I dati della prima metà del 2021. Le visite fiscali sono state 220mila: -10%
I dipendenti privati non potranno più godere dell’indennità per i giorni di malattia a causa delle assenza per malattia durante il periodo di quarantena. La ragione è il vuoto normativo successivo al decreto Cura Italia del 2020. Ma il ministro della Salute Orlando assicura: “Con il nuovo accordo di governo arriveranno nuove risorse”.
Cosa s’intende per quarantena fiduciaria?
La causa di questa interruzione della retribuzione sta nella differenza tra la quarantena della persone positive, considerata assenza per malattia a tutti gli effetti e quindi retribuita, e la cosiddetta quarantena fiduciaria, il periodo di isolamento che chi è venuto a contatto con persone positive al coronavirus, è obbligato a rispettare. Questo periodo deve durare per legge 10 giorni per le persone non vaccinate e 7 giorni per quelle che hanno ricevuto il vaccino.
La quarantena è “assenza per malattia”?
Quanto appena detto vale solo per i dipendenti privati. I dipendenti pubblici possono ancora fare affidamento sulla validità del decreto legge Cura Italia che, per quanto riguarda i lavoratori del pubblico impiego, equipara ogni tipo di quarantena al ricovero ospedaliero. Per i dipendenti pubblici non è previsto nessun taglio di stipendio.

Le assenze per malattia aumentano al Sud
Ma vediamo come sono cambiati, in generale, i dati relativi al ricorso alla malattia dei dipendenti sia pubblici che privati negli ultimi mesi. Lo studio pubblicato dall’Osservatorio statistico dell’Inps, aggiornato al secondo trimestre 2021, rilevano che in questo periodo sono stati registrati complessivamente 12,3 milioni di certificati di malattia (di cui il 74,6% dal settore privato), con un incremento dell’1,1% rispetto al primo semestre 2020.
Anche per le donne crescono le assenze dal lavoro per malattia
Dai dati dell’Inps si registrano meno certificati di malattia tra il primo e il secondo trimestre 2021 pari al -16,1%. Un calo decisamente più contenuto rispetto a quello rilevato nel 2020, pari a -64,2%. La differenza è senz’altro riconducibile agli effetti della pandemia e alle diverse misure intervenute per il suo contenimento. Nel confronto dei primi tre mesi dell’anno, la maggiore percentuale di decremento del 2021 rispetto al 2020 si registra al Centro (-27,8%) e al Nord (-27,7%), e si riferisce principalmente a uomini di età compresa tra i 30 e i 49 anni (-27,5%). Nel secondo trimestre il maggior incremento di certificati nel 2021 rispetto al 2020 si concentra al Sud (+108,4%) per le lavoratrici donne (+80,5%) e per gli individui più giovani (+107,4%).
Giorni di malattia, in tre mesi sono stati 43,3 milioni
Nel primo trimestre 2021 le giornate totali di assenza per malattia sono state circa 33,5 milioni nel settore privato e 9,8 milioni nel settore pubblico, rispettivamente il -15,7% e il -9,7% rispetto al 2020 per un totale di 43,3 milioni di giorni Mediamente le assenza per malattia con certificato sono state 6,8 nel settore privato (contro le 5,8 del 2020) e 5,6 nel settore pubblico (contro le 5,3 del 2020), mentre le giornate medie per ciascun lavoratore con almeno un giorno di malattia sono state 13,4 per il settore privato e 10,6 per il settore pubblico.
Secondo trimestre 2021, 33,6 milioni di assenza per malattia
Nel secondo trimestre 2021, le giornate totali di malattia sono state circa 26,1 milioni nel privato e 7,5 milioni nel pubblico che porta il totale delle giornate di assenza per malattia a quota 76,9 milioni nei primi sei mesi del 2021. L’aumento, nel secondo trimestre, è stato del 24,5% nel settore privato e del 30,8% nel settore pubblico rispetto agli stessi periodi del 2020. La media per certificato è di 6,2 nel privato (contro le 8,2 del 2020) e di 5,5 nel pubblico (contro le 9 del 2020). La media per lavoratore è di 11,5 per il settore privato e 10,2 per il settore pubblico.
Quante sono state le visite fiscali
Nel primo trimestre 2021 sono state effettuate circa 220mila visite fiscali (-10% rispetto al 2020), con una riduzione del 20,6% nel settore pubblico in relazione al protrarsi del ricorso allo smart working da parte dei dipendenti pubblici. Nel settore privato, invece, si registra un leggero aumento (+3,4%) nel numero delle visite fiscali. Il Nord è l’unica area che presenta una variazione positiva del numero di visite effettuate: +8,2% contro il -21,6% del Centro e il -17,4% del Sud. Nel secondo trimestre 2021 sono state effettuate complessivamente 240mila visite fiscali, di cui il 59% nel settore pubblico. Il maggior numero di accessi in entrambi i comparti è stato effettuato al Sud e per la fascia degli over 50.
Come sono cambiate le visite fiscali per i dipendenti pubblici
Nel 2009, su proposta del ministro Brunetta, molto è cambiato. La novità più importante riguarda l’obbligo, e non più solo la facoltà com’era prima, per le amministrazioni pubbliche di chiedere la visita fiscale per il dipendente malato nel caso in cui il certificato di malattia si riferisca alle giornate immediatamente precedenti o successive a una festività. E’ chiaramente il tentativo di dissuadere i dipendenti pubblici dall’assenteismo dal luogo di lavoro per allungare il week end o prima o dopo il sabato e la domenica.
Per di più il costo delle visite fiscali non è più a carico del sistema sanitario nazionale ma dell’amministrazione pubblica che la richiede. Per questo la stessa amministrazione ha solo la facoltà di richiedere una visita fiscale dal primo giorno di assenza: se dovesse essere effettuata una visita fiscale il primo giorno di assenza di tutti i dipendenti pubblici che presentano un certificato le amministrazioni locali rischierebbero la bancarotta.
Fonte: banca dati Inps
I dati si riferiscono al: secondo trimestre 2021
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