Nella Prima 16.543.185 morti, 60 milioni nella Seconda. Cosa può succedere ora?
I testi di narrativa che ne parlano sono spesso posti nel reparto “fantascienza” delle librerie. Questa è la considerazione che si ha generalmente della possibilità che scoppi una Terza Guerra Mondiale, anche in Italia. Il tema è diventato quasi un genere letterario a sé, un topos della letteratura di fantasia. Ne hanno parlato anche film, più o meno realistici, più o meno grotteschi, come “The Day After”, del 1983, o “Il dottor Stranamore”, del 1964. Si era allora nel pieno della Guerra Fredda, e la possibilità di uno scontro tra i due blocchi, occidentale e comunista, era ritenuta reale. È stato soprattutto dopo il 1989 che l’ipotesi di un conflitto globale è apparsa sempre più remota. Fino a oggi.
Cosa cambia con la guerra in Ucraina
La guerra in Ucraina sta cambiando la situazione. A essere coinvolta è una potenza nucleare, la Russia, che almeno sulla carta ha la capacità di colpire, con i propri missili balistici, ogni punto del pianeta. Mai si era arrivati, dalla fine dell’Urss, a essere vicini un confronto così diretto con l’Occidente.
Negli ultimi decenni ci eravamo abituati a pensare che in realtà un’eventuale Terza Guerra Mondiale avrebbe posto gli Usa e i suoi alleati (Italia inclusa) contro la Cina, vera potenza emergente che aveva sostituito Mosca in questo ruolo da antagonista. Quanto sta accadendo ci riporta indietro al XX secolo. Quali caratteristiche dovrebbe avere il conflitto, però, per essere definito veramente mondiale? Dobbiamo guardare al passato per capirlo.
Di Guerra Mondiale si cominciò a parlare prima del 1914
Il concetto di una guerra che coinvolga tutto il mondo non è stato creato ex post, dopo le tragedie del XX secolo. Gli archivi dei giornali ci dicono che già alla fine dell’800 se ne parlava. Veniva usato il termine moderno “guerra mondiale” per riferirsi a quella che avrebbe potuto coinvolgere gli Stati anche al di fuori dell’Europa o che comunque non si sarebbe limitata a scontri locali, come nel caso della guerra franco-prussiana o anglo-boera, o russo-giapponese. Questi erano stati, infatti, alcuni dei principali conflitti del mondo della Belle Epoque, prima del 1914, avevano riguardato porzioni ben definite di territorio e non si erano allargati.
Dopo l’attentato di Sarajevo, dunque, fu ben chiaro fin da subito che quella guerra, oltre a essere “grande” era anche “mondiale”. Non fu atteso neanche l’allargamento del conflitto alle colonie africane o l’intervento di Usa e Giappone, che pure vi fu. L’Europa, allora, era il centro del mondo, dal punto di vista politico, culturale, economico, e il solo coinvolgimento da subito di gran parte degli Stati più potenti, Germania, Francia, Regno Unito, Austria-Ungheria, Russia, fu sufficiente per considerare globale lo scontro.
Solo nel XX secolo le guerre hanno coinvolto decine di Paesi
Mai come allora, infatti, il numero di Paesi che ebbero vittime, sia militari che civili, era stato così alto. Lo vediamo nella nostra infografica: i morti complessivi della Grande Guerra furono, secondo il Centro Robert Schumann da cui abbiamo tratto i dati, 16.543.185. Si tratta naturalmente di una cifra approssimata, una media tra diverse stime. Non si saprà mai il numero esatto, soprattutto se consideriamo il caso delle perdite civili, che furono moltissime, 6.821.248. Quelle militari, comunque, furono ancora più numerose 9.721.937.
Quanti sono stati i morti della prima Guerra Mondiale
Questo è un altro aspetto, oltre al numero di Paesi impattati, che ha caratterizzato le guerre mondiali, ovvero il coinvolgimento dei civili, reso possibile dall’avanzamento tecnologico che ha portato a bombardamenti aerei e a un grado di pervasività e letalità delle armi che non si era mai visto prima. Tra il 1914 e il 1918 fu la Russia a subire più vittime, di ogni tipo, 3 milioni e 311 mila in totale. A essa seguì l’allora Impero Ottomano, con 2.921.844. In questo caso i decessi dei civili furono la maggioranza a causa del genocidio armeno perpetrato in particolare dal 1915 in poi.
Quanti sono stati i morti in Italia
Germania, Francia, Austria-Ungheria e Italia ebbero ognuna più di un milione di morti. Fuori dal Vecchio Continente, a ulteriore conferma della natura globale del conflitto, furono coinvolti anche gli Usa, dopo l’aprile 1917. Ebbero sostanzialmente solo vittime militari, poco meno di 120mila, ma era la prima volta che ve ne erano così tanti per una guerra che riguardava soprattutto terre lontane.
La Cina il Paese più colpito nella Seconda Guerra Mondiale
Nel 1939, quindi, non vi furono più dubbi sul fatto che ci si trovava di fronte a un secondo conflitto mondiale. E divenne ancora più chiaro quando i combattimenti si estesero all’Africa Orientale e al Nordafrica, e dal 1941, al Pacifico e alla Cina (già precedentemente invasa dal Giappone). Sui mari, poi, non vi erano angoli del globo in cui i sottomarini tedeschi non andassero a caccia di navi delle potenze alleate.
La natura globale dello scontro fu confermata dall’enorme numero di vittime, che andò brutalmente a smentire quanti nel 1918 avevano pensato che una guerra come quella appena terminata non si sarebbe più ripetuta. Secondo le stime americane le vittime complessive furono circa 60 milioni, e in questo caso i civili furono la grande maggioranza, ben 45 milioni.
Quanti sono stati i morti della seconda Guerra Mondiale
Forse pochi lo sanno in Occidente, ma è stata la Cina a subire il numero maggiore di morti, quasi 12 milioni, di cui circa 8,2 civili. Questi calcoli escludono le vittime delle carestie scatenate direttamente o indirettamente dalla guerra. In tal caso il computo dei decessi sarebbe destinato a salire di molto.
L’attuale Russia seguì con 10 milioni e 850mila caduti. Al contrario della Cina qui sono stati i militari a pagare il prezzo più alto. La popolazione, invece, è stata la più colpita proprio in Ucraina, che occupa il quinto posto tra i Paesi con più vittime, dopo Germania e Polonia. Furono ben 3,7 milioni a perdere la vita.

Quante vittime in Italia con la terza Guerra Mondiale
Questi numeri ci fanno capire che a causa dell’ulteriore avanzamento tecnologico con un’eventuale Terza Guerra Mondiale ci sarebbero probabilmente ancora più morti. Anche in Italia? Forse sì, considerando che rispetto agli altri Paesi il nostro tra il 1940 e il 1945 vide meno vittime degli altri principali protagonisti del conflitto. Persero la vita in 494.200, di cui gran parte, 341mila, erano militari. Furono anche meno che nella Grande Guerra, quando il conto dei morti arrivò a un milione e 240mila persone, inclusi 589mila civili. L’Italia fu l’undicesimo Paese più colpito al mondo e questo nonostante che ad essere coinvolti furono in modo molto massiccio Stati extra europei. Non solo la Cina, ma anche il Giappone, naturalmente, che soffrì 3 milioni e 100mila morti.
Anche in un’eventuale Terza Guerra Mondiale l’Italia e gli altri Paesi europei non sarebbero al centro della scena, soprattutto se a essere coinvolti fossero, oltre agli Usa e la Russia anche la Cina e il quadrante Est Asiatico, con Giappone, Taiwan, Corea del Sud.
Che cosa è la Mutua Distruzione Assicurata
Nel 1899 il barone de Stengel, alto dignitario tedesco, affermava che una guerra mondiale (così la definì, e fu tra i primi a farlo) non era ancora scoppiata grazie al fatto che tutti i Paesi erano armati fino ai denti. A frenare i cannoni, insomma, era il timore dell’effetto distruttivo che gli armamenti avrebbero avuto per tutti. Aggiunse che una forte flotta e un potente esercito erano la miglior garanzia per la pace. La storia si è incaricata di smentire questo ottimismo.
Le armi come garanzia della pace
Le profezie del barone sembravano la versione ante-litteram della teoria della Mutua Distruzione Assicurata, secondo cui tra potenze nucleari nessuno avrebbe mai fatto la prima mossa, perché la reazione del nemico sarebbe sempre stata possibile e letale. Nessuno sarebbe uscito vincitore. Effettivamente questo ha impedito finora lo scoppio della Terza Guerra Mondiale. L’Italia è stata in pace per quasi 80 anni anche grazie a ciò, ma come i fatti più di un secolo fa dimostrano siamo nell’ambito del comportamento umano, e non delle leggi della fisica. Nulla può assicurare che le valigette atomiche non siano mai aperte, né a Mosca, né a Washington, né a Pechino.
I dati si riferiscono ai due conflitti mondiali
Fonte: Centro Robert Schumann e National WII Museum
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