I nuovi mutui crescono del 33%: alle opere pubbliche il 93,4% dei finanziamenti
Mentre nuovi cantieri e investimenti tornano a cercare risorse, il peso dei vecchi finanziamenti continua lentamente a ridursi. È questa la fotografia che emerge dall’indagine della Ragioneria Generale dello Stato: al 1° gennaio 2026 il debito residuo da mutui di Regioni ed enti locali è sceso a 51,9 miliardi di euro, dai 53,3 miliardi dell’anno precedente, nonostante nel 2025 le nuove concessioni siano aumentate del 33%, passando da 2,22 a 2,96 miliardi.
Gli enti territoriali sono dunque tornati a utilizzare maggiormente il credito per finanziare gli investimenti, mentre il rimborso dei prestiti già contratti ha continuato a contribuire alla riduzione del debito residuo. L’indagine è stata realizzata raccogliendo i dati sui mutui e sulle obbligazioni forniti da 22 istituti di credito italiani e dalla Cassa Depositi e Prestiti. Non comprende quindi tutte le passività degli enti, i finanziamenti provenienti dall’estero e il debito di soggetti come le aziende sanitarie, e non coincide con il dato complessivo calcolato dalla Banca d’Italia.
Come cambia il debito di Regioni e Comuni
Ogni anno, nei bilanci degli enti territoriali, nuovi finanziamenti si affiancano al rimborso dei prestiti contratti in passato. I 51,9 miliardi indicano il debito residuo, cioè la parte dei mutui che deve ancora essere restituita: 23,5 miliardi fanno capo a Regioni e Province autonome e 28,4 miliardi a Province, Comuni e Comunità montane. Si tratta quindi di uno stock accumulato negli anni, mentre i 2,96 miliardi di nuove concessioni comprendono soltanto i mutui accordati nel 2025. Le due grandezze non sono direttamente confrontabili: nonostante l’aumento dei nuovi finanziamenti, il debito ancora da rimborsare è diminuito di 1,4 miliardi.
Debito degli enti locali: il calo dopo il 2011
Allargando lo sguardo agli ultimi venticinque anni, le due componenti del debito territoriale mostrano andamenti molto diversi. Per gli enti locali, cioè Province, Comuni e Comunità montane, l’esposizione è cresciuta dai 40 miliardi del 2001 fino a sfiorare i 51 miliardi nel 2011. Da quel momento la tendenza si è invertita in modo netto: il debito è diminuito ogni anno, fino a raggiungere i 28,4 miliardi al 1° gennaio 2026. Rispetto al massimo del 2011, la riduzione è di circa 22,6 miliardi, pari al 44%. Lo stesso andamento emerge dal dato pro capite, sceso nello stesso periodo da 841 a 482 euro per abitante.
Più articolata è stata la traiettoria di Regioni e Province autonome. Partito da appena 4,1 miliardi nel 2001, il loro debito è aumentato nel lungo periodo, alternando fasi di crescita e riduzione, fino a raggiungere il massimo di 25,3 miliardi al 1° gennaio 2023. Da allora si sono registrati tre cali consecutivi, che hanno riportato l’esposizione a 23,5 miliardi all’inizio del 2026. Nell’ultimo anno anche il valore pro capite è diminuito, passando da 411,9 a 398,8 euro.
Chi ha ottenuto nuovi mutui nel 2025
Ma da quali amministrazioni è arrivata la nuova domanda di credito? Dei 2,96 miliardi concessi nel 2025, 1,84 miliardi sono andati agli enti locali e 1,12 miliardi a Regioni e Province autonome. All’interno del primo gruppo, 902 milioni sono stati ottenuti dai Comuni capoluogo, quasi la metà dell’intero importo. Seguono i piccoli Comuni con meno di 20 mila abitanti, ai quali sono andati 582 milioni, e i Comuni non capoluogo più grandi, con 276 milioni. Le Province hanno ricevuto 76 milioni, mentre il ricorso al credito delle Comunità montane è stato quasi nullo. Questi dati fotografano chi ha acceso nuovi mutui per investire nel corso dell’anno, ma non indicano necessariamente quali siano gli enti più indebitati.
Investimenti pubblici: come sono impiegati i nuovi mutui
Seguendo il percorso dei nuovi finanziamenti, i mutui si trasformano soprattutto in strade, trasporti, edifici e impianti. Gli enti locali possono infatti indebitarsi per realizzare opere e acquistare beni destinati a durare nel tempo, non per sostenere le normali spese di funzionamento, come stipendi e utenze. Nel 2025 hanno ottenuto complessivamente 1,84 miliardi di euro, 220 milioni in più rispetto all’anno precedente. Di questi, 1,72 miliardi, pari al 93,4%, sono stati destinati alle opere pubbliche. L’importo è cresciuto del 12,2%, anche se la sua quota sul totale è leggermente diminuita rispetto al 94,6% del 2024.
A guidare gli investimenti sono viabilità e trasporti, con 476 milioni, e impianti e attrezzature ricreative, come strutture sportive, parchi e spazi per lo spettacolo, con 447 milioni. Insieme, queste due voci assorbono oltre la metà dei nuovi mutui. L’edilizia pubblica ha ricevuto 315 milioni, il 42,3% in più rispetto al 2024, mentre l’edilizia sociale, che comprende scuole, palestre e asili, è rimasta sostanzialmente stabile a 184 milioni. La crescita più forte riguarda le “opere varie”, tra cui urbanizzazioni, edifici religiosi e interventi che interessano più settori: i finanziamenti sono più che raddoppiati, passando da 77 a 157 milioni.
In direzione opposta si muovono le opere igienico-sanitarie, come fognature, depuratori e impianti per lo smaltimento dei rifiuti: i mutui sono scesi da 180 a 70 milioni, con una riduzione del 61%. Calano anche le opere marittime, da 8 a 4 milioni, quelle idriche, da 13 a 11 milioni, e gli investimenti energetici, da 51 a 50 milioni. Altri 121 milioni, il 6,6% del totale, sono stati utilizzati per acquistare mezzi di trasporto, sistemi informatici, macchinari e terreni: 33 milioni in più rispetto al 2024, pari a un aumento del 38,3%.


Quali Regioni hanno il debito più alto
Spostandosi lungo la penisola, il peso dei mutui cambia profondamente da una Regione all’altra. Considerando soltanto i debiti contratti direttamente dalle Regioni e dalle Province autonome, il Lazio presenta l’esposizione più elevata: 8,88 miliardi di euro, pari al 37,7% del totale. Seguono la Sicilia con 3,89 miliardi, la Campania con 2,36 miliardi e il Piemonte con 2,31 miliardi.
Il divario resta ampio anche in rapporto alla popolazione: nel Lazio il debito regionale raggiunge 1.555 euro per abitante, davanti a Sicilia con 813 euro, Sardegna con 601 e Calabria con 581. All’estremo opposto si trovano le Marche con 21 euro per abitante, la Puglia con 83 e il Veneto con 95. Questi valori misurano il debito ancora da restituire, ma non bastano da soli a stabilire quali amministrazioni siano più virtuose: un’esposizione più bassa può dipendere anche dal numero di investimenti realizzati e dalla scelta di finanziarli con risorse diverse dai mutui.
Debito pro capite di Comuni e Province
Scendendo dal livello regionale a quello di Comuni e Province, la mappa del debito cambia ancora. In questo caso l’indagine non presenta i dati dei singoli Comuni, ma somma l’esposizione di tutti gli enti locali presenti in ciascuna regione, comprese Province e Comunità montane. In valore assoluto, il totale più elevato si registra in Lombardia, con 4,83 miliardi di euro, seguita dal Lazio con 3,67 miliardi, dal Piemonte con 3,10 miliardi e dalla Campania con 2,98 miliardi.
Se il debito viene rapportato alla popolazione, però, al primo posto sale la Calabria con 810 euro per abitante. Seguono la Liguria con 752 euro, l’Abruzzo con 743, le Marche con 736 e il Piemonte con 729. I livelli più bassi si trovano invece in Trentino-Alto Adige, con 92 euro per abitante, Sardegna con 255, Sicilia con 259 e Veneto con 295.
Come si distribuisce il debito degli enti locali
Non è soltanto il luogo a fare la differenza, ma anche la dimensione e il ruolo degli enti. Le due quote maggiori del debito locale si trovano infatti ai lati opposti della mappa amministrativa: da una parte i Comuni capoluogo, con un’esposizione residua di 10,43 miliardi di euro, pari al 36,7% del totale; dall’altra i Comuni con meno di 20 mila abitanti, che concentrano altri 10,03 miliardi, il 35,3%. Insieme, grandi città e piccoli centri rappresentano quindi il 72% del debito di Province, Comuni e Comunità montane. Più contenuta è l’esposizione dei Comuni non capoluogo con oltre 20 mila abitanti, pari a 4,43 miliardi, e quella delle Province, che si attesta a 3,50 miliardi.
La distribuzione regionale dei nuovi mutui
La geografia cambia ancora se si lascia da parte il debito accumulato negli anni e si seguono soltanto i nuovi mutui concessi nel 2025 agli enti locali di ciascuna regione. Dei complessivi 1,84 miliardi, 603 milioni sono andati al Lazio, che da solo ha assorbito quasi un terzo del totale nazionale. Seguono la Lombardia con 255 milioni, la Toscana con 148, l’Emilia-Romagna con 146 e il Veneto con 134 milioni: insieme, queste cinque regioni concentrano il 70% delle nuove concessioni. Il Piemonte ha ricevuto 84 milioni, pari al 4,6% del totale.
Il confronto cambia parzialmente quando gli importi vengono rapportati alla popolazione: a fronte di una media nazionale di 31 euro per abitante, il Lazio sale a 106 euro, l’Abruzzo a 54 e la Toscana a 41, mentre il Piemonte si ferma a circa 20 euro. I valori più bassi si registrano in Sardegna, con meno di 6 euro per abitante, e in Trentino-Alto Adige, con circa 10 euro. Anche in questo caso si tratta dei finanziamenti ottenuti nel solo 2025 e non dell’intero debito ancora da restituire.
Mutui degli enti locali: quanto costano le rate
Accendere un mutuo permette di finanziare un investimento nell’immediato, ma impegna i bilanci pubblici per molti anni. Ogni rata comprende una quota capitale, che restituisce parte della somma ricevuta e riduce il debito residuo, e una quota interessi, che rappresenta il costo del finanziamento. Nel 2025 le rate dovute da Province, Comuni e Comunità montane hanno raggiunto complessivamente 2,76 miliardi di euro, l’8,1% in più rispetto ai 2,55 miliardi dell’anno precedente.
L’aumento riguarda soprattutto la quota capitale, cresciuta del 16,9% fino a 1,72 miliardi, mentre quella relativa agli interessi è diminuita del 3,8%, fermandosi a 1,05 miliardi. Le rate sono aumentate in particolare per le Province, del 14%, per i Comuni capoluogo, del 12,8%, e per i Comuni non capoluogo con più di 20 mila abitanti, del 12%. Per Regioni e Province autonome sono risultate dovute rate per altri 1,67 miliardi, portando il totale degli enti territoriali oltre i 4,4 miliardi. La restituzione delle quote capitale contribuisce così a ridurre gradualmente il debito accumulato, anche se non consente, da sola, di spiegare l’intera variazione registrata nel corso dell’anno.
Regioni e Comuni emettono sempre meno obbligazioni
Accanto ai mutui, gli enti territoriali possono raccogliere risorse anche emettendo obbligazioni: titoli acquistati dagli investitori, ai quali vengono restituiti nel tempo il capitale e gli interessi. Anche questo strumento può essere utilizzato esclusivamente per finanziare investimenti e non le spese correnti. Il suo peso, tuttavia, si è progressivamente ridotto: dopo emissioni per 1,54 miliardi nel 2005 e 2,87 miliardi nel 2006, i nuovi collocamenti sono diventati sempre più sporadici. Il campione ne registra 203 milioni nel 2021 e nessuna nuova emissione dal 2022.
Nel frattempo, il valore delle obbligazioni ancora detenute dagli istituti coinvolti è sceso da 2,47 miliardi al 1° gennaio 2025 a 2,18 miliardi un anno dopo, con una diminuzione dell’11,6%. Quasi la metà dello stock attuale, 1,02 miliardi, riguarda le Regioni; seguono i Comuni capoluogo con 658 milioni, le Province con 292 milioni e gli altri Comuni con poco più di 210 milioni complessivi. Si tratta però di una fotografia parziale: l’indagine considera soltanto i titoli sottoscritti dagli istituti italiani del campione, escludendo quelli collocati presso operatori esteri e quelli acquistati sul mercato secondario.
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Fonte: Ragioneria Generale dello Stato
Anno di riferimento: 2025
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