Le azioni Tesla valevano 403,84 dollari a dicembre 2024, ora 293,43
Elon Musk ha deciso di scendere in politica e Wall Street gli ha subito presentato il conto. Salatissimo. Il 5 luglio 2025, Musk ha annunciato la nascita dell’America Party con un post su X in pieno weekend dell’Independence Day. Alla riapertura dei mercati, lunedì 7 luglio 2025, le azioni Tesla hanno perso il 6,9%. In un solo giorno, Tesla ha perso 52,9 miliardi di dollari di capitalizzazione, con un calo del 7,9% in Borsa. Tutto questo per un partito politico che, al momento, è poco più di un nome registrato. Musk ha infatti depositato formalmente il nome “Amep” (America Party) presso la Commissione Elettorale Federale, ma per ora esiste solo su carta e in un post sui social. Ma perché l’annuncio dell’America Party da parte di Musk è riuscito a bruciare così tanto valore in così poche ore? Anche perché le azioni Tesla valevano 403,84 dollari a dicembre 2024 e ora sono scese a 293,43 dollari.
America Party: quali sono gli obiettivi elettorali di Musk
Il motivo è semplice: la politica distrae e logora l’immagine. Secondo molti analisti finanziari, Tesla ha bisogno di un amministratore delegato concentrato a tempo pieno sull’azienda. E se è vero che Musk punta a conquistare 8-10 seggi alla Camera e 2-3 al Senato con il suo America Party alle elezioni di midterm del 2026, allora il tempo che non verrà dedicato a Tesla e SpaceX sarà ancora maggiore di quello già sottratto finora. La vera domanda che tutti si fanno è: Musk vuole rischiare la sua Tesla per inseguire la politica?
Perché America Party è una sfida a repubblicani e democratici
Ma cos’è esattamente questo America Party che ha fatto perdere a Tesla il 7,9% in un solo giorno? Si tratta del nuovo partito politico lanciato da Elon Musk il 5 luglio 2025 con un post su X in pieno weekend dell’Independence Day. Nelle intenzioni del ceo di Tesla e SpaceX, l’America Party dovrebbe scardinare il sistema dominato da repubblicani e democratici, portando in Parlamento una pattuglia di parlamentari fedeli al suo programma di rigore fiscale e taglio degli sprechi. Un progetto ambizioso, considerando che negli Stati Uniti i tentativi di fondare un terzo partito sono sempre falliti perché si sono sempre scontrati con regole elettorali complesse e costose.
America Party, quanti americani sostengono il nuovo partito?
Eppure Musk non sembra preoccupato. Nel suo post con cui è sceso in campo ha scritto: “Oggi, l’America Party è nato per restituirvi la libertà contro un sistema monopartitico di sprechi e corruzione”. Un messaggio che ha trovato subito consensi tra i suoi follower: il sondaggio online lanciato poche ore prima dell’annuncio ha raccolto 1.250.000 risposte, con un risultato netto: il 65% degli utenti ha votato sì alla creazione di un nuovo partito. Ora Musk punta a conquistare 8-10 seggi alla Camera e 2-3 al Senato nelle elezioni di midterm del novembre 2026. Ma la domanda resta: la politica può davvero diventare il nuovo business di Musk o finirà per bruciare altri miliardi di capitalizzazione Tesla?
Cosa hanno guadagnato Musk e Trump dalla loro alleanza?
Prima di litigare come due vecchi amici che non si parlano più, Elon Musk e Donald Trump erano inseparabili. Durante la campagna elettorale del 2024, Musk aveva donato al futuro presidente circa 300 milioni di dollari, diventando il più grande finanziatore politico d’America. Un investimento che, almeno all’inizio, si era rivelato indovinato anche per il marchio Tesla: dopo la vittoria di Trump, le azioni dell’azienda sono salite fino a +29%, portando la capitalizzazione di mercato a superare quota 1.000 miliardi di dollari per la prima volta in più di due anni.
Non solo Tesla. Dal giorno delle elezioni presidenziali USA, le aziende di Elon Musk – Tesla, SpaceX, xAI e X – hanno visto crescere il loro valore complessivo di 613 miliardi di dollari, spinte dalle aspettative di politiche economiche amichevoli verso il settore tech e aerospaziale. Numeri che spiegano perché Wall Street, fino a pochi mesi fa, vedeva nell’alleanza Musk-Trump un’accoppiata vincente.
Le azioni della Tesla termometro della luna di miele Musk-Trump
Il grafico racconta meglio di mille analisi il rapporto tra Elon Musk e la politica americana. Si vede subito un dato che balza all’occhio: dicembre 2024, appena un mese dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali, è stato un mese d’oro per Tesla. Il titolo ha aperto a 352,38 dollari, ha toccato un massimo impressionante di 488,54 dollari e ha chiuso a 403,84 dollari. Numeri che riportavano Tesla sopra i 400 dollari per la prima volta dopo un anno difficile, e che riflettevano la grande comunità di intenti che si respirava in quei giorni tra Musk e Trump.
Non era solo ottimismo di mercato: Musk era diventato un ospite fisso alla Casa Bianca, dove partecipava ai briefing sulle politiche industriali e sull’efficienza governativa. Un clima di fiducia che aveva portato il titolo Tesla a crescere del 62,52% nell’intero 2024.

Perché è finita l’alleanza con Trump?
Tutto è iniziato con la riforma fiscale di Trump, approvata nel 2025, che ha eliminato il credito federale di 7.500 dollari per chi acquistava veicoli elettrici. Per Tesla è stato un colpo durissimo: in una sola seduta, le azioni hanno perso fino a -14%, mentre gli analisti iniziavano a calcolare l’impatto sulle vendite future. Non è la prima volta che l’azienda subisce un contraccolpo simile: già nel 2019, quando il credito EV era stato gradualmente ritirato, Tesla era stata costretta a ridurre i prezzi dei suoi modelli per mantenere l’interesse degli acquirenti.
Il problema oggi è ancora più grave. Nel primo trimestre del 2025, l’utile netto di Tesla è crollato del 71%, un segnale evidente di come la fiducia degli investitori si stia erodendo, anche a causa della sfiducia sul mercato EV americano, fermo a una quota di mercato dell’8%.
Musk rovina l’immagine del marchio Tesla?
A peggiorare la situazione c’è anche la percezione pubblica sempre più negativa nei confronti di Musk: Ii 1° marzo 2025, circa 300 manifestanti hanno protestato davanti a una concessionaria Tesla a New York per il “TeslaTakedown”, accusando Musk di anteporre la politica all’azienda e invitando a vendere azioni e auto Tesla. Il 13 maggio 2025, Tesla ha esposto un Cybertruck in uno showroom in Florida, ma senza il clamore di un tempo, a conferma di un calo di appeal che preoccupa gli investitori.
Musk rischia l’espulsione dagli Usa?
Tesla incassa miliardi ogni anno dai certificati per i veicoli a zero emissioni. Nel 2025 questi crediti hanno coperto fino al 50% dell’utile netto. Se venissero abolite le multe per chi non rispetta gli standard ambientali, Tesla perderebbe questi profitti. I margini si ridurrebbero quasi della metà, in un mercato che sembra già saturo. Negli Usa la quota dei veicoli elettrici è ferma all’8%. Ad aprile 2025 CFRA Research, una società che analizza titoli e investimenti finanziari, ha declassato Tesla. Ha indicato come rischi l’eliminazione dei crediti d’imposta EV e la perdita di quote in Cina e Europa.
Di fronte a queste difficoltà, Musk ha sempre rilanciato, arrivando a definire la legge fiscale di Trump un “abominio disgustoso”, e criticando anche la nuova tassa annua di 250 dollari per i proprietari di veicoli elettrici. Trump, dal canto suo, lo ha accusato di incoerenza e ha minacciato di tagliare i contratti federali alle sue aziende. E c’è chi parla perfino di espulsione dal paese, vista la sua cittadinanza sudafricana. La risposta di Musk? Fondare l’America Party e rompere definitivamente con il vecchio alleato.
I dati si riferiscono al: 2024-2025
Fonte: Yahoo Finance
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