Le imprese sono 160mila. Ecco la classifica delle città con più bancarelle
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato (30 dicembre 2023) la legge annuale per il mercato e la concorrenza ma ha accompagnato la firma con una lettera per sottolineare “i profili di contrasto con il diritto europeo” di alcune parti della legge chiedendo “indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di Governo e Parlamento”. A cosa si riferisce Mattarella? Si riferisce in particolare alla parte della norma che relativa ai balneari (“rilevanti perplessità sulla proroga automatica delle concessioni”) e ai venditori ambulanti. “Ritengo tuttavia doveroso – scrive il Capo dello Stato – richiamare l’attenzione del Governo e del Parlamento sull’articolo 11 della legge, in materia di assegnazione delle concessioni per il commercio su aree pubbliche, che, oltre a disciplinare le modalità di rilascio delle nuove concessioni, introduce l’ennesima proroga automatica delle concessioni in essere, per un periodo estremamente lungo, in modo che appare incompatibile con i principi più volte ribaditi dalla Corte di Giustizia, dalla Corte costituzionale, dalla giurisprudenza amministrativa e dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato in materia di apertura al mercato dei servizi”. Ma si può fare un identikit di un venditore ambulante che opera in Italia?
Chi sono i venditori ambulanti in Italia
Alla guida del segmento del commercio ambulante in Italia ci sono imprenditori di origine straniera. Per la precisione, le imprese di commercio ambulante con a capo persone immigrate sono il 57% delle realtà imprenditoriali che animano i mercatini in Italia e che sono in tutto 160mila. Non solo, i nomadi del commercio quelli che “mettono giù la bancarella” rappresentano una fetta rilevante dell’intero settore commerciale italiano, il 21%. In altre parole un operatore del commercio su cinque in Italia è un ambulante. Sono questi alcuni dei dati che emergono dall’analisi 2023 condotta da Unioncamere e basata sul Registro delle Imprese delle Camere di commercio.
Mercatini, il 78,4% delle città italiane ha almeno una bancarella
La mappa del commercio ambulante in Italia ha due caratteristiche principali: la diffusione e la concentrazione, vediamo meglio. In 6.200 comuni italiani è presente almeno un’impresa ambulante, quindi dal momento che i comuni in Italia sono 7.901 possiamo affermare che il 78,4% delle città italiane ha almeno una bancarella. La distribuzione delle imprese è però fortemente concentrata, addirittura il 31% di tutte le aziende del settore è distribuito in soli trenta comuni. Nel grafico in apertura la classifica delle città italiane con più bancarelle.
San Nicola la Strada è il paese con più bancarelle in Italia
A guidare questa particolare classifica dei centri con più attività commerciali ambulanti troviamo San Nicola la Strada, in provincia di Caserta. Qui tre quarti di tutte le imprese commerciali sono ambulanti, il 75%. A seguire San Giuseppe Vesuviano con il 73,4% e Castel Volturno con una quota del 72,4%. Altri comuni con una percentuale superiore al 50% includono Lecce che arriva al 62,8%; Agrigento al 58,2%; Lamezia Terme con il 55,7%; Cagliari con una quota del 51,9% e Afragola con il 50,8%.
I venditori ambulanti sono soprattutto marocchini
Questo settore si distingue inoltre per la forte concentrazione di imprese guidate da imprenditori di una specifica nazionalità. Ad esempio, a San Nicola la Strada l’86,4% degli imprenditori ambulanti proviene dal Senegal, mentre a Lamezia Terme il 64% ha origini marocchine. A Castel Volturno invece la comunità più rappresentata è quella nigeriana con il 59,1% dei titolari di imprese ambulanti di questa nazionalità. A livello nazionale invece il principale Paese di provenienza degli imprenditori di attività commerciali itineranti è il Marocco, parliamo di 30mila imprese. Seguono il Senegal e il Bangladesh entrambi con numeri simili, 12mila imprese.
Italiani e commercio ambulante: ad Andria sono il 98,3%
Oltre alla presenza straniera alcune aree del Paese registrano fortissime concentrazioni di imprenditori italiani. Spicca Andria in Puglia, ad esempio: qui il 98,3% delle bancarelle vede alla guida un imprenditore italiano. Se allarghiamo l’obbiettivo alle province invece, una alta percentuale di operatori italiani nel commercio ambulante si trova, nella provincia di Bari con il 78,5%; in quella di Enna, 76,8%; Avellino, 69,6% e Padova con il 67,4% di bancarelle italiane. Al contrario, le province con una minore presenza di imprenditori ambulanti italiani sono Catanzaro dove sono il 20,3%, Reggio Calabria con il 21,2% e Caserta, qui gli imprenditori italiani che gestiscono imprese ambulanti sono il 22,4%.

La Campania è la prima regione per bancarelle
Sul podio delle regioni italiane con più bancarelle al primo posto svetta la Campania con 25mila realtà che rappresentano il 16,9% delle imprese di ambulanti di tutto lo Stivale, oltre 25mila imprese. Seconda è la Sicilia con una fetta del 16,9%, per 17.701 imprese registrate. A chiudere la top 3 troviamo invece la Lombardia con 15.696 imprese pari al 10,3% di tutta la torta del commercio ambulante.
Bancarelle, il primo prodotto è l’abbigliamento
Dal punto di vista settoriale il 54,9% delle bancarelle, pari a 90.195 attività, si distribuisce principalmente tra abbigliamento con una quota del 37% e settore alimentare con una fetta di mercato del 19,3%. L’analisi si sofferma su i punti di forza e le qualità uniche del settore del commercio ambulante che, ad esempio, costituisce un’opportunità per i consumatori di accedere a prodotti di alta qualità e a chilometro zero.
Le bancarelle poi non offrono soltanto beni, ma anche un’esperienza d’acquisto unica, permettendo ai consumatori di interagire direttamente con gli imprenditori. E poi accessibilità dei beni nei centri meno serviti: il commercio ambulante svolge un ruolo fondamentale nell’assicurare l’accessibilità dei beni nei centri dove i punti vendita fissi sono meno presenti o difficilmente accessibili. Questo è particolarmente significativo in aree remote o meno dense dal punto di vista commerciale, dove le imprese ambulanti possono colmare il divario fornendo beni e servizi direttamente ai consumatori. Ma un punto di forza è anche la flessibilità: gli operatori ambulanti possono rispondere rapidamente alle esigenze locali e stagionali, offrendo prodotti e servizi in base alla domanda del momento.
Come diventare venditore ambulante
Prima di ottenere la licenza di venditore ambulante è essenziale comprendere la distinzione tra due tipi di autorizzazioni. La licenza di tipo A consente un posteggio fisso con una concessione comunale della durata di 10 anni nelle aree di mercato, consentendo inoltre l’attività ambulante in tutta la regione e la partecipazione a fiere in tutto il territorio nazionale. Questa autorizzazione viene rilasciata dal Comune in cui si esercita la vendita previo pagamento di una marca da bollo di 14,62 euro.
D’altra parte, la licenza di tipo B, rilasciata anch’essa dal Comune del richiedente, permette un’attività itinerante su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, il venditore può operare solo nei posteggi non assegnati o temporaneamente non occupati da altri titolari. Questa licenza consente la vendita ambulante con mezzi mobili e soste limitate a 120 minuti, includendo anche la vendita al domicilio del consumatore. Per ottenere la licenza di tipo B, è necessario inviare una richiesta al Comune, che deve rilasciare il permesso entro 30 giorni. Il costo della marca da bollo è sempre 14,62 euro.
Infine per la vendita di prodotti alimentari è richiesta un’ulteriore licenza alimentare ambulante, che include l’iscrizione presso la Camera di Commercio e la partecipazione a un corso specifico per il settore alimentare. Un’eccezione a questo requisito è rappresentata da coloro che hanno conseguito il diploma di scuola alberghiera.
I dati si riferiscono al: 2023
Fonte: UnionCamere-InfoCamere
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