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Disoccupazione al 3,7%, retribuzioni in crescita e boom in Borsa ma la bilancia commerciale peggiora

Il 6 novembre prossimo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, finirà sulla graticola. Lo aspettano le elezioni di metà mandato (mid-term) attraverso le quali gli americani rinnoveranno l’intera Camera dei deputati (435 seggi), un terzo dei 100 senatori più una serie di governatori e sindaci. I sondaggi danno i democratici in vantaggio e, anche se il vantaggio si è assottigliato man mano che ci si avvicinava alle urne, alle elezioni americane 2018, è possibile che si verifichi un cambiamento di maggioranza alla Camera, ora in mano ai repubblicani.

Sarebbe difficile, a quel punto, per il presidente continuare a governare con la stessa disinvoltura degli ultimi due anni anni durante i quali l’economia americana è cresciuta, e su questo Trump punterà per ribaltare le previsioni, ma non abbastanza come il presidente avrebbe voluto. Ecco gli indicatori fondamentali per giudicare i primi due anni di presidenza di The Donald.

Le elezioni americane 2018

Iniziamo con il Pil. Il grafico sopra mostra l’andamento del Prodotto Interno Lordo americano dall’inizio del mandato fino al terzo trimestre del 2018. Come si vede la crescita c’è stata: tra luglio e settembre 2018 l’economia americana è crescita addirittura del 4,2%, il livello maggiore da quando Trump ha fatto il suo ingresso nella Casa Bianca. Una boccata d’ossigeno dopo ben tre trimestri di calo.

Il problema è che Trump, come invece aveva promesso in campagna elettorale, non è riuscito ad abbassare il debito pubblico in modo significativo. Debito che, dal 2004 ad oggi, è triplicato soprattutto grazie alle riforme “sociali” volute da Obama. Ecco i numeri.

Tra il 2016 (ultimo anno di presidenza Obama) e il 2017 il rapporto è calato dello 0,4%, troppo poco. E questo nonostante che in Usa esista un limite legale oltre al quale il Paese non può indebitarsi. Il problema è che questo limite legale è stato continuamente innalzato, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo. Questo è il motivo per i quale nel 2017 il rapporto debito/Pil in Usa è a quota 105,4%. Per il 2018 le previsioni parlano di un ulteriore aumento fino addirittura al 107-108% del Pil.

Quanto pesa la bilancia commerciale

Anche l’andamento della bilancia commerciale non depone a favore del presidente. Ecco l’andamento fino ad agosto del 2018.

Il peggioramento del saldo è evidente: ad agosto il deficit era pari a 53 miliardi e 237 milioni di dollari rispetto ai 44 miliardi e 407 milioni di settembre 2017. In altre parole la politica dei dazi all’import del presidente sembra non abbia ancora sortito nessun effetto e, quindi, non potrà portare questo successo di fronte agli americani al momento del voto.

L’occupazione con Trump

Ma esistono molti altri dati che depongono a  favore del presidente. Uno di questi è l’andamento del tasso di disoccupazione che segnala che in Usa si è sostanzialmente arrivati alla piena occupazione. Un bel risultato alla vigilia delle elezioni americane 2018.

Obama ha lasciato il Paese con un tasso di disoccupazione del 4,8% (gennaio 2017), Trump lo ha migliorato di più di un punto percentuale: a settembre 2018 il tasso di disoccupazione è al 3,7%, uguale al dato di agosto e in calo dello 0,2% rispetto al dato di luglio e giugno. A gennaio del 2018 la disoccupazione era pari al 4,1% e questo significa che il calo della disoccupazione si è “spalmato” su praticamente tutti i 24 mesi di presidenza Trump.

Aumentano i salari

Cresce l’occupazione ma crescono anche i salari. A settembre 2018 la paga oraria media in Usa è stata di 27,24 dollari l’ora. Ecco il grafico.

Ad agosto del 2018 la paga oraria media era più bassa: 27,16 euro; a luglio di 27,07 e solo un anno fa era pari a 26,15 dollari l’ora. Sono probabilmente questi ultimi due dati, disoccupazione e retribuzioni, quelli sui quali Trump farà leva per ribaltare le previsioni delle elezioni americane 2018 che lo vedono soccombere di fronte ai democratici. Ma, in realtà, c’è anche un altro dato che depone a suo favore: l’andamento della Borsa americana.

Il New York Staock Exchange non ha mai toccato un livello così alto come con Trump presidente. Dopo aver superato in scioltezza i 20mila punti poco dopo il suo ingresso alla Casa Bianca, l’indice di Borsa non ha praticamente mai smesso di correre. A inizio ottobre era a quota 26.447 punti e, nonostante aumentino le previsioni di un improvviso aggiustamento dei corsi azionari, è possibile che prima della fine della presidenza Trump la Borsa possa sfondare l’incredibile livello di 30mila punti.

I dati si riferiscono al: 2017-2018

Fonte: Us Census Bureau, Nyse, Office Congressional Budget Office

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