Quanto guadagna un infermiere: in media 29.233 euro, arriva un aumento di 175
Quanto guadagna un infermiere? Secondo le cifre del nuovo contratto dei lavoratori del comparto sanità lo stipendio di un infermiere aumenterà mediamente di 175 euro lordi. E’ stata appena firmata, infatti, dopo mesi di trattative, l’intesa definitiva tra Aran e i sindacati. Si tratta in realtà del Ccnl 2019-2021, che, come quasi sempre accaduto anche a quelli degli altri settori, arriva in ritardo. Gli aumenti, insomma, sarebbero dovuti essere garantiti già tre anni fa, ma non è avvenuto, ed è per questo che oggi ai 544mila lavoratori della sanità, di cui 277mila infermieri, spetteranno anche sostanziosi arretrati, ovvero gli incrementi salariali non goduti in tutto questo periodo.
Quanto guadagna un infermiere: 29.233 euro all’anno
Ma al momento in Italia quanto guadagna un infermiere? Lo stipendio medio si aggira sui 29.233 euro lordi all’anno secondo l’Ocse. Una cifra a cui vanno aggiunte varie indennità, certo, come quelle per i turni notturni e gli straordinari o per la terapia intensiva e le sale operatorie, ma che è mediamente più bassa di quella pagata in gran parte dei Paesi Ue. Sono remunerati meno i lavoratori di quegli Stati con un Pil pro capite significativamente più basso del nostro, come Grecia e Portogallo, in cui prendono rispettivamente 22.360 euro e 18.791,2, e poi quelli che vivono a Est, in Estonia, Slovacchia, Lettonia, Lituania.
Gli infermieri spagnoli, tuttavia, sono decisamente più fortunati dei nostri, nonostante i redditi pro capite di Spagna e Italia siano simili: il loro stipendio loro annuo è mediamente di 39.912,9. È maggiore anche di quello pagato in Francia.
Ancora più alti i salari nel Centro e Nord Europa, nel Regno Unito e in Usa, dove si arriva a 71.467,3 euro annui, come si vede dalla nostra infografica, anche se il record è del Lussemburgo. Qui la remunerazione è di ben 101.151,4 euro.
Sanità, tutte le novità del nuovo Ccnl
Gli incrementi salariali del nuovo Ccnl della sanità sono composti da:
- Aumento dello stipendio base, da un minimo di 54,5 per gli operatori tecnici e gli ausiliari a un massimo di 98,1 per gli infermieri specializzati di maggior grado.
- Indennità da Covid, denominata di specificità infermieristica, prevista dalla Legge di bilancio 2020 del Governo Conte-bis solo per gli infermieri ma ancora non erogata e che prevede un extra mensile che oscilla da 62,81 a 72,79 euro. Queste somme entreranno a far parte in modo stabile dello stipendio.
- Incrementi riguardanti l’indennità professionale specifica e che d’ora in poi partirà da un minimo di 23,24 euro per gli ausiliari e arriverà fino a 103,29 euro per i tecnici sanitari di radiologia medica, crescendo al salire della categoria professionale.
Queste ultime sono in tutto 6, ma ognuna di esse è divisa in 5 o 6 livelli. In totale le professioni sanitarie possono essere divise in ben 38 scaglioni.
Si va dalla categoria A, quella del personale di supporto, con uno stipendio lordo che, dopo gli aumenti, va dai 18.131,89 euro lordi ai 20.000, a seconda del livello, a quella Ds, in cui sono inquadrati i professionisti con elevata qualificazione, quindi con laurea ed esperienza. In questo caso la remunerazione varierà tra i 26.964,32 e i 32.081,46 euro.
Lo stipendio di un infermiere con il nuovo contratto
Chi svolge la professione infermieristica è compreso nella categoria D e Ds, ovvero la prima e la seconda più alta, in base all’esperienza e ai compiti. Quindi quanto guadagna ora un infermiere?
Con l’entrata in vigore del nuovo contratto prenderà tra i 24.157,28 e i 32.081,46 euro lordi. A questi, però, vanno aggiunti altri elementi, come la tredicesima, l’indennità di specificità infermieristica, quella professionale specifica, quella per i turni, gli straordinari, i differenziali economici di professionalità. Questi ultimi sono incrementi stabili dello stipendio che è possibile destinare a singoli infermieri anche senza uno scatto di livello al verificarsi di determinate condizioni.
Nuovo ordinamento professionale sanità, ecco cosa cambia
Per il nuovo contratto nazionale della sanità lo Stato ha messo sul tavolo ben 1,3 miliardi, che determinano un aumento del 7,22% dei salari percepiti dai lavoratori da questo comparto. Si tratta di una percentuale doppia di quella rappresentata dall’inflazione tra il 2019 e il 2021, ma in realtà non sufficiente a recuperare il carovita che si è scatenato negli ultimi mesi.
Per quanto riguarda, nello specifico, la professione infermieristica, le novità non sono solo economiche ma coinvolgono anche aspetti organizzativi. A cambiare non è solo quanto guadagna un infermiere, ma come percepisce il proprio salario e come si svolge la sua carriera. Ecco alcuni mutamenti:
- Basterà la laurea triennale e non più quella magistrale (come nelle precedenti versioni del contratto) per accedere a incarichi e posizioni organizzative.
- Viene introdotta la nuova area del personale detta “di elevata qualificazione” (la Ds), lo scalino tecnico immediatamente precedente alla dirigenza.
- Vengono introdotti i già citati “differenziali stipendiali” in sostituzione delle “progressioni verticali”. Le cifre collegate a queste promozioni vanno da un minimo di 700 euro a un massimo di 1.200 in base all’inquadramento contrattuale.
Sanità, come funzionano le nuove progressioni economiche: ecco i differenziali stipendiali
Proprio questi differenziali rappresentano uno degli elementi principali del nuovo Ccnl della sanità. Secondo il meccanismo già costruito per ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici centrali funzioneranno nel seguente modo:
- Sono destinati ai lavoratori e alle lavoratrici che negli ultimi 3 anni non abbiano beneficiato di alcuna progressione economica.
- Rappresentano un premio per i dipendenti che non abbiano subito multe o rimproveri scritti per negligenza o insufficiente rendimento sulla base dei compiti assegnati.
- Si potranno conseguire fino a un massimo di 7 progressioni stipendiali nel corso della vita lavorativa.
Come si diventa infermiere
Ma come si diventa infermiere? Bisogna conseguire una laurea triennale in infermieristica o in infermieristica pediatrica, superare l’Esame di Stato previsto e iscriversi all’ordine professionale. Solo dopo aver superato questi tre step indispensabili si otterrà l’abilitazione all’esercizio della professione sanitaria di infermiere o infermiere pediatrico.
Come iscriversi ai corsi di laurea in infermieristica
I corsi di laurea in infermieristica sono ad accesso programmato e il numero di posti disponibili viene definito ogni anno dal Miur (Ministero dell’Istruzione). Pertanto, gli aspirati studenti devono prima superare il test di ammissione, che prevede generalmente una serie di domande di fisica, matematica, logica, cultura generale, chimica. È, ovviamente, altrettanto fondamentale che lo studente abbia già conseguito il diploma di scuola secondaria superiore.
Al termine del percorso di studio lo studente deve svolgere un tirocinio professionale, che consente di partecipare all’Esame di Stato. Solo il superamento di questo consentirà di poter lavorare come infermiere nelle varie strutture private o pubbliche, previa iscrizione all’albo professionale.
Fonte: Oecd-Aran
I dati si riferiscono al: 2020-2022
Ultimo aggiornamento ottobre 2022
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