Costo delle rimesse: Italia maglia nera del G7

Commissioni bancarie al 7%, dal 2010 in tasse 7,3 miliardi di euro

Inviare denaro all’estero per i lavoratori immigrati in Italia costa sempre di più. Numeri alla mano, se a giugno 2024 le commissioni bancarie per l’invio di soldi verso Paesi fuori dall’area Sepa erano pari al 6,89%, a settembre dello stesso anno hanno raggiunto quota 7%, come mostra l’ultimo report della Banca Mondiale Remittance Prices Worldwide. Il nostro Paese, tra quelli del G7, si posiziona al secondo posto per costo delle rimesse, dietro al Giappone, come mostra il grafico in apertura con la classifica dei Paesi del G7 per peso delle commissioni bancarie sull’invio di denaro al Paese d’origine da parte dei lavoratori stranieri. 

L’Italia, quindi, si allontana dall’obiettivo delle Nazioni Unite, che punta a ridurre il costo delle rimesse al 3% entro il 2030: un traguardo fondamentale per combattere povertà e disuguaglianze nei Paesi del Sud globale. Basti pensare che un aumento del 10% delle rimesse internazionali pro capite, potrebbe ridurre del 3,5% la percentuale di persone che vivono sotto la soglia di povertà. Invece, nel decennio 2010-2020, gli immigrati in Italia hanno pagato 7,3 miliardi di euro in tasse e commissioni: denaro che avrebbe potuto sostenere le economie dei Paesi in via di sviluppo. Ma perché il costo per inviare denaro ai Paesi d’origine aumenta, invece di diminuire come chiesto dalla Nazioni Unite?

Costo delle rimesse internazionali, il perché dell’aumento

Due i motivi principali che spiegano perché i costi delle rimesse restano elevati. Da un lato, le normative antiriciclaggio, i controlli contro il finanziamento del terrorismo e le verifiche sempre più stringenti aumentano i costi operativi per le banche. Dall’altro, la scarsa concorrenza in certi corridoi – come dall’Italia all’Africa sub sahariana – limita la presenza di operatori, lasciando agli utenti meno scelta e commissioni più alte.

Il metodo più economico per inviare soldi al Paese d’origine

Il risultato è che le banche restano il canale più costoso per l’invio di rimesse, con un costo medio del 13,64% nel terzo trimestre del 2024. Seguono gli uffici postali, con una media del 7,66%, e gli operatori di trasferimento di denaro, che si attestano al 5,40%. Il costo più basso in assoluto è quello offerto dagli operatori mobili virtuali, per esempio M-PESA, Orange Money, MTN Mobile Money, con una media del 2,84%, anche se questi servizi rappresentano ancora meno dell’1% del mercato monitorato. La ragione di questa scarsa diffusione è strutturale: la maggior parte dei servizi di mobile money è pensata per transazioni interne o per pochi corridoi regionali. A questo si aggiunge il fatto che, nei Paesi di destinazione, molti beneficiari non dispongono ancora di smartphone, rete internet affidabile o alfabetizzazione digitale sufficiente per attivare un wallet.

costo delle rimesse

Rimesse dei lavoratori stranieri, Bangladesh prima destinazione: 1,4 miliardi

Secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia, nel 2024 le famiglie immigrate in Italia hanno inviato in patria 8,3 miliardi di euro. Il Bangladesh guida la classifica con 1,4 miliardi, pari al 16,9% del totale. Seguono Pakistan (600 milioni) e Marocco (575 milioni).

Questi tre Paesi registrano tutti un trend fortemente positivo negli ultimi dieci anni. Fuori dalle prime 20 posizioni troviamo invece la Cina, con appena 4 milioni di euro inviati in patria nel 2024, a fronte di una popolazione di oltre 300 mila residenti. Nel grafico qui in basso  la classifica completa delle rimesse inviate dall’Italia per Paese di destinazione.

Rimesse invisibili, fuori dal radar fino a 3,7 miliardi

Fino al 2013 la Cina era la prima destinazione delle rimesse dall’Italia, con picchi di oltre 3 miliardi inviati nel 2011 e 2012. I lavoratori cinesi non inviano più denaro al Paese d’origine? No, questo flusso di denaro rientra nelle cosiddette rimesse invisibili: ossia i soldi portati a mano, o inviati tramite strumenti digitali non tracciati (come le ricariche telefoniche). Secondo le stime, questo flusso parallelo potrebbe valere tra 1,2 e 3,7 miliardi di euro, portando il volume complessivo delle rimesse annuali dall’Italia a una cifra compresa tra 9,5 e 12 miliardi.

E se la Cina scompare dai flussi delle rimesse dei lavoratori immigrati verso l’estero, la Georgia passa da 91 milioni a 501 milioni in dieci anni. Un aumento di oltre cinque volte, nonostante una popolazione residente in Italia di appena 30 mila abitanti.

Risparmi dei cittadini stranieri, 131 euro al mese ai parenti del Paese d’origine

Mediamente ciascun cittadino immigrato invia in patria 131 euro al mese. Tra le prime 20 comunità straniere presenti in Italia, come mostra il grafico qui sotto, i valori pro capite massimi si registrano tra i cittadini del Bangladesh con 604 euro mensili.  Seguono Pakistan e Filippine, 314 euro al mese. Sotto la media, invece, i Paesi più vicini come quelli del Nord Africa e dell’Est Europa, e qui di nuovo a pesare sono i flussi di denaro non tracciati.

Le regioni dalle quali gli immigrati inviano più denaro: prima Lombardia 1,8 miliardi

Nel 2024, oltre un quinto delle rimesse inviate dall’Italia all’estero è partito dalla Lombardia, con un totale di 1,8 miliardi di euro. Segue il Lazio con 1,3 miliardi, mentre l’Emilia-Romagna si attesta a quasi 830 milioni. Guardando alle singole province, Roma supera il miliardo di euro, seguita da Milano con 911 milioni. Da sole, le due città generano quasi un quarto delle rimesse totali inviate dall’Italia. Completano la classifica Napoli (424 milioni) e Torino (266 milioni).

I dati si riferiscono al: 2024-2025
Fonte: Remittance Prices Worldwide – Banca Mondiale

Leggi anche: Decreto flussi, 497.550 immigrati in tre anni