I primi tre in classifica: Papiniano 1.835 milioni, Humanitas 1.188, Gemelli 917
In Italia il primo nome della sanità privata è Papiniano, la holding che controlla il Gruppo San Donato e l’Ospedale San Raffaele. Nessuno fa meglio di lei: nel 2023 ha fatturato 1.835 milioni di euro, staccando con decisione tutti gli altri operatori. È il vertice di un sistema che, messo insieme, vale molto di più di quanto molti immaginino. I 34 maggiori gruppi privati del Paese hanno infatti raggiunto 12 miliardi di euro di ricavi, con una crescita del 5,7% rispetto al 2022 e del 15,5% rispetto al 2019. Numeri che raccontano un settore già tornato sopra i livelli pre-pandemia e oggi spinto dall’aumento della domanda di prestazioni fuori dal Servizio sanitario nazionale.
I dati provengono dall’aggiornamento 2025 dell’Area Studi Mediobanca, che analizza i principali operatori sanitari privati con ricavi superiori a 100 milioni di euro e ricostruisce l’evoluzione del settore negli ultimi anni. Da questa analisi emerge una crescita tutt’altro che lineare: dopo il calo del 2020, quando il giro d’affari è diminuito del 6,6%, il settore ha registrato un forte recupero nel 2021 con un +13,8%, seguito da un rallentamento nel 2022 al +2,6% e da una nuova accelerazione nel 2023 con un +5,7%. Il report guarda anche al 2024, per il quale è prevista una crescita del 4,8%, un segnale che conferma come il mercato della sanità privata continui a espandersi nonostante le oscillazioni degli ultimi anni.
Come si completa la top 5 della sanità privata italiana
Subito dopo il gruppo leader, il panorama della sanità privata italiana cambia ritmo ma non perde peso specifico. Il primo inseguitore è Humanitas, che nel 2023 ha totalizzato 1.188 milioni di euro di ricavi e rappresenta uno dei poli privati più strutturati del Paese, con attività che spaziano dagli ospedali universitari alla ricerca clinica. Alle sue spalle la competizione è ancora più serrata. Il Policlinico Universitario A. Gemelli ha raggiunto i 917 milioni di euro, confermandosi uno dei principali hub ospedalieri italiani. Poco sotto si colloca il GVM – Gruppo Villa Maria, che ha chiuso l’anno con 897 milioni e una presenza capillare in più regioni. A completare la top five c’è KOS, attivo nella riabilitazione e nelle residenze per anziani, con 752 milioni di euro.
Chi guadagna di più nella sanità privata
Nel 2023 non sono stati solo i grandi gruppi a dettare il ritmo della sanità privata, ma anche quelli che hanno ottenuto le performance economiche più solide. Tra questi compaiono Humanitas, Pro.Med, Salus e Garofalo Health Care, cioè GHC, attivo soprattutto nell’assistenza ospedaliera. A loro si affiancano due tra i maggiori operatori della diagnostica medica, Synlab e Affidea, insieme a S.O. Holding, specializzata nei servizi e nelle strutture per anziani. Se si osserva la redditività operativa, la fotografia diventa ancora più nitida: Affidea guida con un valore del 16,4%, seguita dal gruppo La Villa e da Synlab, entrambe al 12,2%; più indietro si collocano Bianalisi con il 10,9%, Garofalo Health Care con il 10,8% e S.O. Holding con il 10,1%.
La spesa sanitaria italiana nel confronto europeo
Nel confronto europeo sulla spesa sanitaria pubblica, l’Italia si colloca nelle posizioni più basse e questo aiuta a capire perché la sanità privata abbia assunto un ruolo sempre più rilevante. Nel 2023 la spesa pubblica italiana si è fermata al 6,2% del Prodotto interno lordo, ben lontana dal 10,1% di Germania e Francia e sotto anche l’8,9% del Regno Unito e il 7,2% della Spagna. Le stime indicano un lieve aumento al 6,3% nel 2024 e al 6,4% nel 2027, una crescita troppo lenta per colmare il divario con i principali Paesi europei. In questo contesto, con un finanziamento pubblico più contenuto e un sistema sanitario nazionale sotto pressione, la domanda di prestazioni private tende ad aumentare, offrendo ai grandi gruppi l’opportunità di rafforzare la propria presenza nel mercato.
La crescita della sanità privata: i comparti a confronto
La crescita dei principali comparti della sanità privata non è stata uniforme: alcuni hanno accelerato, altri hanno proceduto più lentamente. Dal 2019 al 2023 la diagnostica medica ha segnato l’aumento più forte con un +19,4%, seguita dai servizi ospedalieri e dall’assistenza agli anziani, entrambi al +15,1%. La riabilitazione ha registrato un incremento più contenuto, pari al +5,7%. Nel complesso, i ricavi dei maggiori operatori privati sono saliti del 15,5% rispetto ai livelli pre-pandemia, un dato che aiuta a capire quanto il settore sia cambiato in pochi anni.
Le stime per il 2024 elaborate dall’Area Studi Mediobanca indicano un’ulteriore crescita, anche se più moderata. La diagnostica medica dovrebbe avanzare del 6,5%, l’assistenza agli anziani dell’8,6%, i servizi ospedalieri del 4,9% e la riabilitazione del 4,1%. Considerati insieme, i principali comparti della sanità privata mostrano una crescita attesa del 4,8%, segnalando che il mercato continua a espandersi pur in un contesto più stabile rispetto al biennio precedente.
Dove operano i grandi gruppi della sanità privata in Italia
La geografia della sanità privata italiana non è uniforme: ci sono gruppi che coprono quasi l’intero Paese e altri che concentrano le attività in poche regioni. Tra i più diffusi compaiono KOS, Segesta, S.O. Holding e la Fondazione Don Gnocchi, tutti presenti in nove o più regioni italiane. Nel settore ospedaliero spiccano invece due grandi operatori: il GVM – Gruppo Villa Maria, attivo in dieci regioni, e Garofalo Health Care, cioè GHC, con una presenza in otto regioni. Più concentrati risultano Papiniano, la holding che controlla il Gruppo San Donato e l’Ospedale San Raffaele, e Humanitas, che sviluppano gran parte del loro fatturato in Lombardia.
L’espansione internazionale dei principali gruppi
L’idea che i grandi gruppi sanitari privati siano realtà solo italiane non regge più: una parte consistente del settore ha ormai messo piede oltreconfine. In totale sono otto le società presenti fuori dall’Italia, ma alcune hanno sviluppato una vera strategia internazionale. KOS è la più estesa: gestisce 52 residenze sanitarie assistenziali in Germania, da cui arriva il 29% dei suoi ricavi. Subito dopo c’è il GVM – Gruppo Villa Maria, attivo con 14 presidi esteri che generano il 14,1% del fatturato complessivo. Anche Papiniano, la holding a cui fanno capo il Gruppo San Donato e l’Ospedale San Raffaele, ha accelerato all’estero con nuove acquisizioni in Polonia e con la gestione biennale di un ospedale in Iraq.
Occupazione e costo del lavoro nella sanità privata italiana
Nella sanità privata il peso dell’occupazione è tutt’altro che marginale: nel 2023 gli operatori del settore hanno impiegato più di 92.000 persone, un aumento del 12,6% rispetto al 2019 che mostra quanto le strutture abbiano ampliato organici e servizi. Il costo del lavoro medio è stato pari a 42.900 euro per addetto, un valore che sintetizza mondi diversi: dalle residenze per anziani con i livelli più bassi, ai reparti ospedalieri dove il costo è più elevato. Sono numeri che aiutano a leggere anche la competizione per il personale sanitario, sempre più conteso tra pubblico e privato.
Accanto ai dipendenti crescono però anche i collaboratori esterni, una componente che in alcuni gruppi pesa in modo decisivo. Il GVM – Gruppo Villa Maria ha registrato la quota più alta, con il 56% del personale totale composto da professionisti autonomi. Subito dopo c’è Garofalo Health Care, cioè GHC, con il 49,4%. È una scelta organizzativa che permette flessibilità operativa, ma che segnala anche come una parte significativa dell’attività clinica venga svolta da specialisti non assunti direttamente.
Fonte: Area Studi Mediobanca
I dati sono aggiornati al 2023
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