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In aprile su 26,9 miliardi di acquisti di titoli pubblici 10,9 miliardi erano di bond italiani

Il Pspp, Public Sector Purchase Programme, della Bce è il programma di acquisti di titoli pubblici sul mercato varato dalla Bce nel marzo 2015 su impulso del governatore Mario Draghi per proteggere i bond dei Paesi Paesi dell’Eurozona da attacchi speculativi che avrebbero potuto incrementare i tassi di interesse, misurati in sostanza con il famoso spread. E anche per generare liquidità, stimolando un maggiore credito da parte di quelle banche che abbiano venduto titoli alla Bce.

In questo modo i tassi sono rimasti bassi, in particolare quelli dei Paesi più fragili, l’Italia, la Spagna, il Portogallo. Certo, si tratta di acquisti che per legge sono stati proporzionati al peso dei diversi mercati, per non “favorire” ufficialmente nessuno, tanto che sino a fine 2018 sono stati acquistati più titoli tedeschi che italiani, ma è ovvio che lo scopo fosse allentare la pressione sui Paesi in difficoltà.

Parliamo di fine del 2018 perché allora è ufficialmente terminato il programma, che per i primi mesi del 2019 è consistito solo in acquisti volti allo scopo di reinvestire il capitale rimborsato nel caso dei titoli prima acquistato e poi giunto in scadenza.

Con il Pepp 750 miliardi di acquisti

Dal novembre 2019 però è stato deciso, in vista di un rallentamento dell’economia, di riprendere, per 20 miliardi al mese. E questo si è rivelato provvidenziale, visto lo scoppio successivo dell’emergenza coronavirus, che a marzo di quest’anno ha costretto la BCE ad aggiungere una dotazione di 120 miliardi per il 2020. Cui si è aggiunto a fine marzo il varo di un nuovo programma temporaneo, il Peep (Pandemic Emergency Purchase Programme), da 750 miliardi di euro.

E i risultati già si vedono. Dal punto di vista quantitativo come si nota nei grafici mentre durante il 2019 si era stati praticamente sempre sotto il miliardo di acquisti netti, con molti valori negativi legati ai rimborsi dei titoli scaduti non solo si è passati a novembre a 14 miliardi e 478 milioni di acquisti, rimanendo sopra i 12 miliardi fino a febbraio, ma a marzo si è arrivati a 37 miliardi e 323 milioni, e ad aprile a 29 miliardi e 624 milioni. Non siamo ancora ai 50 miliardi e oltre dei mesi del 2015, 2016, 2017, ma l’inversione di tendenza è chiara.

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Solo 628 milioni di titoli pubblici tedeschi acquistati ad aprile

Ma la vera novità è che cade la finzione che finora aveva governato gli acquisti della Bce, ovvero che non si dovessero privilegiare titoli su altri, come se non vi fosse una maggiore necessità da parte di alcuni Stati.

Sono ora consentite fluttuazioni e flessibilità nella distribuzione degli acquisti. E si nota bene dai numeri. Gli acquisti di titoli pubblici italiani sono stati maggioritari a marzo e aprile, sono ammontati rispettivamente a 11 miliardi e 855 milioni su 37 miliardi e 323 milioni e a 10 miliardi e 919 milioni su 29 miliardi e 624 milioni. Gli altri bond seguono a distanza, quelli francesi, che sono stati protagonisti di 8,9 e 8,3 miliardi di acquisti, e quelli spagnoli, per 5,4 e 4,3 miliardi negli stessi due mesi.

Ad aprile sono stati comprati dalla Bce solo 628 milioni di Bund tedeschi, a loro sono stati favoriti persino titoli sovranazionali (per es.empio della Bei) o dei Paesi Bassi o di Belgio e Austria.

Di fatto la Bce sta cominciando a finanziare in modo più esplicito i Paesi più in difficoltà in modo preferenziale, senza più seguire il criterio delle quote della Bce (il capital Key). Se questo fosse confermato oltre il programma temporaneo Pepp costituirebbe una grossa novità, perché sancirebbe di fatto un principio solidaristico all’interno della Ue.

Fonte: BCE

I dati si riferiscono all’aprile 2020

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