In Crisi&Ripresa

 

Gli extracomunitari hanno un tasso di occupazione del 57,8%, gli italiani del 57%

E’ vero che gli stranieri lavorano più degli italiani? E’ una domanda che spunta puntuale ogni volta che si parla di immigrazione. Per avere una risposta occorre guardare, attentamente, i numeri

Il lavoro degli stranieri

Il grafico sopra indica l’andamento del tasso di occupazione in Italia di: italiani, stranieri provenienti da altri Paesi europei e stranieri provenienti da altri Paesi del mondo. Il grafico dice, in altre parole, quanti, tra i residenti in Italia, hanno un lavoro, di qualsiasi tipo, rispetto al numero dei componenti di quella categoria di popolazione. La prima cosa interessante da notare è la distinzione tra residenti di cittadinanza italiana e residenti di cittadinanza straniera, Ue o extra-Ue. In alto a sinistra è indicato il lavoro degli stranieri maschi, a destra quello delle femmine e in basso il totale.
Ebbene, lasciando da parte per un momento la divisione in uomini e donne e guardando alla popolazione totale, emerge che tra gli stranieri il tasso di occupazione è sempre stato maggiore che tra gli italiani. Nel 2016 è stato del 57% tra i nostri connazionali, mentre è stato del 57,8% tra gli stranieri provenienti da fuori l’Unione europea e, addirittura, è stato del 63,3% tra gli immigrati provenienti da Paesi europei, di fatto soprattutto romeni.
E’ vero, la differenza dopo il 2012, con la crisi, è diventata minore cioè dell’1% quella tra i tassi di occupazione italiani ed extra-Ue e tra il 6,8% e l’8,2% quella tra quelli di italiani e stranieri residenti nella Ue quando, nel 2007 il gap era, rispettivamente, dell’8,2% e dell’11,7%. Tuttavia con la ripresa dell’occupazione, dal 2014 in poi, non c’è stato il sorpasso del tasso di occupazione degli italiani e, anzi, il tasso di occupazione degli stranieri è risalito allo stesso ritmo e ancora oggi si può dire che gli italiani lavorino meno degli immigrati.

Gli uomini lavorano meno

Tutto questo è particolarmente evidente per quanto riguarda gli uomini. Sempre nel grafico sopra si vede come nel 2016 tra entrambi i gruppi di stranieri, Ue o extra-Ue, il lavoro degli stranieri maschi, cioè il tasso di occupazione, fosse del 70,9%, contro il 66% di quello degli uomini italiani. Tra le donne, invece, le italiane hanno superato perlomeno le straniere extra Ue, con un tasso del 47,9% contro il 45,1%. Le italiane vengono “battute” dalle donne residenti in Italia ma provenienti da Paesi dell’Unione europea che hanno un tasso di occupazione molto più alto: 58,1%.

Tra le ragioni di questa differenza tra uomini e donne vi è anche il fatto che molti dei nuovi immigrati negli ultimi anni sono i parenti degli stranieri già presenti, giunti con il ricongiungimento familiare, tra cui molte donne per le quali è più “naturale” fare le casalinghe.

Italia, caso unico

Nel grafico sotto vediamo, invece, che cosa accade in altri importanti Paesi del continente. Ovunque il tasso di occupazione degli stranieri provenienti da fuori Ue è decisamente inferiore a quello dei locali.

E’ così anche in Spagna, un Paese che ha attraversato enormi difficoltà econom9iche negli anni passati. Qui il tasso di occupazione degli spagnoli era del 59,9% e del 53,7% tra gli stranieri. In Germania il gap è enorme: 76,5% il tasso d’occupazione dei tedeschi, 51,7% tra gli immigrati extra Ue. In Francia si va dal 65,2% al 44,3% e nel Regno Unito dal 73,8% al 61,3%. In poche parole: tra i grandi Paesi europei l’Italia è l’unico nel quale gli stranieri mostrano un tasso di occupazione superiore rispetto ai nativi.

Perché lavoriamo meno

Questo ha a che fare molto anche con la struttura industriale italiana, con molte produzioni a basso valore aggiunto, per le quali è richiesta una istruzione spesso bassa o addirittura inesistente.

Se guardiamo più nel dettaglio i cambiamenti nell’occupazione intercorsi tra 2015 e 2016 vediamo, nella tabella sopra, che in termini percentuali sono cresciuti di più gli occupati stranieri di quelli italiani. La variazione tendenziale, infatti, è stata dell’1,8% nel primo caso contro il +1,2% nel secondo. Tuttavia questo è accaduto soprattutto per l’aumento demografico degli stranieri. Infatti l’Istat divide le variazioni occupazionali tra quelle causate dalla demografica e quelle dovute a cambiamenti nel mercato del lavoro.
Cioè, per esempio: tra gli italiani tra i 15 e i 64 anni ci sono stati 106.076 persone occupate in meno dovute al solo fatto che sottraendo quelli che sono morti o hanno compiuto 65 anni (e sono usciti dalla statistica) e aggiungendo quanti hanno compiuti 15 anni (che nella statistica ci sono entrati), si ha, appunto, una diminuzione di quella classe d’età che è dello 0,5%. Al contrario, tra gli stranieri il saldo demografico della classe d’età compresa tra i 15 e i 64 anni è positivo dello 0,6% pari a 15.069 persone.
A questa componente demografica si aggiunge quella propriamente occupazionale, ovvero la differenza tra quanti sono stati assunti e quanti escono dal mondo del lavoro, perché licenziati o ritirati magari per la pensione. Per questa componente la variazione è maggiormente positiva per gli italiani, +1,7% contro +1,1%.
Riassumendo: gli occupati italiani aumentano del 1,2% come somma del +1,7% della pura componente occupazionale e il -0,5% di quella demografica. Gli occupati stranieri, invece, crescono dell’1,8% come addizione del +1,1% di componente propriamente occupazionale e dello 0,6% come componente demografica.

Chi lavora per fasce d’età

Gli italiani vedono aumentare molto gli occupati nella classe d’età compresa tra i 50 e i 64 anni: più 4,8% in un anno, grazie sia alla componente demografica (+1,4%, coloro che compiono 50 anni sono più di quelli che ne compiono 65) sia soprattutto all’ottima performance occupazione, +3,4%, dovuta alle riforme pensionistiche, per cui ogni anno vi sono meno lavoratori anziani in pensione rispetto all’anno prima.
Anche tra i giovani la crescita occupazionale è maggiore che tra gli immigrati e questo è dovuto al calo demografico degli stranieri, dovuto ai minori arrivi degli ultimi anni, che ha fatto sì che quelli giunti nel periodo di boom, prima del 2008, oggi in realtà siano soprattutto over 35.
E infatti è tra questi che gli immigrati sono in vantaggio sugli italiani in quanto a variazione di occupati. In questa fascia di età, infatti, gli occupati stranieri salgono del 2,6%, quelli italiani scendono del 2,6%. E questo avviene sia per la componente demografica che quella puramente occupazionale. Gli italiani di questa età sono diminuiti infatti del 2,2% in un anno, mentre gli stranieri sono cresciuti del 0,9% mentre assunzioni meno licenziamenti fa sì che tra gli autoctoni il saldo sia positivo solo dello 0,9% nel 2016 sul 2015, mentre tra gli immigrati il saldo è positivo dell’1,7%. Ovvero se si tratta di persone tra i 35 e i 49 anni le imprese hanno preferito assumere stranieri.

Dove si lavora di più

A livello di area geografica, come si vede nel grafico qui sotto, come sempre vi sono differenze piuttosto marcate in Italia tra Nord, Centro e Sud.

In particolare è a Nord-Est e Sud che c’è stato il maggior aumento degli occupati tra il 2016 e il 2015, con un +1,7% in entrambi i casi. Ma non per gli stranieri. Quelli extracomunitari sono cresciuti molto, e soprattutto, molto più degli italiani, al Nord Ovest, +4% contro un +1% per gli italiani. Nonché al Sud, +3,5% contro un +1,6%. Gli occupati di origine Ue, invece, che sono in generale quelli che hanno beneficiato di più dalla ripresa economica degli ultimissimi anni (+2,4% gli occupati in tutta Italia): hanno avuto un grande aumento al Centro, +4,4%, proprio dove, invece, gli immigrati extra-Ue e italiani hanno avuto performances più deludenti.

Anche in questo caso una certa influenza è dovuta al numero di immigrati presente nelle varie zone del Paese. Truenumbers, utilizzando solo dati ufficiali, ha spiegato in questo articolo quanti immigrati riesiedono in tutte le province italiane, e qual è la loro provenienza.

I dati si riferiscono al: 2015-2016

Fonte: Istat

Leggi anche: Nel 2017 la Germania ha alzato il muro anti-immigrati

Gli immigrati titolari di pensione sono 81mila

Share with your friends










Inviare

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca