Cresciuti del 2,83%, in un anno 5.149 euro in meno rispetto alla media europea
Quando si parla di stipendi medi in Italia, non c’è molto da festeggiare. Secondo Eurostat nel 2023 sono 32.749 euro lordi. Troppo pochi se messi accanto agli altri grandi dell’Unione Europea. Francia, Germania e Spagna ci lasciano indietro. Anzi, tra i quattro Paesi più grandi dell’Ue, l’Italia è quella messa peggio sul fronte delle buste paga. Se invece si guarda al mese, lo stipendio medio lordo in Italia è di 2.729 euro. Anche qui, la media Ue è più alta: 3.158 euro al mese. Il conto è semplice: ogni mese un lavoratore italiano guadagna 429 euro in meno rispetto alla media europea. In un anno fa 5.149 euro di differenza.
Stipendi medi Italia: crescita tra le più basse in Europa
Tra 2022 e 2023 gli stipendi in Italia sono cresciuti. Ma piano, eh: un timidissimo +2,83%, da 31.847 a 32.749 euro lordi all’anno. Roba che a confronto Romania e Ungheria sembrano Silicon Valley: lì gli aumenti sono stati del 17,76% e 17,46%. Anche Polonia, Croazia e Lettonia hanno staccato tutti con rincari sopra il 16%. Certo, partono da stipendi molto più bassi, ma intanto corrono.
E noi? Fermi al palo, anche rispetto ai soliti noti con i quali ci piace confrontarci. La Germania ha messo a segno un bel +5,84%, arrivando a 46.528 euro. La Francia ci ha salutato con un +5,20% e la Spagna, sì anche lei, ha fatto meglio con un +4,26%. Insomma, mentre gli altri ingrassano il portafoglio, da noi la busta paga ingrassa appena il caffè al bar. Certo, poi esistono categorie che questi numeri li superano alla grande: ad esempio i medici di base o i magistrati italiani ma sono casi isolati.
Gli stipendi medi in Europa: l’Italia guarda tutti dal basso
Per capire davvero dove si posizionano gli stipendi medi in Italia, bisogna guardare cosa succede nel resto d’Europa. E il confronto fa male. Partiamo dai big. In Germania, lo stipendio medio lordo mensile è di 4.249 euro. In Francia si scende a 3.555, che comunque resta 826 euro in più rispetto all’Italia. In Lussemburgo, Danimarca e Irlanda si arriva a quota 6.755, 5.633e 4.889 euro al mese. Cifre che sembrano fantascienza per molti lavoratori italiani. Meglio dell’Italia, a parte i soliti paesi, anche la Slovenia: 2756 lo stipendio medio, 27 euro in più dell’Italia.
In fondo alla classifica ci finiscono, senza troppa sorpresa, i soliti noti: i Paesi dell’Est e la Grecia. Maglia nera la Bulgaria, dove lo stipendio medio supera di poco i 1.125 euro – roba che fa sembrare ricco uno stagista italiano. Appena sopra c’è l’Ungheria con 1.407 euro, tallonata dalla Grecia a 1.417 euro. Non proprio il paradiso del portafoglio.
Le tasse sul lavoro e gli stipendi medi in Italia
Davanti all’Italia restano i soliti noti: il Belgio guida la classifica con un cuneo del 52,7% (in calo di 0,2 punti), seguito da Germania (47,9%, -0,5), Austria (47,2%, +0,3) e Francia (46,8%, -0,2). Nel 2023 il cuneo fiscale in Italia – cioè la somma di tasse e contributi che gravano sul lavoro – ha raggiunto il 45,1%, in lieve aumento rispetto al 45% del 2022. Il dato, pubblicato dall’OCSE nel rapporto Taxing Wages 2024, si riferisce a un lavoratore single senza figli e colloca l’Italia al quinto posto tra i Paesi OCSE per peso fiscale sul lavoro. La media dell’area è molto più bassa, ferma al 34,8%, in crescita di appena 0,1 punti.
E in Europa dell’Est? Le percentuali sono decisamente più leggere. Polonia al 34,1%, Ungheria al 41,2%, Romania sotto il 40%. Insomma, lì quello che guadagni si salva un po’ di più. Da noi, invece, il lordo arriva gonfio e se ne va sgonfio, lasciando al netto il compito di far quadrare i conti.
Stipendi medi Italia: non conta quanto prendi, ma quanto vale
Non è tanto quello che guadagni che fa la differenza, ma quello che puoi fare con quello che guadagni. Ecco perché l’Europa si è inventata il Purchasing Power Standard (PPS): una valuta virtuale che serve per confrontare quanto valgono davvero gli stipendi nei vari Paesi, al netto del costo della vita. In pratica, 1 PPS ha lo stesso potere d’acquisto ovunque, dalla Norvegia alla Bulgaria, così si capisce subito chi se la passa meglio (e chi invece no).
Prendiamo l’Italia: nel 2023, uno stipendio netto medio per un lavoratore single senza figli vale 25.135 PPS. Bene? Insomma non tanto, se scorrendo la classifica scopri che il nostro paese si posiziona al 17° posto in Europa. Roba da retrocessione. Davanti a noi ci sono l’Olanda (38.609 PPS), il Lussemburgo (36.246 PPS) e la Germania (34.938 PPS). Siamo sotto anche la linea di galleggiamento della media dell’Unione Europea che è fissata a 27.506 PPS. Agli ultimi posti l Slovacchia (15.540 PPS), la Lettonia (16353 PPS) e la Bulgaria (16.719 PPS).
Stipendi medi Italia: crescono poco e peggio che altrove
Gli stipendi crescono, sì… ma non per tutti. E indovina un po’? L’Italia è tra gli ultimi della fila. Secondo Eurostat, tra il 2022 e il 2023 gli stipendi medi in Italia annuisono aumentati di meno di 1.000 euro. Precisamente: una crescita così fiacca che siamo riusciti a stare nella stessa barchetta di Malta e Grecia. E non è esattamente una barca di lusso.
Mentre nell’Unione Europea la media è salita di 2.225 euro (+6%), e paesi come il Lussemburgo (+4.273 euro), il Belgio (+4.327 euro) e l’Irlanda (+4.072 euro) hanno festeggiato con aumenti da capogiro, noi ci siamo accontentati delle briciole. In percentuale, l’Italia ha registrato uno degli aumenti più bassi, sotto il 5%, insieme a Danimarca, Finlandia, Cipro e—di nuovo—Malta e Grecia. Ah, la Svezia ha visto un calo di 1.817 euro, ma solo perché la corona svedese ha preso una botta rispetto all’euro.
Più invecchi, più ti pagano (a meno che tu non sia una donna)
In Italia lo stipendio cresce con l’età. Più passano gli anni, più il conto in busta paga diventa interessante. Ma, attenzione, solo se sei uomo: l’aumento col tempo è molto più generoso con loro. I dati pubblicati dall’Istat lo dicono chiaro: un lavoratore over 50 guadagna in media il 65,5% in più rispetto a un giovane tra i 14 e i 29 anni. Un abisso. È come dire che l’esperienza vale oro, ma solo per alcuni. Gli uomini incassano aumenti più corposi, le donne devono accontentarsi di incrementi più timidi. E la forbice si allarga.
I dati si riferiscono al: 2022 – 2023
Fonte: Eurostat, Istat, Oecd
Leggi anche: Gli stipendi degli italiani a confronto con quelli europei
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