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Abbiamo un indice di Gini di 33,4. Il Paese è il peggiore dell’Europa occidentale

Italia diseguale. Ma, in alcune regioni, più diseguale che nelle altre. Sicilia e Campania sono le regioni in cui – semplificando – i redditi sono più concentrati nelle mani di pochi. Prima di tutto, però, dobbiamo dire che l’Italia è, prendendo l’indice di Gini, il Paese più diseguale dell’Europa Occidentale. Arriviamo a 33,4 (l’Ocse calcola il coefficiente da 0 a 100 e non da 0 a 1 come l’Istat) e veniamo superati solo dai Paesi dell’Europa dell’Est. In Europa in testa alla classifica della disuguaglianza ci sono infatti Bulgaria, Lituania, Lettonia, Serbia e Romania. Bisogna anche ricordare che l’indice di Gini in Europa è più basso rispetto al resto del mondo. Negli Stati Uniti va oltre 40, come in Sudamerica e gran parte dell’Africa e dell’Asia.

Che cosa è l’indice di Gini

Ma andiamo con ordine: che cos’è l’indice di Gini? E’ l’indicatore per eccellenza per misurare la disuguaglianza tra ricchi e poveri è l’indice di Gini. Inventato da uno statistico italiano, Corrado Gini. Misura come è distribuito il reddito di un dato Paese o regione, tra le famiglie. L’indice di Gini va da 0 a 1: lo 0 sta per assenza totale di disuguaglianza, e 1 disuguaglianza massima. Se in Italia l’indice di Gini fosse 1 avremmo il massimo di disuguaglianza sociale perché tutta la ricchezza sarebbe in mano ad una sola persona.

Calcolare la disuguaglianza

Con i dati dell’Istat si può vedere quali sono le differenze all’interno di ogni Paese tra le varie Regioni o aree geografiche che lo compongono. Noi lo abbiamo fatto per l’Italia ed ecco il risultato. L’Istat ha calcolato l’indice di Gini per il 2017 (ultimo anno disponibile nei dati). I criteri per i calcoli sono complessi, e non corrispondono interamente a quelli usato dall’Ocse, ma danno l’idea della differenze nelle condizioni tra le famiglie di una stessa regione.

Le regioni italiane

L’Istat fa due calcoli differenti: include i fitti imputati o li esclusi. Includere i fitti imputati vuol dire considerare nel reddito la componente figurativa che deriva dalla proprietà della abitazione in cui si vive. Il valore viene stimato dallo stesso proprietario in base al prezzo che, si stima, pagherebbe per un affitto mensile in un appartamento simile. Nel primo caso la Campania è la regione più diseguale in Italia con un coefficiente di 0,332. Seguono Sicilia, Lazio, Basilicata e Calabria. Nel secondo caso in testa c’è la Sicilia in testa con un coefficiente di 0,375 davanti a Lazio, Calabria, Campania e Basilicata. Come si vede anche dal grafico in alto, in cui si può fare un confronto tra le due classifiche, le regioni che occupano le prime posizioni restano le stesse. Cambia solo l’ordine.

Divario Nord-Sud, ma non solo

Il Sud, insomma, rimane l’area più disuguale d’Italia anche perché sconta la presenza di un maggior numero di persone senza un reddito, donne e giovani soprattutto, e più famiglie monoreddito. Però, si possono fare anche altre valutazioni, in buona parte diverse dal quadro abituale che emerge da questo tipo di statistiche. Andando nel dettaglio, il Sud tirrenico è più diseguale di quello adriatico. Non a caso, il Lazio dalle classifiche che si possono elaborare dai dati Istat è una delle regioni peggiori su questo fronte. Le migliori, invece, si concentrano in particolare a Nord-Est e al Centro.

La disuguaglianza nei redditi

Se vogliamo avere una idea più approfondita della disuguaglianza regione per regione e dei numeri non troppo datati possiamo, però, affidarci anche ad un altro indicatore. L’Istat misura pure il rapporto tra il reddito disponibile del 20% più ricco della popolazione e quello del 20% più povero, ovvero di quanto i ricchi sono più ricchi dei poveri. E’ un indice piuttosto semplice e mostra bene come sia profondo il gap tra le regioni.

Partendo dai dati del 2017 scopriamo che per i residenti nel Mezzogiorno è più accentuata la disuguaglianza reddituale. Il 20% più ricco della popolazione riceve un ammontare di reddito, inclusivo degli affitti figurativi, pari a 5,7 volte quello della fascia più povera, mentre il dato più basso si registra nel Nord-est (4,0), denotando un più contenuto livello della disuguaglianza dei redditi in tale area geografica seguita dal Nord-ovest (4,5) e dal Centro (4,8).

In base agli ultimi dati disponibili per le singole regioni, quelli del 2016, la Sicilia è la più disuguale d’Italia con un punteggio pari a 8,3, ovvero il 20% più ricco dei siciliani ha un reddito 8,3 volte più alto del 20% più povero. Poi vengono il Lazio, la Sardegna, la Campania, tutti sopra il 6. Il Sud è a 6,3 in media. Veneto, Valle d’Aosta e la provincia di Bolzano sono, al contrario, le aree dove le persone sono più uguali: il loro indice è pari ad appena 3,8. Sotto il 4 ci sono anche il Friuli Venezia Giulia. Per capirsi: è meno della metà dei valori siciliani o meridionali in generale. Il Nord è a quota 4,7, soprattutto per il 5,2 della Lombardia, che presenta un grado di disuguaglianza superiore a quello della gran parte delle altre regioni del Settentrione. Forse, quindi, non è vero che la disuguaglianza uccide la crescita. Ma questo è un altro discorso.

I dati si riferiscono al: 2015-2017

Fonte: Ocse, Istat

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