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Da un utile di 8mila euro a una perdita-mostre. Arrestati gli ex manager

Come una banca va a gambe all’aria. Dai numeri del bilancio 2018 della Banca Popolare di Bari emerge la genesi del crack del colosso bancario del Sud salvato dal governo Conte bis con un piano da 900 milioni di euro (che possono salire fino a 1,4 miliardi).

Dal 31 gennaio 2020, tra l’altro, Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio, il primo ex presidente del Cda e amministratore di fatto della Banca Popolare di Bari e il secondo vice direttore generale e direttore generale di fatto dell’istituto di credito barese, sono agli arresti domiciliari. A loro sono contestati a vario titolo i reati di falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza.

Il crack della Banca Popolare di Bari

I numeri appaiono chiarissimi anche dalla tabella qui sopra. In un anno quasi tutti gli indici sono peggiorati. Il margine di interesse, ovvero la differenza tra gli interessi attivi incassati da una banca, ricavati dai prestiti concessi, e gli interessi passivi, quelli invece pagati dalla banca ai depositanti, è in calo del 7,5%, mentre le commissioni nette, ovvero il ricavato dai servizi per la clientela, scendono dell’1,8%.

Ma è il risultato netto della gestione finanziaria che è crollato in modo preoccupante. Da 275 milioni e 961 mila a 65 milioni e 972 mila, -76,1%. Si tratta della somma del margine di intermediazione e delle rettifiche di valore, ovvero della svalutazione del valore dei crediti, fatta con vari criteri tecnici, quando questi sono considerati deteriorati. Sostanzialmente nel 2018 ci si è decisi a inserire in bilancio il minor valore di quei crediti che più difficilmente potranno essere restituiti alla banca.

Il dramma di 70mila azionisti

Nel frattempo sono aumentati i costi operativi. Da 286 milioni e 929 mila a 291 milioni e 731 mila euro, dell’1,7%. E non è colpa dei costi per il personale, che sono scesi del 7,7%, a fronte di una diminuzione dell’1,7% dei lavoratori e del 4% delle filiali, ma delle altre spese amministrative, cresciute invece del 9,7%. Il risultato finale è che la Banca Popolare di Bari è andata in perdita, da un’utile di 8mila euro si è passati a un passivo di 432 milioni e 490mila euro.

La responsabilità principale è la messa in bilancio della svalutazione dei crediti deteriorati di cui in realtà già si sapeva, e che però non erano stati calcolati nel modo giusto nei bilanci precedenti. Dal punto di vista patrimoniale c’è un deterioramento delle attività, in calo del 5,1%, soprattutto a causa dell’azzeramento del valore di avviamento, ma ancora di più, del 12,3%, cala il valore ponderato delle attività, ovvero quello che si ottiene diminuendo il valore dei crediti o delle attività finanziarie possedute (obbligazioni, titoli) in base alla loro rischiosità, per esempio alla probabilità che un credito venga restituito.

Banca poco solida

In particolare gli impieghi, ovvero i mutui e i crediti verso la clientela sono diminuiti del 9,3%, scendendo a 7 miliardi, 83 milioni e 393mila euro. Tra questi quelli in sofferenza (non più esigibili) sono 201 milioni e 361 mila.
Calata del 6% la raccolta totale, ora di 12 miliardi, 964 milioni e 448 mila euro. Si era già incrinata quindi la fiducia del grande pubblico. Comprendendo la fortissima diminuzione dei fondi propri, -36,4%, il patrimonio netto della banca scende del 54%, a 493 milioni e 267 mila. Ma soprattutto quello che preoccupa i mercati e ha portato all’azzeramento del valore del titolo di Banca Popolare di Bari, sono stati gli indici normalmente usati per giudicare lo stato di salute di un istituto bancario.

Il patrimonio della banca

Il Tier 1 capital ratio, ovvero il rapporto tra il cosiddetto patrimonio di base e di prima qualità, composto da capitale versato, riserve, utili non distribuiti, e le attività ponderate per il rischio, quindi diminuite di valore in base alla minore possibilità che un credito sia restituito. E’ sceso dall’11,21% del 2017 al 7,19% di fine 2018 al 6,22% di giugno. Secondo i requisiti di Bankitalia dovrebbe essere del 3,2% superiore. Il Tier 1 capital ratio in questo caso è uguale al CET1 ratio, ovvero la il Common Equity Tier Ratio, che è il rapporto sempre tra il patrimonio di prima qualità ma senza alcuni elementi come per esempio azioni privilegiate. Qui il 6,22% è dell’1,5% inferiore ai requisiti.

Il problema del capitale

Male anche il Total capital ratio. Si tratta di tutto il capitale, non solo del patrimonio “di prima qualità” sempre rapportato alle attività ponderate. E’ all’8,12%, era al 9,46% a fine dicembre e al 13,99% a fine 2017. L’8,12% è il 3,65% in meno rispetto ai requisiti di Bankitalia. Di fatto il peggioramento dei conti della banca ha creato un crollo dell’utile, divenuto perdita, quindi delle riserve e di conseguenza dei fondi propri, il che ha fatto diminuire vertiginosamente gli indici come il Cet1 ratio.

Uno dei problemi di fondo, si sa, sono i crediti deteriorati e le sofferenze.  In Banca Popolare di Bari queste ultime, ovvero i crediti verso soggetti che sono in situazione di completa insolvenza, sono il 3,8% di tutti i crediti (gli impieghi). Ma soprattutto i crediti deteriorati, quelli verso aziende e privati la cui insolvenza è incerta, sono rimasti fermi al 15,5% degli impieghi. Consideriamo che per esempio in Unicredit questo indice è al 7%, e un po’ ovunque è in discesa, ma non nella BPB. La banca commissariata ora va incontro probabilmente a una ristrutturazione importante che colpirà dipendenti, azionisti, obbligazionisti.

Le aree più colpite

Quali sono le aree geografiche più interessate? Lo si capisce osservando i numeri relativi alle quote di mercato della banca per quanto riguardo i depositi e i prestiti (impieghi). Le quote che sono andate man mano calando nel tempo. Ma la presenza maggiore è al Sud dove il 6,01% dei depositi e il 5,78% dei crediti è nella Banca Popolare di Bari, che altrove non riesce a raggiungere l’1%. Non è però la Puglia la regione dove la banca è più presente, ma sono Basilicata e Abruzzo, come si vede nel grafico sopra. In Basilicata alla Banca Popolare di Bari appartiene il 15,86% dei depositi e il 14,05% dei crediti. In Abruzzo pure si supera il 10%. In Puglia invece la quota di mercato è dell’8,28% per quanto riguarda i depositi e dell’8,08% per quel che riguarda gli impieghi.

I dati si riferiscono al: 2018 

Fonte: Banca Popolare di Bari 

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