Solo il 12–27% degli adolescenti che ha avviato il percorso continua il trattamento
A 13 anni, in Italia, si può già cambiare sesso all’anagrafe. È successo a La Spezia, dove un tribunale ha riconosciuto a un adolescente la possibilità di cambiare sesso e il proprio nome a conclusione di un percorso psicologico e ormonale giudicato “maturo e consapevole”. Il giudice ha firmato la decisione, mentre il Centro di andrologia ed endocrinologia dell’ospedale Careggi di Firenze ha seguito il percorso sanitario. Una vicenda che arriva a sentenza e fa notizia soprattutto per l’età del ragazzo. Ma il punto non è ovviamente il singolo caso: cosa accade quando la disforia di genere riguarda i minori, e come la affrontano oggi i diversi Paesi?
Negli ultimi anni le risposte sono diventate sempre più divergenti. Negli Stati Uniti e in Canada l’accesso ai percorsi di transizione in età adolescenziale è ampio; in diversi Paesi europei, invece, le istituzioni sanitarie stanno rivedendo protocolli e limiti di età.
Si sta usando troppo la triptorelina?
Tutto sta nell’uso della triptorelina nei percorsi per i minori con disforia di genere (vero o presunta) e più in generale sull’opportunità di prescrivere ai preadolescenti i bloccanti della pubertà, farmaci che ritardano o sospendono lo sviluppo sessuale per “guadagnare tempo” prima di eventuali scelte successive. Il trattamento interviene in una fase in cui lo sviluppo fisico e psicologico è ancora in corso e, proprio per questo, la mancanza di evidenze definitive sugli effetti a lungo termine ha spinto diversi Paesi a rivedere i protocolli.
Anche in Italia le ispezioni volute dal ministero della Salute hanno voluto prendere in esame l’intero percorso clinico dei minori con disforia di genere, inclusa proprio la prescrizione dei bloccanti della pubertà che possono essere somministrati, in Italia, da 46 centri del Servizio sanitario nazionale dedicati ai servizi per le persone transgender, come mostra il grafico in apertura.
Disforia di genere nei minori: l’Europa frena
In assenza di dati ufficiali sull’Italia, gli unici che utilizza questa testata, vediamo che cosa succede all’estero. Tra il 2017 e il 2021, il numero di minori negli Stati Uniti e in Canada sottoposti a trattamenti con i bloccanti della pubertà o ormoni sessuali è più che raddoppiato e le diagnosi di disforia di genere in età pediatrica sono addirittura triplicate. Ma c’è un dato che pesa più di tutti: gli studi disponibili indicano che solo tra il 12% e il 27% degli adolescenti che pensavano di essere transgender, hanno continuato i trattamenti anche in età adulta. Significa che tra il 73% e l’88% dei casi i trattamenti sono stati sbagliati. È questo divario tra l’aumento delle diagnosi e la bassa persistenza nel tempo a orientare il dibattito scientifico, soprattutto in Europa.
Questo quadro emerge da Teenagers, Children, and Gender Transition Policy (luglio 2024), un report che paragona Europa, Stati Uniti e Canada nel modo in cui regolano l’accesso dei minori ai percorsi di transizione di genere. Il confronto tra regole, protocolli sanitari ed età di accesso evidenzia che in Europa (soprattutto nei Paesi del Nord) le istituzioni hanno alzato le soglie di età e limitato l’uso dei trattamenti, mentre in Nord America la scelta della persona che ritiene di essere di un sesso “sbagliato” è ancora determinante.
A che età si iniziano i trattamenti di disforia di genere?
Uno dei punti che più dividono i Paesi riguarda l’età di inizio dei trattamenti. Negli Stati Uniti i bloccanti della pubertà vengono prescritti fin dall’inizio dello sviluppo puberale: ci sono casi documentati che dimostrano che il trattamento è iniziato addirittura a 8 anni. In Canada manca una soglia nazionale di età: in diverse province i trattamenti possono iniziare già all’inizio della pubertà e, in Ontario, il report segnala trattamenti avviati prima che la valutazione clinica fosse completata. Come mai? Perché il modello sanitario dell’Ontario privilegia l’accesso facilitato ai trattamenti, anche se non esistono studi sugli effetti a lungo termine di questi trattamenti.
Vediamo che cosa succede in Europa. Nei Paesi del Nord le soglie di età sono state alzate e l’approccio è diventato più prudente. In Finlandia i bloccanti sono previsti dai 13 anni con il consenso dei genitori; in Danimarca dai 12 con consenso e dai 15 senza. In Svezia e nel Regno Unito, infine, l’uso dei bloccanti nei minori è stato limitato o sospeso. È soprattutto in quest’area del continente che il dato sulla bassa persistenza della disforia in età adulta ha portato a rallentare l’accesso ai trattamenti e a rivedere i protocolli.
Quando si prendono gli ormoni cross-sex
Il divario si accentua passando dai bloccanti della pubertà agli ormoni cross-sex, i farmaci che inducono cambiamenti fisici tipici del sesso opposto. Negli Stati Uniti questi farmaci sono stati utilizzati anche da persone con meno di 13 anni con il consenso dei genitori; nell’Oregon l’accesso è possibile dai 15 anni anche senza consenso. In Canada, in British Columbia la prescrizione è consentita a qualsiasi età, anche senza il consenso dei genitori mentre nel Quebec la normativa non indica una soglia minima di accesso.
Nei Paesi del Nord Europa la soglia è più alta: l’avvio delle terapie ormonali avviene in genere tra i 16 e i 18 anni e in Svezia gli ormoni cross-sex non sono più disponibili per i minori, se non in casi molto particolari.
La linea rossa della chirurgia sui minori
Quando si passa alla chirurgia sui minori, le differenze tra Paesi diventano evidenti. È qui che si apre il vero spartiacque. Negli Stati Uniti il report cita interventi chirurgici al torace, cioè la rimozione del tessuto mammario, effettuati anche a 12 anni. Le linee guida della World Professional Association for Transgender Health, l’organizzazione che definisce gli standard di cura, indicano che alcuni interventi chirurgici possono essere valutati dai 15 anni. In Canada la chirurgia genitale non è mai consentita sotto i 18 anni mentre quella al torace può essere effettuata dai 16 anni, come avviene ad esempio in Quebec e Nova Scotia.
In Europa la linea è più restrittiva: quasi ovunque la chirurgia è vietata sotto i 18 anni con poche e molto circoscritte eccezioni. Nei Paesi Bassi e in Norvegia, ad esempio, è prevista la possibilità di una mastectomia dai 16 anni ma si tratta di casi limitati e soggetti a criteri stringenti.
Fonte: Teenagers, Children, and Gender Transition Policy (luglio 2024), The Aristotle Foundation for Public Policy – Landmark Study Series
I dati sono aggiornati al 2017-2021
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