unioni e i consorzi di comuni hanno ridotto il loro stock di debito del 46,7% in un lustro: da 17 miliardi a nove.

A fine 2017, a detenere la maggioranza dei debiti degli enti locali sono invece i comuni che hanno sulle spalle 39 miliardi e 517 milioni di euro da ripagare. Sebbene le cifre siano da capogiro, anche per loro si tratta di un calo: -16,4% rispetto ai 47 miliardi e 289 milioni del 2012. Subito dietro ci sono le regioni, che detengono 31 miliardi e 185 milioni di debiti, il 23,2% in meno rispetto al 2012.

I creditori sono banche e Cdp

Se questo è l’ammontare del debito degli enti locali, a chi bisogna restituire tutti questi soldi? Il grafico qui in basso mostra esattamente a chi spetta incassare gli 87 miliardi chiesti in prestito dagli enti locali. La gran parte dei debiti consiste in prestiti delle banche italiane (Ifm) e della Cassa Depositi e Prestiti, la porzione gialla dell’istogramma.

Si tratta di 63 miliardi e 101 milioni di euro. In diminuzione rispetto ai 76 miliardi e 704 milioni del 2012. I prestiti da parte delle banche straniere (Ifm non residenti), invece, si sono mossi in controtendenza e a fine 2017 pesano il 7,4% in più rispetto al 2012: 2 miliardi e 795 milioni.

Cali decisi per i debiti gestiti attraverso l’emissione di titoli, sia verso l’Italia, -31,5% in 5 anni, che verso l’estero, -39,4%. Si tratta di buoni ordinari comunali, provinciali, regionali, che un ente non in dissesto può emettere per finanziare investimenti e progetti, ma non la spesa corrente.

I Bond locali all’estero

Il decremento maggiore è quello denominato “altre passività”. Come spiega la Banca d’Italia si tratta, ad esempio, di debiti che le amministrazioni locali si ritrovano con il settore finanziario dopo che banche e istituti vari hanno anticipato ai creditori l’incasso delle fatture attraverso operazioni di factoring. Ma con “altre passività” ci si riferisce anche alle operazioni di leasing o di cartolarizzazione.

Si tratta in generale di una tipologia di debito figlio principalmente della crisi, quando ci si è dovuti ingegnare per finanziarsi. Con la ripresa, questi strumenti di finanziamento sono stati utilizzati meno e vi è stata una diminuzione del 42,4% del debito contratto in questo modo tra il 2012 e il 2017.

I dati si riferiscono al periodo 2012-2017

Fonte: Banca d’Italia

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