Nel confronto con l’Italia, il Nord Europa ha livelli di violenza superiori
In Italia si parla di violenza di genere nei talk show, nei social, nei cortei del 25 novembre. Da anni se ne occupano le scuole con progetti dedicati, le istituzioni con campagne di sensibilizzazione e il Parlamento con interventi normativi che tornano spesso al centro del dibattito pubblico. Dietro alle storie di cronaca che tengono aperto il dibattito c’è però un numero che definisce con precisione la dimensione del fenomeno: nel 2024 l’Istat ha contato 106 femminicidi su 116 donne uccise, pari al 91,4% di tutti gli omicidi con vittima femminile. In altre parole, la gran parte delle uccisioni di donne avviene all’interno di relazioni affettive o familiari, dove la violenza si manifesta come esercizio di controllo, possesso e dominio.
L’andamento dei femminicidi in Italia assomiglia a un elettrocardiogramma che non scende mai davvero sotto la soglia di allarme. Lo mostra il report Istat “Vittime di omicidio. Anno 2024”, diffuso il 25 novembre 2025: 101 su 111 nel 2019 (90,99%), 106 su 116 nel 2020 (91,37%) e 104 su 119 nel 2021 (87,39%). Il tracciato si abbassa solo nel 2022 con 105 su 126 (83,33%) e nel 2023 con 96 su 117 (82,05%), la lettura più bassa della serie. Poi però risale subito nel 2024, quando i casi stimati tornano 106 su 116 (91,38%). Una flessione, quella del biennio 2022–2023, visibile ma non risolutiva: il ritmo della violenza letale contro le donne resta sostanzialmente invariato e mostra quanto lavoro ci sia ancora da fare per fermare davvero questo fenomeno.
Femminicidi, la violenza arriva da vicino
Capita spesso che nel dibattito pubblico emerga l’immagine del “mostro sconosciuto”, l’aggressore esterno che irrompe nella vita delle vittime. Ma i dati dicono altro. La fotografia tracciata dall’Istat punta il dito proprio sulle mura di casa: 62 donne vengono uccise dal partner o dall’ex partner e in 61 casi l’autore è un uomo, pari al 98,4%. Accanto alla coppia pesa la sfera familiare, e in questo caso i femminicidi sono 37: in 30 casi l’autore è un uomo (81,1%), in 7 una donna (18,9%). Dentro questo gruppo rientrano 19 omicidi commessi da figli, 7 da genitori, 2 da fidanzati della figlia e 3 da nipoti. Fuori dal perimetro domestico restano 7 casi attribuiti a conoscenti o sconosciuti, in cui il particolare tipo di accanimento sul corpo della vittima ha permesso di riconoscere e attribuire al crimine una motivazione di genere.
Il partner uccide e spesso si uccide
Quando si entra nel dettaglio degli autori, il quadro diventa ancora più netto e per certi versi inquietante. Sì inquientante perché nei femminicidi di coppia, il 47,4% degli omicidi è commesso dal partner attuale — coniuge, convivente o fidanzato — mentre gli ex partner rappresentano il 6,0%.
C’è poi un dato che raramente entra nel dibattito pubblico, ma che cambia la prospettiva sulla violenza domestica: che cosa succede all’autore dopo un femminicidio nel 2024? Il report Istat dedicato a quell’anno mostra una tendenza che incide sulla lettura complessiva dei casi: nei femminicidi commessi in ambito familiare l’autore si suicida nel 31,3% degli episodi, mentre nelle uccisioni all’interno della coppia la quota raggiunge il 34%.
Questa spirale di violenza non si chiude con il femminicidio: lascia dietro di sé ferite che colpiscono intere famiglie. Nel 2024 le vittime indirette sono 25 orfani minorenni, e in 17 casi quei bambini perdono entrambi i genitori. Un singolo omicidio diventa così una frattura che si abbatte su un’intera comunità, non solo sulla vita di una donna.
La mappa europea della violenza sulle donne
Nel confronto europeo, dati sempre dell’Istat,l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica degli omicidi volontari di donne: nel 2019 il tasso è 0,36 vittime ogni 100.000 donne, vicino ai livelli di Grecia (0,34) e Irlanda (0,32), e ben sotto la media UE (0,61). I valori più alti si registrano nell’Est: Lettonia arriva a 4,06, Cipro a 2,23, Lituania a 1,47. Anche nei Paesi spesso percepiti come più sicuri, i numeri non sono identici: Finlandia è a 1,07, Danimarca a 0,93, Svezia a 0,49. Se si guarda agli omicidi commessi dal partner, l’Italia si ferma a 0,22 per 100.000 donne, un livello in linea con la Francia (0,32) e la Repubblica Ceca (0,30), ma più alto dei Paesi Bassi (0,22) e più basso della Finlandia (0,54) e della Svezia (0,31).
Il femminicidio è solo la punta dell’iceberg
Il femminicidio è l’estrema conseguenza di un rapporto tossico di coppia, ma quella stessa tossicità non nasce all’improvviso e non vive solo nelle relazioni sentimentali: si manifesta anche nei luoghi di lavoro, nelle amicizie, negli spazi pubblici, ovunque agiscano forme di controllo, intimidazione, denigrazione o abuso. È l’intero ecosistema della violenza di genere a essere più ampio del suo esito finale. Per questo vale la pena guardare ai dati della EU Survey on Gender-Based Violence Against Women and Other Forms of Interpersonal Violence (EU‑GBV), che fotografano il terreno su cui quella violenza si sviluppa.
La violenza di genere, i dati dell’Italia
Il quadro italiano della violenza contro le donne si definisce attraverso alcuni dati precisi. Il 31,7% delle donne tra 18 e 74 anni ha subito nel corso della vita violenza fisica o minacce e/o violenza sessuale da almeno un autore; all’interno di questo valore, il 12,9% indica solo violenza fisica o minacce e il 18,8% riporta violenza sessuale. Nelle relazioni di coppia, tra le donne che hanno avuto almeno un partner, il 13,6% dichiara violenza fisica o minacce e/o sessuale da partner o ex partner, percentuale che raggiunge il 25,9% quando si includono anche le forme di violenza psicologica.
Escludendo i partner, dal compimento dei 15 anni il 24,8% delle donne italiane riferisce violenza fisica o minacce e/o sessuale da altri autori. Il dato comprende un 7,1% che segnala solo violenza fisica o minacce, un 14,3% che indica violenza sessuale diversa dallo stupro e un 3,4% che riporta uno stupro da parte di non partner. Nel contesto lavorativo, il 14,8% delle donne che ha svolto attività lavorativa dichiara di avere subito molestie sessuali almeno una volta nella vita professionale e il 2,3% nei dodici mesi precedenti l’indagine.
L’Italia e il confronto con l’Europa
Messa accanto al resto d’Europa, l’Italia sembra stare in mezzo al guado: non è tra i Paesi più colpiti, ma non è nemmeno tra quelli con i numeri più bassi. La quota di donne che riferisce violenza fisica o minacce e/o sessuale da qualsiasi autore è 31,7%, un valore leggermente più alto della media UE-27 (30,7%). Sulla violenza di partner, invece, l’immagine si ribalta: qui l’Italia scende al 13,6%, un dato più basso del 17,7% europeo.
Il divario cresce quando si guarda fuori dalla coppia. Dal compimento dei 15 anni, il 24,8% delle donne italiane dichiara violenza da non partner, contro il 20,2% dell’UE-27. E nella componente sessuale le distanze aumentano: la violenza sessuale diversa dallo stupro riguarda il 14,3% delle italiane, la media europea è 9,1%. Sul lavoro accade l’opposto: le molestie sessuali toccano il 14,8% delle donne italiane nella vita lavorativa, mentre nell’UE la quota è 30,8%. Una forbice così ampia porta a una domanda inevitabile: perché proprio sul lavoro l’Italia mostra valori così lontani dal resto del continente?
Il “paradosso nordico”: livelli di violenza record
Sembra un controsenso, ma è scritto nero su bianco: il famoso “paradosso nordico” ribalta l’immaginario dei Paesi più avanzati d’Europa. In Finlandia, Svezia e Danimarca, le donne dichiarano livelli di violenza molto più alti rispetto all’Italia. Il dato che apre la forbice è quello della violenza fisica o minacce e/o sessuale nella vita: 57,1% in Finlandia, 52,5% in Svezia, 47,5% in Danimarca. In Italia la quota è 31,7%. Lo stesso scarto si vede quando si parla di non partner: dal compimento dei 15 anni ci si ferma al 24,8% in Italia, mentre si sale al 46,5% in Finlandia, 42,0% in Svezia e 38,2% in Danimarca.
Numeri così distanti non raccontano soltanto quanta violenza avvenga, ma anche quanto venga riconosciuta e dichiarata. Il report sottolinea che nei Paesi nordici pesano una maggiore consapevolezza di ciò che rientra nella violenza di genere e una maggiore disponibilità a parlarne. È un mix che si riflette anche sul lavoro: le molestie sessuali nella vita professionale riguardano il 55,4% delle donne in Svezia, il 53,7% in Finlandia e il 46,4% in Danimarca, contro il 14,8% italiano. Negli ultimi 12 mesi, le percentuali restano molto più alte nel Nord — 11,1%, 5,4%, 6,3% — rispetto al 2,3% registrato in Italia.
Fonte: Istat, EU Survey on Gender-Based Violence Against Women and Other Forms of Interpersonal Violence (EU‑GBV)
I dati sono aggiornati al 2024
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