In crescita del 4,4%. E’ il 10,1% delle entrate. Cosa dice la Corte dei Conti
La Corte dei Conti ha fatto – scusate il gioco di parole – i conti al bollo auto. La tassa forse più conosciuta d’Italia (insieme all’Irpef) che colpisce chiunque possieda un’auto, anche se non la usa. Primo numero sul costo del bollo auto costo: il gettito derivante dalle imposte sul possesso dei veicoli (in larga parte proprio il bollo auto) vale il 10,1, % del totale delle entrate tributarie regionali, per un ammontare di 7,17 miliardi di euro nel 2022 (ultimi dati disponibili), in crescita del 4,4% rispetto al 2021. Si tratta quindi di una delle principali fonti di finanziamento per le Regioni, che rende politicamente complessa qualsiasi ipotesi di revisione, se non al rialzo.
Quanto pesa il bollo auto nei bilanci regionali
L’aumento del gettito a favore delle Regioni è stato del 4,4% rispetto all’anno precedente e questo significa che in un solo anno le entrate da questa imposta sono cresciute di alcune centinaia di milioni di euro. Nel grafico interattivo sopra abbiamo segnalato l’aliquota del costo del bollo auto per ogni Regione italiana. In molte di queste il bollo auto rappresenta una delle prime tre voci di entrata tributaria propria, insieme all’addizionale regionale Irpef e all’Irap. Questo spiega perché, nonostante le promesse politiche ricorrenti, nessuna amministrazione regionale abbia finora rinunciato o ridotto in modo strutturale a questa fonte di gettito, limitandosi a introdurre esenzioni mirate o sconti temporanei per alcune categorie di veicoli o contribuenti.
Come si calcola il bollo auto: potenza e classe ambientale
Il calcolo del bollo auto in Italia si basa principalmente sulla potenza del veicolo espressa in kilowatt (kW) e sulla classe ambientale (Euro 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6). Ogni Regione può fissare una tariffa per kW entro i limiti stabiliti dalla normativa nazionale, con maggiorazioni per i veicoli più inquinanti e, in alcuni casi, riduzioni per quelli meno impattanti.


Sebbene i valori esatti varino da territorio a territorio, il principio generale è che oltre una certa soglia di potenza – tipicamente 100 kW – si applica una tariffa più alta per ogni kW eccedente. Questo meccanismo fa sì che il bollo di un’auto di media cilindrata possa superare facilmente alcune centinaia di euro l’anno, mentre per vetture di alta gamma l’importo può arrivare a diverse migliaia di euro.
Chi ha diritto all’esenzione dal costo del bollo auto
Accanto al gettito consistente, il sistema del bollo auto prevede una serie di esenzioni che riducono l’imposta per specifiche categorie. Molte Regioni, ad esempio, esentano dal pagamento i veicoli storici che sono quelli con più di 30 anni purché iscritti in appositi registri. Altre prevedono esenzioni totali o parziali per i veicoli elettrici nei primi anni di immatricolazione, nel tentativo di incentivare la transizione verso una mobilità a zero emissioni.
Anche i veicoli utilizzati da persone con disabilità riconosciuta possono beneficiare dell’esenzione, in base a requisiti stabiliti dalla normativa nazionale.
Il confronto con le altre imposte sulla mobilità
Il bollo auto non è l’unico prelievo legato alla mobilità privata. I proprietari di veicoli contribuiscono anche attraverso le accise sui carburanti, l’Iva sull’acquisto e sulla manutenzione, le imposte sull’assicurazione RC auto e, in alcune città, i ticket di accesso alle Ztl o i parcheggi a pagamento.
Tuttavia, tra le entrate direttamente riconducibili alle Regioni, il bollo auto spicca per dimensione: il dato di 7,17 miliardi di euro nel 2022, pari al 10,1% delle entrate tributarie regionali, lo colloca su un livello difficilmente sostituibile con altre fonti senza interventi strutturali. Questo rende il dibattito sull’eventuale abolizione o riduzione del bollo strettamente legato alla riforma complessiva del finanziamento degli enti territoriali, tema che la Corte dei Conti richiama spesso nei suoi rapporti annuali sulle finanze pubbliche.
Perché il gettito è in crescita
L’aumento del 4,4% del gettito da imposte sul possesso dei veicoli tra il 2021 e il 2022 può essere spiegato da diversi fattori. Da un lato, la progressiva normalizzazione del mercato dell’auto dopo la fase più acuta della pandemia ha riportato in circolazione un numero maggiore di veicoli, ampliando la base imponibile.
Dall’altro, l’inflazione e l’aumento dei costi di gestione delle flotte aziendali possono aver rallentato la rottamazione dei veicoli più vecchi, che continuano a pagare il bollo pur avendo un valore di mercato ridotto. Inoltre, alcune Regioni hanno rivisto al rialzo le proprie tariffe per kW, nel tentativo di compensare altre minori entrate. Il risultato è che, nonostante gli incentivi all’acquisto di veicoli elettrici e ibridi, il gettito complessivo ha toccato un record.
Le differenze territoriali e il rischio evasione
Il sistema del bollo auto è caratterizzato da forti differenze territoriali, sia in termini di tariffe applicate sia di tasso di evasione. Alcune Regioni hanno storicamente livelli di morosità più elevati, che riducono il gettito potenziale e sono anni che la Corte dei Conti segnala la necessità di migliorare l’interoperabilità tra archivi del Pra, Motorizzazione e sistemi di riscossione regionali per ridurre le sacche di evasione.
Prospettive future tra transizione ecologica e riforma fiscale
La transizione verso la mobilità elettrica e a basse emissioni pone interrogativi sul futuro del costo del bollo auto. Se nei prossimi anni la quota di veicoli elettrici dovesse crescere in modo significativo, le esenzioni oggi previste potrebbero erodere progressivamente il gettito ed è per questo che alcuni esperti propongono di trasformare il bollo da tassa sul possesso a tassa sull’uso, legandolo ai chilometri percorsi o alle emissioni effettive, per rendere il prelievo più equo e coerente con gli obiettivi climatici.
I dati si riferiscono al: 2021-2022
Fonte: Corte dei Conti
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