Moria di api, ma aumenta la domanda di miele

Il 37% delle api è a rischio. I dati sulla produzione italiana e mondiale

L’apicoltura è sicuramente una delle attività maggiormente colpite dai recenti effetti dei cambiamenti climatici. Dalla erosione del suolo agricolo alla presenza nell’ambiente, alle mutazioni delle temperature, fino alla presenza nell’ambiente di pesticidi e agenti chimici. Questi sono i principali fattori della moria delle api. Nell’ultimo rapporto Fao si stima che il 37% delle api sia in via di estinzione.

La Cina detiene il 25% della produzione di miele

Allo stesso tempo l’importanza dell’apicultura è ormai riconosciuta universalmente e gli effetti dell’impollinazione sono considerati indispensabili per l’agricoltura mondiale, non solo per la produzione di miele come prodotto finale e commerciabile. Insomma, stiamo parlando di un settore con un limitato valore economico, ma di inestimabile importanza, ritenuto responsabile, dalla Commissione Europea, dell’80% delle impollinazioni dei prodotti agricoli. Una limitata importanza economica ma straordinaria importanza per la filiera agricola proprio per la specificità del prodotto, non solo per come si fa il miele, ma per la posizione strategica che occupano le api nella filiera agricola.

Da quanto riportano i dati Ismea, nel mondo ci sono 60 milioni di alveari appartenenti a circa 6,5 milioni di apicoltori. Se la densità maggiore è registrabile in Europa con una media di 2,8 alveari per kmq, è la Cina, e di gran lunga, il primo produttore al mondo. Con 457mila tonnellate il gigante asiatico è padrone del 25% della produzione mondiale. L’Europa, nel suo insieme, è seconda con 280mila tonnellate annue.

In Italia cambia la domanda e l’offerta rimane insufficiente

Come si vede nel grafico sopra l’Italia raramente negli ultimi 12 anni riesce a mantenere constanti i volumi di miele. La produzione italiana di miele rilevata dall’Istat è poco meno di 8 mila tonnellate per un valore di oltre 64 milioni di euro, ma rimangono fuori da questa sintesi gli apicoltori che non associano l’apicoltura ad un’attività agricola. Tenendone conto, l’Ismea stima una produzione di 15mila tonnellate. Le prime considerazioni per il 2020 indicano un lieve incremento rispetto al 2019 con una produzione nazionale di circa 17 mila tonnellate. Resta comunque una produzione ben al di sotto della potenzialità produttiva.

Soprattutto se si tiene conte che il 2020 sembra essere l’anno del miele. La maggior attenzione alla salute e la lunga permanenza tra le mura di casa sono i principali fattori di questo vero e proprio boom. Nei primi nove mesi del 2020, infatti, il volume di acquisti è cresciuto del 13% rispetto al 2019 e a trainare la crescita della domanda sono i giovani. Quest’ultimo è il dato più in controtendenza. Basta pensare che nel 2019 erano gli anziani a consumare il maggior volume di miele, il 50% del totale. Tra il 2019 e il 2020, invece, il volume consumato dai giovani è aumentato del 56,9%.

api e miele

La continua moria delle api in Europa

In questo scenario più prettamente economico, le api continuano a non avere vita facile. Dati ufficiali in merito sono fermi a qualche anno fa, ma numerose associazioni del settore denunciano che negli ultimi anni la situazione sia solo peggiorata. Un documento di riferimento sui dati di mortalità delle colonie di api domestiche sono i due rapporti del progetto europeo Epilobee. Tali rapporti mostrano i tassi di mortalità delle colonie di api negli inverni 2012-2013 e 2013- 2014 nei paesi europei coinvolti nel progetto. Per l’Italia sono stati rispettivamente pari al 5,5% e al 4,8%, inferiori al valore medio dell’indagine. Maggiori invece in Francia dove gli ultimi dati attestano l’indice di mortalità al 13,7%, in Inghilterra al 29,3% e in Belgio al 32,4%.

 

I dati sono aggiornati al 2020

Fonte: Ismea

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