Il 64% delle merci in Europa viaggia su gomma. Nel Regno Unito emergenza camionisti
Le aziende di trasporto faticano a trovare camionisti e si parla già di emergenza nelle consegne. In effetti, il 64% del trasporto merci totali in Europa viaggia su gomma, per cui una carenza di personale nel settore bloccherebbe il commercio di tutto il Vecchio Continente. Ed è quello che sta già succedendo nel Regno Unito. Boris Johnson ipotizza che centinaio di militari potrebbero essere impiegati per consegnare carburante nelle stazioni di servizio del Paese. Ma il problema riguarda anche l’Italia, dove si trasportano ogni anno 978 milioni di tonnellate di merci su gomma e dove solo le prime 10 aziende per fatturato vantano un giro d’affari di oltre 9 miliardi di euro. Noi abbiamo analizzato il settore, in Italia e in Europa, e stilato la classifica delle prime 10 aziende di trasporto.
L’emergenza trasporto merci in Uk, se ne cercano 10mila
L’emergenza carburante nel Regno Unito è unicamente causata dalla carenza di autotrasportatori. Il problema però non è nuovo e già l’anno scorso le catene della grande distribuzione lamentavano gravi difficoltà di approvvigionamento. Partì infatti una caccia all’autista con incentivi per i nuovi assunti e aumenti salariali, con catene come Waitrose che sono arrivate ad offrire un aumento di 5mila sterline annue. L’emergenza in Inghilterra è più grave che in altri Paesi proprio a causa della Brexit, dato che migliaia di autotrasportatori, rumeni e polacchi in primis, persero il diritto di lavorare. Per questo Logisticks UK ha chiesto al governo 10mila visti temporanei ai cittadini europei, ma per il momento non è stata presa alcun tipo di decisione in tal senso.
Non si trovano autotrasportatori professionisti
Anche negli Stati Uniti trovare un autista di veicoli industriali è diventato difficile. L’American Trucking Association (Ata) stimava già nel 2019 una mancanza di 60mila camionisti, che diventeranno 100mila entro il 2023. Anche in Usa le imprese stanno chiedendo provvedimenti al governo federale che però, come in Inghilterra, fatica a rimettere in discussione le regole sull’immigrazione.
Le aziende di trasporto in Italia
Sono oltre 15mila le imprese che operano nel settore della logistica e del trasporto merci in Italia. Producono un giro d’affari di oltre 70 miliardi che cresce ad un tasso medio annuo del 5% per ognuno degli ultimi 5 anni. Almeno prima della pandemia, dove con fabbriche e negozi chiusi anche il settore dei trasporti ha registrato un calo di fatturato. Il mercato si caratterizza per l’elevata frammentazione, tipicamente italiana. Prevalgono infatti le piccole e micro imprese, con il 93% delle aziende che è sotto i 10 milioni di fatturato. Con 978 milioni di tonnellate trasportate su gomma, però, il traffico merci nel nostro Paese non è indifferente: la maggior parte, nonostante la polverizzazione, è spartito tra pochi grandi colossi, come si vede dal grafico sopra.
La classifica delle prime 10 aziende di trasporto merci
Prima la tra le aziende di trasporto in Italia è la Savino Del Bene, l’aziende fiorentina fondata nel 1899, che, con un fatturato di 1,55 miliardi di euro, conduce la classifica italiana delle prime 10 aziende di trasporti. In seconda e terza posizione, invece, ci sono i giganti Dhl e Brt. Rispettivamente con 1,53 e 1,41 miliardi di fatturato annuo, entrambi in crescita rispetto agli anni precedenti.
L’elenco delle più grandi aziende di trasporto
Dopo i primi tre in classifica, a lunga distanza, in quarta posizione c’è Fercam con un giro d’affari consolidato che si aggira intorno agli 814 milioni di euro. L’azienda internazionale, con sede a Bolzano, conta 93 filiali in Italia e all’estero, 3.350 unità e oltre 2.100 collaboratori. A seguire Arcese Trasporti e Ups Italia, rispettivamente con 713 milioni e 687 milioni di fatturato. Rispetto agli anni precedenti, si scambiano le posizioni Dsv e Schenker, la prima a 677 milioni di fatturato, mentre la seconda a 663,5. Infine, nelle ultime posizioni tra le prime aziende di trasporto in Italia, troviamo Kuehne Nagel e Gls Italia con un giro d’affari di 643 milioni di euro e di 552. Fuori classifica ci sono anche Sda Express, Havi Logistics e Bcube.
Mancano camionisti per le aziende trasporto
Anche in Italia mancano giovani che vogliono mettersi al volante di un tir. Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese di autotrasporto merci e di logistica, parla di emergenza nazionale. La ripresa economica del post pandemia ha fatto riemergere un problema che era preannunciato da anni.
Secondo l’associazione ne servirebbero immediatamente almeno 5mila, ma bisognerà toccare le 17mila assunzioni nel prossimo biennio. Soprattutto, in ragione degli investimenti infrastrutturali anche dei centri portuali previsti dal Pnrr. Ma non è semplice garantire un corretto turnover. Il sindacato tedesco Sdlv ha reso noto uno studio per il quale 30mila camionisti lasciano la professione ogni anno mentre sono solo 2mila i nuovi operatori che ottengo la qualifica da conducenti di veicoli pesanti.
La politica lombarda per le aziende di trasporto
Per rispondere al problema una prima soluzione immediata è quella di garantire all’alto numero di immigrati irregolari che si trovano sul territorio la possibilità di conseguire le licenze necessaria. E’ pur vero che tali misure andrebbero accompagnata con un processo di politiche attive che potrebbe dirottare un alto numero di disoccupati verso il settore del trasporto merci. Mentre, vista l’alta componente tecnologica presente nei veicoli di ultima generazione, gli Its avranno un ruolo cruciale per il collocamento dei giovani.
Cosa fa la Lombardia per le aziende di trasporto merci
In questo senso si è mossa Regione Lombardia che con il piano “Formare per assumere” varato a luglio, tenta di incentivare le assunzione nell’autotrasporto per contribuire concretamente alle spese che gli aspiranti camionisti devono sostenere. Il finanziamento prevede 8mila euro alle aziende di trasporto merci che assumeranno nuovi conducenti e 3mila euro per ogni lavoratore che acquisirà la patente Cqc. Un primo passo per trovare una risposta ad un problema che coinvolge l’intero Paese.
Come si diventa autotrasportatore
Diventare autotrasportatore in Italia richiede il rispetto di alcuni requisiti legali, professionali e amministrativi. Per iniziare, è necessario ottenere la patente adeguata al tipo di veicolo che si intende utilizzare. La patente C è indispensabile per guidare veicoli con massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate, come i camion, mentre la patente CE è necessaria per veicoli con rimorchi pesanti, come gli autotreni. Inoltre, è obbligatorio conseguire la CQC Merci (Carta di Qualificazione del Conducente), che abilita al trasporto professionale.
Come fondare un’azienda di trasporto
Per avviare un’attività autonoma o una ditta di autotrasporti, bisogna soddisfare ulteriori requisiti. È necessario ottenere l’idoneità professionale, che si acquisisce frequentando un corso e superando un esame per il titolo di gestore dei trasporti. Occorre anche dimostrare l’idoneità finanziaria, cioè disporre di risorse economiche sufficienti per iniziare l’attività, con un capitale iniziale di almeno 9mila euro per il primo veicolo e 5mila per ogni mezzo aggiuntivo. È fondamentale avere onorabilità, ovvero non avere condanne penali o interdizioni che possano ostacolare l’esercizio dell’attività imprenditoriale.
Dal punto di vista amministrativo, è necessario aprire una partita Iva, un passaggio che può essere facilitato con il supporto di un commercialista, e registrare l’impresa alla Camera di Commercio, nel Registro delle Imprese. Per chi intende trasportare merci conto terzi, è obbligatoria l’iscrizione all’Albo degli Autotrasportatori, gestito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Qualora si desideri operare oltre i confini nazionali, è necessario ottenere le licenze per il trasporto internazionale.
Professione autotrasportatore: cosa bisogna sapere
Una volta avviata l’attività, bisogna assicurarsi che i veicoli utilizzati siano regolarmente revisionati, dotati di tachigrafo per monitorare i tempi di guida e riposo, e coperti da un’assicurazione professionale. È inoltre possibile frequentare corsi aggiuntivi, come quello per il trasporto di merci pericolose (Adr) o per merci deperibili (Atp), che possono ampliare le opportunità lavorative.
I dati si riferiscono al: 2020-2021
Fonte: Anfia
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