Tubercolosi, 10,7 milioni casi nel mondo

In Europa sono 33.148, 2.287 in Italia. In India il 25% dei malati totali

E’ la principale causa di morte al mondo per un singolo agente infettivo. Sembra un controsenso, ma è quello che raccontano i numeri più recenti sui casi di tubercolosi nel mondo: come è possibile che nel 2024, con antibiotici efficaci disponibili da decenni, milioni di persone continuino ad ammalarsi e a morire?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2024 stima che 10,7 milioni di persone nel mondo si siano ammalate di tubercolosi e che 1,23 milioni siano morte a causa della malattia. Si tratta di cifre enormi, paragonabili alla popolazione di un’intera città europea che si ammala ogni anno. L’incidenza globale, cioè il numero di nuovi casi per 100.000 abitanti, resta un indicatore chiave che l’OMS monitora costantemente per valutare i progressi verso l’eliminazione della malattia, un obiettivo fissato dalle Nazioni Unite ma che appare ancora lontano.

I casi di tubercolosi in Europa e in Italia

Se si guarda al continente europeo, i dati del sistema di sorveglianza congiunto ECDC-OMS parlano di 33.148 casi di tubercolosi, pari a 7,3 casi ogni 100.000 abitanti. In questo scenario l’Italia si colloca tra i Paesi a bassa incidenza: nel 2023 sono stati notificati 2.287 casi, corrispondenti a 3,8 casi per 100.000 abitanti, un valore inferiore alla media europea. È un numero che colloca il nostro Paese lontano dalle aree a maggiore trasmissione, ma non per questo la malattia può considerarsi debellata: la tubercolosi resta endemica soprattutto tra le fasce di popolazione più vulnerabili, come i migranti provenienti da Paesi ad alta endemia, le persone senza fissa dimora e chi vive in condizioni di sovraffollamento.

Come ci si ammala di tubercolosi

La tubercolosi è causata dal batterio Mycobacterium tuberculosis, scoperto da Robert Koch nel 1882. Per gran parte del Novecento è stata percepita in Occidente come una malattia in via di sparizione, grazie alla scoperta degli antibiotici e al miglioramento delle condizioni socio-sanitarie.

casi tubercolosi mondo

Ma a livello globale non è mai stata sconfitta: colpisce soprattutto le persone che vivono in condizioni di povertà, malnutrizione, in ambienti affollati o con sistemi sanitari deboli.

La trasmissione avviene per via aerea, il che la rende particolarmente insidiosa nei contesti urbani densamente popolati e nelle strutture chiuse come carceri e centri di accoglienza. Non è un caso che, come mostra il grafico interattivo sopra, il Paese al mondo che mostra la maggiore percentuale di casi di tubercolosi nel mondo sia l’India che da sola ospita il 25% degli infetti seguita da Indonesia e Filippine.

Il fantasma della farmacoresistenza

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la tubercolosi multiresistente ai farmaci, la cosiddetta MDR-TB. Secondo le stime relative agli anni recenti, si contano circa 10 milioni di persone nel mondo colpite da forme di tubercolosi resistenti ai farmaci di prima linea nel periodo monitorato dall’OMS.

Questa forma di malattia richiede terapie molto più lunghe, costose e con effetti collaterali maggiori rispetto ai trattamenti standard, che normalmente durano circa sei mesi. Quando i batteri sviluppano resistenza, il percorso terapeutico può protrarsi per uno o due anni, con farmaci di seconda linea meno tollerati dai pazienti e tassi di successo terapeutico inferiori.

Un confronto internazionale impietoso

La distribuzione geografica della tubercolosi non è uniforme: la stragrande maggioranza dei casi si concentra in un ristretto numero di Paesi ad alta endemia, principalmente in Asia meridionale e sud-orientale e in Africa subsahariana. Così, mentre in Europa occidentale la tubercolosi è ormai una malattia rara e circoscritta a specifici gruppi a rischio, in altre aree del mondo resta una delle prime cause di morte per malattia infettiva, aggravata spesso dalla compresenza dell’HIV, che indebolisce il sistema immunitario e favorisce la progressione dell’infezione tubercolare latente verso la malattia attiva.

Le conseguenze economiche e sociali

Oltre al costo umano, la tubercolosi comporta un pesante costo economico per i sistemi sanitari e per le famiglie coinvolte. Le terapie prolungate, soprattutto nei casi di resistenza ai farmaci, comportano spese sanitarie dirette elevate e una perdita di produttività lavorativa per i pazienti e i loro familiari, spesso costretti ad assentarsi dal lavoro per mesi.

Nei Paesi a basso reddito questo si traduce in un circolo vizioso: la povertà favorisce la diffusione della malattia, e la malattia a sua volta aggrava le condizioni di povertà delle famiglie colpite, in un meccanismo che gli esperti di sanità pubblica definiscono da tempo una delle principali barriere allo sviluppo economico nelle aree più fragili del pianeta.

Le strategie di contrasto e le prospettive future

Gli sforzi internazionali si concentrano su diagnosi precoce, accesso ai farmaci e ricerca di nuovi vaccini, dato che il Bacillo di Calmette-Guérin, in uso da un secolo, offre una protezione limitata soprattutto negli adulti. La sorveglianza epidemiologica, come quella condotta congiuntamente da ECDC e OMS a livello europeo, resta uno strumento fondamentale per intercettare precocemente i focolai e indirizzare le risorse sanitarie.

In Italia, il monitoraggio dei 2.287 casi notificati permette alle autorità sanitarie di individuare cluster di trasmissione e rafforzare gli interventi nelle comunità più esposte. La strada verso l’eliminazione, tuttavia, resta lunga: con 10,7 milioni di nuovi malati e oltre un milione di morti l’anno a livello globale, la tubercolosi dimostra che le malattie infettive antiche possono continuare a rappresentare un’emergenza sanitaria attualissima.

I dati si riferiscono al: 2024

Fonte: Oms

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