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 In Green Economy

Il governo li vuole azzerare nel 2040. La classifica dei Paesi che sussidiano di più le fonti inquinanti

Il grafico mostra i sussidi ai combustibili fossili nei principali paesi europei. Si tratta cioè dell’insieme di aiuti diretti e indiretti alla produzione, distribuzione e consumo di combustibili fossili: petrolio, carbone e gas per intenderci. Secondo uno studio del Parlamento Europeo, che riporta i dati dell’Fmi, i sussidi sono tra le cause dell’aumento di CO2 nell’aria e dell’effetto serra ed è per questo che nella prossima finanziaria che il governo Conte bis sta scrivendo, dovrebbe essere previsto un “travaso” degli aiuti dai combustibili fossili inquinanti a quelli “verdi” all’interno di un pacchetto di misure che va sotto il nome “contrasto dei cambiamenti climatici” di cui si dovrebbe parlare nel Consiglio dei ministri convocato per oggi pomeriggio.

Un decreto contro l’inquinamento

Dovrebbe trattarsi di un decreto delle composto da 14 articoli che taglia del 10% i sussidi “ambientalmente dannosi” che dovrebbero scomparire per intero nel 2040. Dovrebbe (si usa il condizionale perché le difficoltà sono tali e tante che potrebbe trasformarsi in un più “tranquillo” disegno di legge) essere compreso un bonus da 2mila euro per chi rottama una vecchia auto Euro4 che deve essere usato entro 5 anni per comprare un’auto più ecologica: un credito d’imposta a favore del consumatore se usa sistemi di consegna di beni in modalità green; una detrazione fiscale del 19% a favore delle famiglie che usufruiscono di servizi di scuolabus “ecologici”; incentivi alla vendita di prodotti sfusi oltre alla riforma del sistema di Valutazione di Impatto Ambientale (Via).

I sussidi alla benzina

Il pezzo forte resta, però, il taglio agli incentivi alle fonti energetiche inquinanti, pensato sia per motivi ambientali sia per risparmiare soldi eventualmente da allocare nei numerosi capitoli di spesa che nella Finanziaria 2019-2020 non mancano. Tuttavia, nonostante la cifra-monstre, che tra poco vedremo, l’Italia non è nella fascia alta dei Paesi che in Europa incentivano (paradossalmente) le fonti energetiche inquinanti invece di aiutare quelle “green”. Ecco i numeri ufficiali.

 La Germania sostiene il petrolio più di tutti

In Europa è la Germania la maggior sostenitrice delle fonti fossili con 55,6 miliardi di dollari di spesa (+10.5% nel 2015 rispetto all’anno prima), seguita dal Regno Unito con 41,2 miliardi (+12.2%) e dalla Francia con 30,1 miliardi (+13.2%). Seguono Spagna ( 24,1 miliardi), Repubblica Ceca (17,5 miliardi) e l’Italia con 13,2 miliardi.

Per li ambientalisti lo stop ai sussidi consentirebbe di ridurre le emissioni di CO2 di 750 milioni di tonnellate (cioè del 5,8% al 2020), contribuendo al raggiungimento della metà dell’obiettivo climatico necessario a contenere l’aumento di temperatura globale di almeno 2°C.

Gli incentivi al petrolio nel mondo

Nel 2015 i sussidi alle fonti fossili in tutto il mondo sono stati di 5.300 miliardi di dollari, come dire: 10 milioni di dollari al minuto, e rispetto al 2013 sono cresciuti del 10,4%. Il Fondo Monetario Internazionale prevede un ulteriore incremento dell’11,6% con ben 231 miliardi di dollari di sostegno alle fonti fossili, in un settore sempre più in difficoltà per la crescente competitività delle fonti rinnovabili.

Chi sovvenziona di più i combustibili fossili nel mondo?

Se si considera il mondo intero, bisogna dire che tra i maggiori sostenitori dell’economia fossile c’è la “solita” Cina con una spesa di addirittura 2.272 miliardi (+22%) di dollari, seguita da Stati Uniti con 699 miliardi (+14%) e la Russia con 335 miliardi (5,7%).

I dati si riferiscono al: 2015
Fonte: Fondo Monetario Internazionale

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