I cervelli italiani in fuga sono solo 12.307

I ventenni francesi che scappano dal loro Paese sono 68.217. Esodo dei tedeschi

Davvero i cervelli italiani sono in fuga all’estero? Non proprio, o almeno non quanto quelli di altri Paesi dell’Unione europea. Grazie ai dati forniti da Eurostat, infatti, è possibile notare come gli italiani emigrati all’estero non siano poi così tanti. Nel 2021 ad esserne andati sono stati 174,3 ogni 100mila abitanti. È un dato che risente molto probabilmente degli effetti dell’emergenza Covid, ma anche i 222,6 emigrati ogni 100mila abitanti del 2019 erano comunque pochi rispetto a quelli del resto del Vecchio Continente.

Da dove partono i cervelli in fuga

La nostra infografica mostra il numero di europei degli Stati o ex Stati membri più rappresentativi che sono emigrati all’estero per 100.000 abitanti, dal 2008 al 2021. Nello specifico sono inclusi solo i cittadini del Paese preso in considerazione. I dati, quindi, non riguardano i movimenti di stranieri residenti che escono dai Paesi europei per muoversi in un altro o tornare nel proprio, che sono molto frequenti.

È evidente dai numeri come a essere emigrati siano stati soprattutto coloro che vivevano nei Paesi dell’Est e in quelli mediterranei in maggiori difficoltà economiche. Nel 2021 se ne sono andati, infatti, 351,4 greci e 344 polacchi ogni 100mila. Non abbiamo dati aggiornati per quanto riguarda i rumeni, ma prima del Covid erano tra quelli che tendevano a trasferirsi di più all’estero per cercare fortuna, come in Italia sappiamo bene, visto che si tratta della comunità straniera più popolosa, con più di 1.076.412 persone presenti. Nel 2019 dalla Romania erano emigrate 1.056,7 persone ogni 100mila abitanti, per un tasso di abbandono del proprio Paese quasi cinque volte il nostro.

Ci sono più fuga di cervelli tedeschi che italiani

Anche Francia e Germania in realtà hanno più emigrati dell’Italia: nel primo caso il tasso di emigrazione è di 234,9 ogni 100mila abitanti, mentre nel secondo è ancora superiore, di 291,7. Nel 2021 ci hanno superato anche gli spagnoli e gli olandesi, con rispettivamente 181,3 e 251 trasferimenti, sempre ogni 100mila persone. Ancora più interessante dei confronti sui dati del 2021 è l’andamento dei numeri nel corso del tempo, che rispecchia, almeno in parte, le diverse dinamiche economiche occorse nel Vecchio Continente negli ultimi 15 anni.

È evidente nella nostra infografica il grande aumento del tasso di emigrazione dei greci in seguito alla profondissima crisi in cui sono caduti dopo il 2008. È salito da uno di 194,7 ogni 100mila abitanti nel 2009 a un picco di 642, tre volte e mezzo tanto, nel 2012. Nel tempo è poi gradualmente sceso, rimanendo però sopra i 500 fino al 2018. Parallelamente scendevano gli emigrati polacchi, da un massimo di 597,9 ogni 100mila abitanti nel 2013 ai 362,6 del 2019, un segno della crescita economica del Paese, che si è avvicinato agli standard di vita della parte più occidentale e ricca dell’Europa.

I cervelli in fuga italiani sono quasi triplicati dal 2010

In altri Paesi, soprattutto quelli in cui l’economia è più fiorente, l’andamento è stato meno univoco. In Francia la quota di emigrati sulla popolazione è sempre oscillata tra i 300 e i 450 su 100mila abitanti, mentre in  Germania è scesa tra il 2008 e il 2009 per poi rimanere stabile su livelli abbastanza bassi, di 130-150 su 100mila abitanti, fino al 2015, quando è poi aumentata salendo oltre 300 e fermarsi su quei livelli fino al Covid.

Nei Paesi Bassi gli emigrati sono sempre stati tra i 300 e i 370 ogni 100mila abitanti fino al 2017, per poi calare sotto i 300 nel 2018 e 2019. Il nostro Paese, invece, ha visto un chiaro trend di aumento, anche se non vistoso come quello greco, molto più simile a quello spagnolo. Gli emigrati italiani sono quasi triplicati tra il 2010, quando erano solo 82,7 su 100mila cittadini, e il 2019, quando hanno raggiunto i 222,9. Tra l’altro in Spagna dopo il 2015 si è vista una discesa, probabilmente per la ripresa economica, più forte della nostra, mentre in Italia solo il Covid ha messo fine al rialzo. Si tratta però di un aumento che partiva da basi molto piccole, 13 anni fa il tasso di emigrazione italiano era un quarto di quello olandese e un quinto di quello francese. Oggi il gap si è ridotto molto, ma persiste.

fuga di cervelli

Chi emigra all’estero in Italia e negli altri Paesi

Come mai in questi Paesi decisamente più benestanti del nostro più persone scelgono di andare in altri Paesi? La realtà è che l’immagine dell’emigrante che lascia la propria casa per andare altrove perché povero è fuorviante. All’interno del mondo occidentale più avanzato ci si sposta per i motivi più diversi, anche per studio, per esempio.

Lo dimostrano i numeri sull’età di coloro che se ne vanno dai vari Paesi europei. Tra gli emigrati francesi del 2021 ben 68.217 su 177.028 avevano tra i 20 e i 24 anni, tra quelli italiani dello stesso segmento erano solo 12.307 su 158.312. Tra i polacchi, per esempio, le proporzioni sono più simili a quelle italiane. Vuol dire, evidentemente, che dalla Francia escono molti 20enni che vanno a studiare e perfezionarsi all’estero. Ci sono molti più cervelli in fuga che in Italia.

Anche molti di quelli che partono dopo i 25 o i 30 anni spesso lo fanno non per povertà, ma per lavorare in aziende straniere in cui fare esperienza o fare ricerca, magari per tornare successivamente. Non a caso Francia, Germania, Paesi Bassi, oltre ad avere un ingente flusso di uscita ne hanno anche uno importante in entrata. Si tratta sia di connazionali che rientrano che di cittadini, spesso di elevata istruzione, di Stati vicini (come l’Italia) che si spostano.

Tanti gli emigrati tedeschi che poi rientrano

Non a caso sempre secondo Eurostat nel 2020 più di metà dei 728.606 ingressi in Germania erano di tedeschi (145.346) o di cittadini Ue (302.900), mentre in Italia solo 98.369 immigrati su 247.526 erano classificabili come rientri (55.760) o flussi di comunitari (42.609). La maggioranza degli arrivi nel nostro Paese è di extracomunitari mediamente molto meno istruiti di quelli che si dirigono negli altri Stati.

A caratterizzare gli emigrati italiani quindi è al contrario una minore mobilità rispetto a quelli del resto d’Europa. Si emigra meno, e chi lo fa se ne va effettivamente per cercare condizioni economiche migliori, che in Italia non trova, per poi non tornare. Soprattutto, non arrivano nel nostro Paese quei laureati spagnoli, francesi, tedeschi, olandesi che altrove arricchiscono l’ecosistema economico e sociale del luogo in cui emigrano.

I dati si riferiscono al: 2008-2021

Fonte: Eurostat

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