Nel primo semestre 2025 la crescita è stata del 76%. E la mafia non c’entra
Il 10 agosto Valter Lavitola è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante della bomba esplosa nell’ottobre 2025 davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, a Pomezia. L’udienza al Riesame è fissata per il 7 settembre 2026. Il faccendiere romano è stato poi arrestato mentre il conduttore rischia di perdere la guida della redazione di Report. Data l’amicizia “fraterna” (ha detto Ranucci) tra i due, questo non può essere classificato come un attentato alla libertà di stampa, minaccia a giornalisti e nemmeno un attacco al singolo reporter anche perché la vicenda è talmente intricata che è davvero un caso a parte.
Però attacchi veri, minacce vere ai giornalisti, casi documentati ci sono eccome e sono validaati da un report periodico (invero aggiornato un po’ lentamente) del Ministero dell’Interno. Che cosa dicono quei numeri? Vediamo.
Quanti casi di minacce ai giornalisti in Italia
Il Centro di coordinamento istituito al Viminale nel novembre 2017 censisce gli atti intimidatori denunciati alle forze dell’ordine: i dati sono indicati nel grafico interattivo sopra. Nel 2018 erano 73, poi la curva è esplosa: 163 nel 2020, l’87% in più dell’anno prima, e 232 nel 2021, il massimo della serie. Sono seguiti due anni di forte calo — 111 nel 2022, 98 nel 2023 — prima della risalita del 2024, chiuso a 114 episodi. Negli anni considerati, quindi, gli episodi sono stati 878.


Quel picco ha una componente digitale: le minacce arrivate dal web, un quarto del totale nel 2019, erano salite al 44% l’anno dopo, con Facebook e Twitter come canali principali. Ma già allora la matrice prevalente era un’altra: nel 2021 quasi la metà dei 232 episodi nasceva da contesti socio-politici, appena l’undici per cento dalla criminalità organizzata.
I dati dei giornalisti sotto attacco nel 2025
Il dato che conta è però quello del primo semestre 2025: 81 episodi contro i 46 dello stesso periodo del 2024, cioè il 76% in più. E cambia la natura delle minacce: le aggressioni fisiche passano da 7 a 16, le scritte ingiuriose da 6 a 18, mentre i danneggiamenti scendono da 10 a 4. Non aumenta solo la quantità: il bersaglio si sposta dalle cose alle persone. Quanto alla matrice, la più frequente non è quella mafiosa neppure oggi.
Nei primi sei mesi del 2025 quaranta episodi su ottantuno sono ricondotti a contesti socio-politici, undici alla criminalità organizzata. Quarantasei hanno colpito giornalisti uomini, venti donne, e in quindici casi il bersaglio è stata una redazione o una troupe. Anche la geografia è concentrata: nel 2023, ultimo anno con il dettaglio territoriale disponibile, cinque regioni, Lazio, Lombardia, Campania, Calabria e Sicilia, hanno raccolto 68 episodi su 98, quasi il settanta per cento del totale.
Dove i giornalisti sono più a rischio di attacchi
Quel +76% è finito in un documento ufficiale europeo. La Commissione europea lo cita, infatti, nella settima Relazione annuale sullo Stato di diritto, pubblicata il 17 luglio 2026, dove definisce attacchi fisici, minacce, intimidazioni e azioni legali temerarie contro i giornalisti italiani «una fonte di preoccupazione». E aggiunge che la situazione è peggiorata nella seconda metà del 2025, citando fra gli episodi gravi proprio un attentato dinamitardo contro un conduttore Rai, cioè il caso Lavitola-Ranucci che, però, come abbiamo visto, non può essere considerato un attacco vero e proprio. Nello stesso periodo la piattaforma del Consiglio d’Europa per la sicurezza dei giornalisti ha registrato venti segnalazioni riguardanti l’Italia, tredici delle quali per aggressioni fisiche.
La relazione della Commissione europea
Nella stessa relazione la Commissione riconosce però una buona pratica, ed è il Centro di coordinamento del Viminale: il fatto stesso che l’Italia conti questi episodi e li pubblichi è considerato un punto di forza. Bruxelles guarda con favore anche al disegno di legge presentato dal governo nel febbraio 2026, che introduce aggravanti specifiche per i reati commessi contro i giornalisti professionisti.
Lavitola-Ranucci, che cosa succede adesso
Intanto la vicenda ha aperto un secondo fronte, interno alla Rai: l’azienda, che ha sospeso in via precauzionale le repliche estive di Report, ha attivato la commissione etica, che il 12 agosto ha chiuso i propri accertamenti trasmettendo un parere riservato all’amministratore delegato. Il consiglio di amministrazione non ha ancora deciso a chi affidare la conduzione del programma.
I dati si riferiscono al: 2023-2025 (primo semestre)
Fonte: Ministero dell’Interno
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