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Il magnate dei media con un patrimonio di 52,4 miliardi si è ritirato dalle primarie democratiche

Michael Bloomberg, miliardario 78enne ed ex sindaco di New York, si ritira dalle primarie dei Democratici per scegliere il candidato presidente da opporre a Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2020. Bloomberg ha aggiunto che sosterrà Joe Biden, l’ex vicepresidente che ieri ha vinto nettamente negli stati che votavano nel cosiddetto Super Tuesday, il giorno in cui si votano per le primarie in 14 Stati americani.

Una cosa è certa: Bloomberg (entrato in corsa per le primarie democratiche in ritardo rispetto agli altri candidati) non ha badato a spese. Secondo una stima del Washington Post ha speso mezzo miliardo di dollari. Sì, mezzo miliardo di dollari in poche settimane. I risultati, però, non sono stati certo da ricordare. Bloomberg aveva detto che non avrebbe risparmiato per battere Trump. Se parliamo di soldi, però, l’ha già battuto: il magnate dei media – secondo la classifica di Forbes – ha un patrimonio di 52,4 miliardi di dollari, mentre Trump si ferma a 3,1 miliardi di dollari. Come si vede anche nel grafico sopra, la differenza è abissale.

Presidenziali americane, la corsa negli Stati Usa

Michael Bloomberg secondo Forbes è la nona persona più ricca al mondo e la sesta negli Usa con un patrimonio di oltre 52,4 miliardi di dollari. Ha fatto tutti questi soldi con la sua società, la Bloomberg Lp. Ma più che una società è un conglomerato di aziende impegnate nel settore dei media. La gran parte dei ricavi arriva dai Bloomberg Terminal, un software per analisti e operatori del mondo della finanza diventato celebre in tutto il mondo. Un abbonamento costa in media 20mila euro all’anno e si stima che gli abbonati siano 325mila.

L’ex sindaco di New York alle primarie democratiche

Bloomberg è stato amministratore delegato della sua azienda fino a quando si è candidato a sindaco di New York, ruolo che ha ricoperto dal 2002 al 2013. Eletto con i repubblicani, nel 2007 ha lasciato il partito e nel 2018 si è registrato come democratico. Negli ultimi mesi ha contribuito con decine di milioni di dollari alle campagne di alcuni candidati del partito alle elezioni di metà mandato. E si è molto dedicato alle attività filantropiche con donazioni molto consistenti a realtà che si occupano di contrastare il riscaldamento globale e la diffusione delle armi da fuoco. Dopo aver presentato la candidatura si è dimesso dal ruolo di inviato speciale per l’azione sul clima delle Nazioni Unite che ricopriva dal 2014.

Impero delle informazioni finanziarie

Ma si può citare anche la storia dell’impero di Bloomberg, quello che ha permesso ad un uomo nato nel 1942 a Boston da una famiglia di immigrati ebrei di nazionalità russa di diventare la sesta persona più ricca negli Stati Uniti, come si vede nel grafico sopra. Si laurea nel 1964 alla Johns Hopkins University di Baltimora in ingegneria elettronica, ma più tardi avrebbe ottenuto anche un master in business administration alla Harvard University. Nel 1973 Bloomberg diventa socio accomandatario di Salomon Brothers, una banca d’investimento di Wall Street, dove ha diretto il trading azionario e, successivamente, lo sviluppo di sistemi.

Nel 1981 Salomon Brothers viene acquistata da Phibro Corporation e Bloomberg viene licenziato. Usando i soldi (10 milioni di dollari) avuti come partner della banca di investimento ceduta, Bloomberg ha fondato una società chiamata Innovative Market Systems. Sa che la comunità finanziaria è disposta a pagare per avere informazioni commerciali di alta qualità, fornite il più rapidamente possibile e in quante più forme utilizzabili possibili, tramite la tecnologia. E’ una semplificazione, certo, ma è la storia imprenditoriale di Bloomberg.

Bloomberg e le notizie

Bloomberg Lp, comunque, è una multinazionale che comprende radio, tv, riviste e siti di news. Nell’organizzazione lavorano in tutto 2.700 giornalisti, che producono circa 5mila articoli al giorno da 120 paesi diversi, pubblicati su oltre 400 testate diverse. Come ha spiegato il direttore di Bloomberg News, John Micklethwait, nell’editoriale con cui ha spiegato la linea di Bloomberg News nei confronti del proprietario-candidato non è la prima volta che un editore si candida ma è la prima volta che lo fa il proprietario di un’azienda di queste dimensioni.

Nelle tasche di Trump

Donald Trump è lontanissimo: è 275° nella classifica di Forbes dei più ricchi d’America. Non solo: da quando è presidente degli Stati Uniti ha perso 116 posizioni. Adesso ha un patrimonio di 3,1 miliardi di dollari realizzato in gran parte con gli investimenti immobiliari, storico business della famiglia.

Secondo Forbes la discesa è da imputare in particolare al calo di appeal del brand Trump anche perché spesso le soluzioni dell’azienda, che siano progetti immobiliari o cravatte (non è un esempio a caso), non vengono più vendute con lo storico marchio. Vanno meglio, invece, il suo hotel a Washington e un golf resort di Miami, che si è ripreso dopo anni di perdite. continua a brillare e il golf resort a Miami è cresciuto dell’1%, dopo anni di perdite.

Trump Organization

La Trump Organization è un conglomerato internazionale privato con sede nella Trump Tower a Midtown Manhattan in New York. L’azienda è stata fondata da Elizabeth Christ Trump, nonna di Donald Trump, nel 1923 con il nome di Elizabeth Trump & Son ma lo stesso Donald nel 1971 ha cambiato il nome. Dal 1971 al 2017, Trump ha gestito personalmente l’azienda, come chairman e presidente, ma dopo l’elezione a presidente ha deciso di passare la gestione della società ai due figli più grandi, Donald Trump Jr. e Eric Trump che, insieme al fidato direttore finanziario Allen Weisselberg, svolgono il ruolo di trustees (fiduciari) durante il periodo della presidenza.

Ma di che cosa si occupa la Trump Organization? Di sviluppo immobiliare, investimenti, brokeraggio, vendite e marketing, e amministrazione immobiliare. Essa è proprietaria, gestisce, investe, e sviluppa proprietà residenziali, hotel, resort, grattacieli e campi da golf in varie nazioni, oltre a detenere la proprietà di svariati ettari di proprietà immobiliare in tutta Manhattan. Ma la società investe anche in settori del tutto diversi come intrattenimento, pubblicazione di libri e riviste, media, model management, vendita al dettaglio e online, servizi finanziari, sviluppo di giochi, distribuzione di beni alimentari, educazione in ambito economico, voli aerei e via elicottero, viaggi online, e concorsi di bellezza.

I dati si riferiscono al: 2019 

Fonte: Forbes 

Leggi anche: Trump ama la Francia il doppio dell’Italia
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