Treni pendolari: in media 19,6 corse al giorno

Ma in Basilicata sono addirittura 42,2. Male il Piemonte e disastro siciliano: 7,9

Occhi all’orologio e al tabellone delle partenze. Sempre di fretta per non perdere l’appuntamento al binario. Salvo complicazioni come guasti, soppressioni e scioperi. La vita dei pendolari non è semplice, soprattutto se chi si sposta quotidianamente verso le grandi città, per motivi di lavoro o studio, deve prendere i treni per i pendolari e fare quindi i conti con una rete ferroviaria carente e poco affidabile. Ogni giorno in Italia il trasporto ferroviario regionale mette a disposizione oltre 11.900 corse, che equivalgono a 19,6 treni ogni centomila abitanti. Quello delle corse offerte ogni giorno è un indicatore molto importante da considerare, perché mette in luce con chiarezza le differenze tra i treni regionali delle varie aree italiane, in particolare tra Nord e Sud.

Treni pendolari, in Basilicata 42,2 corse per centomila abitanti

Per valutare lo stato di sviluppo del trasporto ferroviario regionale bisogna mettere in relazione il numero di corse offerte con quello degli abitanti e della superficie del territorio. La regione con il più alto rapporto tra numero di treni pendolari su cui viaggiare e popolazione è la Basilicata. I due gestori attivi in questa regione, Trenitalia e Ferrovie Appulo Lucane, ogni giorno offrono complessivamente 230 corse, pari a 42,2 treni ogni centomila abitanti. Il primato della Basilicata è ben saldo, superando altre regioni con pochi abitanti e un buon numero di corse quotidiane di treni regionali, come il Trentino-Alto Adige (39,2 corse ogni centomila abitanti) e la Valle d’Aosta (33,8).

treni pendolari

Treni in Sicilia, ogni giorno solo 7,9 corse per centomila abitanti

Le regioni che offrono più corse al giorno di treni per i pendolari sono Lombardia (2.173), Lazio (1.607) e Campania (1.219). Rispettivamente, si tratta di una disponibilità di 21,7, 28 e 21,7 corse quotidiane per centomila abitanti: in tutti e tre i casi, sopra la media italiana. La regione con il trasporto ferroviario regionale in assoluto più carente è invece la Sicilia, dove ogni giorno sono solamente 506 le corse offerte a una popolazione di oltre 6,4 milioni di persone: appena 7,9 corse per centomila abitanti. Senza contare che la Sicilia, oltre all’insufficiente offerta di treni in rapporto al numero alto di abitanti (ben superiore a quello, per esempio, di Toscana ed Emilia-Romagna) è anche la regione più estesa d’Italia. Le corse giornaliere di treni pendolari in Sicilia, che è quasi 26 mila chilometri quadrati, sono circa un quarto rispetto a quelle garantite in Lombardia, che ha un’estensione inferiore.

Treni regionali, la flotta ha un’età media di 15,3 anni

Squilibrio tra territori, numero insufficiente di corse e anche treni pendolari decisamente vetusti. I 2.788 treni regionali in servizio in Italia (nel 2021) hanno un’età media di 15,3 anni. Inoltre, più del 43% della flotta di treni del trasporto ferroviario regionale è sui binari almeno dal 2006. La flotta più datata è quella del Molise: 22,1 anni di media. Seguono l’Umbria (21,5), Campania e Calabria (21,4 per entrambe) e Abruzzo (19,5).

I treni più nuovi d’Italia sono in Valle d’Aosta

I treni più moderni in assoluto si trovano in Valle d’Aosta (8,1 anni di anzianità media), Emilia-Romagna (9,2 anni) e nella Provincia autonoma di Bolzano (11). In generale, la flotta in servizio è molto anziana, ma sta migliorando (nel 2016 l’età media era di 18,6 anni). Tramite il Pnrr dovrebbe essere finanziato l’acquisto di 53 nuovi treni. In più, attraverso le risorse del Ministero per il Fondo complementare, con 350,87 milioni di euro destinati al rinnovo del parco rotabile, si stima che nei prossimi anni entreranno in esercizio altri 70 treni, che contribuiranno ad abbassare l’età media della flotta.

Linee ferroviarie, le Ex linee Circumvesuviane sono le peggiori d’Italia

Ci sono alcune linee, su cui ogni giorno viaggiano migliaia di pendolari, che presentano situazioni molto difficili, tra incidenti, sovraffollamento, stazioni degradate e offerta insufficiente di corse. Secondo il Rapporto Pendolaria 2023 di Legambiente, il primato di peggiore linea ferroviaria d’Italia spetta alle Ex linee Circumvesuviane, i 142 chilometri di binari, ripartiti su sei linee e 96 stazioni, che si sviluppano attorno al Vesuvio. Le principali inefficienze riguardano i tagli al servizio e al materiale rotabile vetusto, che hanno portato a un abbandono da parte dell’utenza.

Catania-Caltagirone, un treno su quattro in ritardo o soppresso

Al secondo posto, ex aequo, troviamo le linee Roma-Lido e Roma Nord-Viterbo, di cui ci si lamenta principalmente per i guasti, le stazioni degradate e la lentezza della tratta. Al terzo posto c’è la linea siciliana Catania-Caltagirone-Gela, i cui pendolari soffrono per i rincari dei biglietti e la scarsità del servizio. Nei primi sei mesi del 2022 oltre il 26% delle corse tra Catania e Caltagirone ha subito ritardi e/o soppressioni.

Linee metropolitana, in Italia la rete è di 254,2 chilometri

Un altro settore su cui c’è molto da fare è quello delle reti delle metropolitane delle grandi città. Un ambito nel quale l’Italia non regge il confronto con le capitali europee. A Roma esistono 60,6 chilometri di linea metropolitana, pari a 1,43 chilometri ogni centomila abitanti. Fa meglio Milano, con la sua rete da 102,1 chilometri, equivalenti a 3,16 ogni centomila abitanti. Ma esistono grandi città europee come Berlino (4,28 chilometri di abitanti per centomila abitanti) o Madrid (4,48) che hanno sviluppato reti metropolitane molto più capillari.

I dati si riferiscono al: 2021-2023

Fonte: Legambiente – Rapporto Pendolaria 2023

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