Mortalità infantile calata del 63% in 33 anni. In Africa si rischia 23 volte di più
Ogni giorno, nel mondo, 13.082 bambini sotto i cinque anni perdono la vita prima di poter festeggiare un altro compleanno. È un numero che fa venire i brividi, anche se i dati dell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite raccontano un lento progresso. Nel 2023 i piccoli che non hanno superato i cinque anni sono stati 4,78 milioni. Tanti, tantissimi. Ma se si pensa che nel 2000 erano 10,06 milioni, e nel 1990 addirittura 12,98 milioni, si capisce quanto la mortalità infantile globale sia calata, del 63% in trentatré anni.
Sai qual è il vero motivo per cui muoiono così tanti bambini ogni giorno nel mondo? La risposta è dura, ma chiara: povertà, mancanza di cure essenziali e disuguaglianze. Nel 1990 morivano 94 bambini ogni 1.000 nati vivi. Oggi quel numero è sceso a 37 su 1.000. È un progresso enorme, ma non basta. Solo nell’Africa subsahariana si concentra più della metà di queste morti: ogni giorno, in quel pezzo di mondo, muoiono 6.500 bambini.
Mortalità infantile 2023: quante nascite di bambini morti?
Quasi la metà dei bambini che muoiono prima dei cinque anni non arriva nemmeno a compiere un mese di vita. Nel 2023 sono stati 2,28 milioni i neonati morti entro i primi 28 giorni, pari al 48% di tutte le morti sotto i cinque anni. Gli altri 2,49 milioni di decessi riguardano bambini tra 1 mese e quasi cinque anni.
Ma c’è un altro dato che pesa come un macigno: quello dei bambini nati morti. Secondo le Nazioni Unite, nel 2023 sono stati 1,9 milioni in tutto il mondo. Significa che, su ogni 1.000 bambini nati, circa 14 non sono nati vivi. Per avere un confronto, nel 2000 questo numero era molto più alto: 19,7 nati morti ogni 1.000 nati totali. In poco più di vent’anni c’è stata una riduzione del 29%.
Quanti neonati moriranno entro il 2030?
Se le tendenze attuali continueranno, entro il 2030 moriranno 16 milioni di neonati nel mondo. Significa che, ogni anno, più di 2 milioni di bambini non supereranno i primi 28 giorni di vita. Nello stesso periodo ci saranno 13 milioni di nati morti, se i tassi resteranno invariati.

Perché la mortalità infantile nel mondo sta diminuendo?
Negli ultimi decenni, il mondo ha fatto grandi progressi nel salvare la vita dei bambini. Tra il 2000 e il 2023, le morti di bambini sotto i cinque anni sono diminuite del 52%, passando da 10,06 milioni a 4,78 milioni. Anche i nati morti sono diminuiti: nel 2000 erano 2,6 milioni, mentre nel 2023 sono stati 1,9 milioni, con un calo del 29%.
Non si tratta solo di numeri assoluti. Anche i tassi di mortalità sono migliorati. Nel 1990, morivano 94 bambini sotto i cinque anni ogni 1.000 nati vivi. Oggi quel numero è sceso a 37 su 1.000. La stessa tendenza si vede nei neonati: la mortalità neonatale è passata da 37 morti ogni 1.000 nati vivi nel 1990 a 17 ogni 1.000 nel 2023.
Questi dati mostrano che il mondo sta facendo passi avanti. Ma allora, perché si dice che i progressi stanno rallentando? La risposta sta nella velocità del cambiamento. Tra il 2000 e il 2015, la riduzione delle morti sotto i cinque anni era molto rapida. Invece, tra il 2015 e il 2023, questa velocità si è ridotta: il ritmo di diminuzione è stato più lento del 42% rispetto ai primi quindici anni del 2000. Per i nati morti la situazione è ancora più grave: la velocità di riduzione si è dimezzata, calando del 53% rispetto al periodo 2000-2015.
Perché muoiono i neonati?
Le ragioni di questi decessi neonatali raccontano molto delle ingiustizie del mondo. La prima causa è la prematurità, che da sola è responsabile del 37% delle morti neonatali. Segue un’altra causa drammatica: le complicazioni durante il parto, come l’asfissia o i traumi, che provocano il 24% dei decessi.
E non va meglio per i bambini che non riescono nemmeno a nascere vivi. Tra i nati morti tardivi, cioè dopo la 28ª settimana di gravidanza, quasi la metà – il 45% – muore durante il travaglio. Le cause più comuni? Infezioni materne, un travaglio troppo lungo o ostruito e la mancanza di assistenza medica tempestiva.
Perché muoiono i bambini sotto i cinque anni?
Le cause principali di morte tra i bambini di 1-59 mesi sono chiare. Nel 2023, il 20% dei decessi è stato causato da infezioni delle basse vie respiratorie, come la polmonite. La malaria ha causato il 16%, la diarrea il 9%, mentre gli infortuni sono stati responsabili dell’8%. Il restante 47% è legato ad altre cause, comprese le condizioni croniche e malnutrizione.
Dove muoiono più bambini?
Quanto conta il Paese in cui si nasce? Conta tantissimo. Nel Paese con la mortalità infantile più alta, il rischio di morire prima dei cinque anni è 80 volte maggiore rispetto a quello con la più bassa. In Somalia, nel 2023, il tasso di mortalità sotto i cinque anni era di 117 morti ogni 1.000 nati vivi, cioè 1 bambino su 9. In Nigeria era 104 ogni 1.000. In Africa subsahariana, la media regionale è di 69 morti ogni 1.000, pari a 1 bambino su 13. In Asia meridionale, la media scende a 34 ogni 1.000, cioè 1 su 34. In Pakistan il dato è 64 ogni 1.000, mentre in India 31 ogni 1.000.
Il confronto con i Paesi più ricchi è impressionante. In Australia e Nuova Zelanda, il tasso è di 4 morti ogni 1.000 nati vivi. Negli Stati Uniti è di 6 ogni 1.000, in Giappone 2 ogni 1.000. In Italia, nel 2023, la mortalità sotto i cinque anni è stata di 3 morti ogni 1.000 nati vivi. Un bambino nato in Africa subsahariana ha quindi 23 volte più probabilità di morire rispetto a uno nato in Italia. La geografia della sopravvivenza infantile resta un dato che pesa come un destino.
Dove avvengono più nati morti?
Quasi l’80% dei nati morti si verifica in Africa subsahariana e Asia meridionale. Nel 2021, su 1,9 milioni di nati morti nel mondo, 893.000 erano in Africa subsahariana e 684.000 in Asia meridionale. In pratica, tre nati morti su quattro si concentrano in queste due regioni. Solo in Africa subsahariana, il tasso di nati morti è di 21,9 ogni 1.000 nati totali, contro i 2,9 ogni 1.000 dei Paesi ad alto reddito. Una donna che vive in un Paese a basso reddito ha 8 volte più probabilità di avere un bambino nato morto rispetto a una donna in un Paese ricco.
Quali rischi con i tagli ai fondi per la salute infantile?
I rapporti avvertono che i tagli ai finanziamenti globali stanno mettendo a rischio i progressi nella sopravvivenza infantile. In molti Paesi si registrano carenza di personale sanitario, chiusura di cliniche, interruzione dei programmi di vaccinazione e mancanza di forniture essenziali come i trattamenti contro la malaria.
Senza investimenti adeguati, i progressi raggiunti rischiano di essere cancellati. I rapporti stimano che, se le tendenze attuali continueranno, entro il 2030 moriranno 30 milioni di bambini sotto i cinque anni. Eppure, se tutti i Paesi raggiungessero gli obiettivi di riduzione della mortalità, 8 milioni di vite potrebbero essere salvate. Numeri che mostrano come la sopravvivenza infantile dipenda da scelte politiche e finanziarie ben precise, non dal caso.


