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Da 433mila accolti nel 2016 è passata a 244mila. L’Italia ha detto sì al 40% delle richieste

Il grafico sopra mostra quante richieste di asilo sono state presentate dagli immigrati in vari Paesi europei nel corso degli ultimi anni, sia in numeri assoluti sia in rapporto alla popolazione residente.

I richiedenti asilo dimezzati

Nella Ue nel 2017 i numeri si sono praticamente dimezzati: le richieste di asilo sono passate da 1.260.910 del 2016 alle 656.800 del 2017. Vi è però da sottolineare che i dati non sono completi per i mesi di novembre e dicembre del 2017 per Francia, Spagna e Grecia. Perciò, per avere i numeri esatti bisognerebbe aumentare i dati relativi a questi Paesi di 1/6 nel 2017. I dati invece sono completi per Italia e Germania.

Nel 2017 la differenza tra i richiedenti asilo in Germania e in Italia si è molto ridotta: in Germania hanno chiesto asilo 222.560 persone e in Italia 128.855; nel 2016 si era a 745.150 a 122.960. Il dato tedesco, che nel 2016 ha deciso di aprire le proprie frontiere ai rifugiati siriani, è quello che spiega il vero e proprio crollo dei richiedenti asilo in Europa: il dato continentale, cioè, si è dimezzato “a causa” del crollo tedesco.
Nel 2014 al secondo posto non vi era l’Italia ma la Svezia, da sempre uno dei Paesi più accoglienti d’Europa. Con 81.185 domande ci lasciava al terzo posto. Nel 2015 è stata seconda l’Ungheria, piccolo Paese dell’Est tradizionalmente non toccato dall’immigrazione, che quell’anno ha dovuto sostenere il peso di ben 177.130 richieste di asilo.

Ecco quante richieste di asilo

I numeri dicono che da una situazione “standard” che vedeva molti extra-comunitari arrivare non solo laddove la geografia lo consentiva ma anche dove i governi erano più disponibili, si è passati ad una concentrazione degli arrivi prima sulla rotta balcanica, che ha investito Ungheria in primis e poi Austria (che nel 2015 ci superava come numero di domande) e Germania.

Poi è stata la volta del Mediterraneo: Grecia e Italia sono stati interessati da una massa di arrivi senza precedenti che non sempre si sono tradotti in domande di asilo soprattutto perché molti siriani, afghani e africani hanno considerato l’Italia, ma soprattutto la Grecia, solo come un luogo di passaggio verso la destinazione finale, la Germania o il Nord Europa.

Le richieste ogni 1000 abitanti

Osservando i dati sulle richieste di asilo ogni 1000 abitanti (indicati sempre nel grafico sopra) vediamo come Grecia, Italia e Ungheria (in particolare Grecia e Ungheria) siano stati i Paesi che hanno vissuto la maggiore pressione migratoria.
A fronte di un tasso di domande di asilo che è oscillato in Europa tra 1,2 e 2,6, in Ungheria si è arrivati nel 2015 a 18. Un livello altissimo per un Paese non solo piccolo, ma anche poco preparato a un’immigrazione così massiccia. Il dato ungherese del 2015 è maggiore anche del 16,7 svedese o del 10,3 austriaco. In Italia non si è mai superato il 2,1, toccato nel 2017, superiore alla media europea, ma inferiore al tasso della Germania, 2,7, e soprattutto della Grecia, appunto, a 4,5.
Vengono poi, nel 2017 (i cui dati sono parziali, ricordiamolo), i piccoli Malta e Lussemburgo, e Austria e Svezia. In Ungheria vi è stato un crollo, con 0,3 richieste di asilo per 1000 abitanti, soprattutto dopo la chiusura della frontiera meridionale con la Serbia.

Quante domande accolte

Una cosa però è domandare asilo, un’altra ottenerlo. Tra asilo vero e proprio e protezione umanitaria, meno di metà degli stranieri ha ricevuto una risposta positiva nel 2017, cioè il 45,5%, in calo rispetto al 60,8% del 2016. I grafici sotto mostrano il tasso di richieste di asilo presentate e accettate per l’Europa e per Germania, Grecia, Germania e Ungheria.

Questa diminuzione è dovuta, come detto, alla fine del periodo speciale di concessione di asilo ai siriani in Germania. Nel 2016 infatti la gran parte delle accettazioni delle richieste in Europea originava proprio in quel Paese, dove la percentuale di esiti positivi era del 68,8%, calata al 48,2% nel 2017.
Nei Paesi esaminati con maggiore attenzione, invece, ovvero Grecia, Italia Ungheria, c’è stata una crescita di richieste accettate: si è passati dal 23,7% al 41,2% in Grecia, dal 39,4% al 40,6% in Italia, dall’8,4% al 25,2% in Ungheria.
Si è rimasti però sempre al di sotto delle medie europee. A testimonianza della natura diversa di questo tipo di immigrazioni. Che sono di provenienza soprattutto africana, originanti da Paesi in cui spesso non è ravvisato motivo di protezione umanitaria.
Spesso poi in Paesi come Ungheria e Grecia rimangono gli immigrati meno attrezzati e che non hanno molte speranze di ottenere l’asilo nel Nord Europa. Insomma gli ultimi tra gli ultimi.

L’Italia è più generosa

Che l’Italia sia un Paese accogliente e generoso viene confermato dai dati considerati per cittadinanza dei richiedenti asilo. Sono del 2016, non essendo ancora disponibili quelli del 2017.
A presentare domanda di accoglienza in Italia sono stati soprattutto nigeriani, pakistani, gambiani, senegalesi, ivoriani ed eritrei. Nel grafico sotto i dati per i tre Paesi più esposti al fenomeno dell’immigrazione.

A fronte di una media di accettazione italiana del 39,4% i nigeriani hanno visto una media di accettazione del 25%. Sotto la media anche i gambiani, al 32,4%, i senegalesi al 26% e gli ivoriani al 30,9%. Gli eritrei, a causa della dittatura che ha in pugno il loro Paese, mostrano una percentuale di accettazione dell’83,5%. Si deve notare che i tribunali italiani in realtà sono quasi sempre più generosi di quelli degli altri Paesi continentali: da noi il tasso di accettazione delle richieste è superiore del 3-4% rispetto al resto del continente.

Quindi il minor tasso di accettazioni in Italia rispetto alla Ue non è dovuto alla maggiore severità italiana, ma al fatto che nel nostro Paese arrivano nazionalità che ovunque, non solo in Italia, sono ritenute meno degne di protezione. Sono giunti pochissimi siriani, per esempio, e più nigeriani.

Il caso greco

Diverso il discorso in Grecia. Lì c’è una maggiore severità delle istituzioni locali, a quanto pare. Per esempio nel caso dei siriani, il gruppo più numeroso nel Paese ellenico: le richieste accettate sono state, nel 2016, solo il 55,3% contro il 98,1% nella Ue. Mano più dura anche con i pakistani, gli afghani e i bengalesi.
Il Paese però che più dimostra chiusura rispetto agli altri anche a parità di nazionalità del richiedente è l’Ungheria che, evidentemente, non vuole più subìre un flusso straordinariamente elevato come negli anni precedenti. In Ungheria solo il 6,3% degli afghani è stato accolto, contro il 56,7% della media europea; l’1,8% dei pakistani contro il 17,4%; il 12,6% degli iracheni contro il 63,5%.
Perciò il paradosso è che si accolgono proporzionalmente più senegalesi in Italia che siriani in Ungheria, il 26% contro il 9,5%, nonostante nel primo caso i migranti provengano da una nazione in pace, nel secondo, da una terribile guerra civile.

Le donne più accolte

Di solito sono le donne che hanno più probabilità di accedere a protezione umanitaria, spesso perché hanno minori al seguito o perché, tra i motivi della loro situazione, vi possono essere quelli legati allo sfruttamento sessuale. Ecco i numeri nel grafico qui sotto.

Anche nel 2016 il 64,9% delle donne ha visto accolte le loro richieste di protezione contro il 58,8% degli uomini, che sono più numerosi. Ma si tratta di una differenza che aumenta in Italia, il 58% contro il 37,3%. Enorme divario anche in Grecia, 40,4% contro il 18,7%. Inesistente in Ungheria. A quanto pare la strategia del pugno di ferro delle autorità ungheresi non ha fatto differenze tra uomini e donne.

Le accoglienze per età

L’Italia pare avere dimostrato anche una maggiore capacità di analisi caso per caso anche nella distinzione tra le richieste di asilo in base all’età.

Se in Europa la differenza tra gli accoglimenti di minorenni e di maggiorenni è del 11,6% in Italia è del 38,2%, con il tasso che è del 74% per i minori e del 35,8% per gli altri, come mostra il grafico sopra. Ovvero: i minorenni hanno il doppio di possibilità di ottenere protezione umanitaria dei maggiorenni. Grandi differenze anche in Grecia, dove si passa dal 45% per i minorenni al 19,3% per i maggiorenni. Quasi nulla invece la distinzione in Ungheria. Dove a questo punto pare siano state effettuate bocciature lineari che hanno portato il piccolo Paese dell’Europa dell’Est a diventare uno dei meno accoglienti d’Europa, come Truenumbers ha scritto in questo articolo..

I dati si riferiscono al: 2016-2017

Fonte: Commissione europea

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